Potanin e la corsa russa all’Ia: acquisizione strategica di Selectel
L’acquisizione di Selectel da parte di Potanin non è solo un affare economico, ma una mossa strategica per l’autosufficienza tecnologica russa e il controllo dei dati
C’è stato un tempo in cui il potere in Russia si misurava in tonnellate di nichel e palladio.
Oggi, alla fine del 2025, sembra che l’unità di misura sia cambiata radicalmente: ora si contano i petaflop e i rack di server.
Se qualcuno avesse ancora dubbi sul fatto che l’infrastruttura digitale sia il “nuovo petrolio”, l’ultima mossa di Vladimir Potanin dovrebbe dissiparli definitivamente. Non stiamo parlando di una semplice acquisizione finanziaria, ma di un tassello fondamentale in un mosaico molto più ampio che riguarda il futuro dell’intelligenza artificiale e, inevitabilmente, il controllo dei dati.
Ieri, attraverso una joint venture piuttosto complessa denominata Catalytic People, la holding Interros di Potanin e T-Technologies hanno messo le mani su un pezzo pregiato del web russo. In un’operazione che ha fatto vibrare i mercati di Mosca, il miliardario russo ha acquisito una quota di minoranza nel provider cloud Selectel valutata circa 16 miliardi di rubli.
Per capire la portata di questa operazione, bisogna guardare oltre i numeri: Selectel non è un’azienda qualunque, è il motore silenzioso che tiene in piedi una fetta enorme dell’internet indipendente russo.
Ma perché un magnate dei metalli dovrebbe interessarsi a server farm e cavi in fibra ottica?
La risposta non è nel profitto immediato, ma nella costruzione di una piattaforma su cui poggerà la prossima generazione di servizi digitali.
Il metallo incontra il cloud
Per l’utente comune, il “cloud” è quella cosa astratta dove finiscono le foto delle vacanze per non intasare la memoria del telefono. Per un’azienda che vuole sviluppare intelligenza artificiale, il cloud è l’ossigeno.
Senza data center potenti, capaci di macinare miliardi di calcoli al secondo, anche l’algoritmo più geniale rimane un pezzo di codice inerte.
Potanin lo ha capito perfettamente.
Avendo già messo un piede in Yandex (spesso definita la “Google russa”) e controllando una grossa fetta del fintech tramite T-Technologies, gli mancava un elemento cruciale: l’infrastruttura fisica.
Selectel rappresenta esattamente questo: i muscoli d’acciaio e silicio necessari per addestrare i modelli di IA. Non è un caso che Stanislav Bliznyuk, presidente di T-Technologies, abbia subito messo in chiaro le intenzioni operative dietro l’investimento, sottolineando come l’accesso all’hardware sia il vero collo di bottiglia per l’innovazione.
L’acquisto permetterà all’azienda di utilizzare la vasta infrastruttura cloud di Selectel nello sviluppo dei suoi prodotti di intelligenza artificiale.
— Stanislav Bliznyuk, Presidente di T-Technologies
Questa dichiarazione è la chiave di volta.
Stiamo assistendo alla creazione di un ecosistema verticale completo: dalla banca che finanzia (T-Bank), al motore di ricerca che raccoglie i dati (Yandex), fino ai server che elaborano tutto (Selectel). È un livello di integrazione che farebbe invidia ai giganti della Silicon Valley, ma che in un contesto isolato come quello russo assume contorni ben diversi.
Tuttavia, c’è un dettaglio che trasforma questa operazione da strategica a politicamente necessaria.
L’ossessione per la sovranità digitale
Non si può analizzare questa mossa senza considerare l’elefante nella stanza: la “sovranità tecnologica”. Da anni il Cremlino spinge affinché le aziende russe riducano la dipendenza dalle tecnologie occidentali. Con le sanzioni che mordono e l’accesso ai chip avanzati americani sempre più complicato, la Russia è costretta a fare da sé. L’investimento di Potanin risponde a una chiamata alle armi quasi esplicita arrivata dai vertici dello stato.

Proprio di recente, il presidente russo ha definito i modelli di IA nazionali vitali per preservare la sovranità, esortando i campioni nazionali a colmare il divario con Stati Uniti e Cina.
In quest’ottica, Selectel smette di essere solo un fornitore di servizi e diventa un asset strategico nazionale.
Se vuoi competere con ChatGPT o i modelli cinesi, non puoi affittare i server da Amazon o Microsoft; devi possederli.
Il mercato ha risposto con un entusiasmo che va oltre la retorica patriottica. I numeri parlano chiaro: la fame di potenza di calcolo in Russia è insaziabile. I dati finanziari mostrano che i ricavi di Selectel sono cresciuti del 42% su base annua nei primi nove mesi del 2025, un segnale inequivocabile che la trasformazione digitale sta accelerando nonostante — o forse proprio a causa — dell’isolamento geopolitico.
Ma mentre gli investitori brindano e i tecnocrati pianificano il futuro dell’IA russa, sorge una domanda che riguarda tutti noi, o almeno chiunque utilizzi questi servizi.
Centralizzazione e il dilemma della privacy
Qui l’entusiasmo tecnologico deve necessariamente lasciare spazio a una sana dose di scetticismo critico. Quando un singolo conglomerato controlla i flussi finanziari, l’accesso alle informazioni online e ora anche l’infrastruttura fisica dove questi dati risiedono, si crea una concentrazione di potere digitale spaventosa.
Selectel è sempre stata vista come un player indipendente, una sorta di “Svizzera” nel panorama IT russo. L’ingresso di un peso massimo come Potanin, con i suoi legami governativi e industriali, cambia le carte in tavola. Il rischio non è solo quello di un monopolio commerciale, ma di una sorveglianza integrata.
Immaginate un’IA addestrata sui dati bancari, incrociati con le ricerche web e ospitata su server proprietari: l’efficienza sarebbe mostruosa, ma la privacy dell’utente finale rischierebbe di diventare un concetto obsoleto.
Da un punto di vista puramente tecnico, l’operazione è brillante. Permetterà agli sviluppatori russi di avere accesso a risorse di calcolo prima impensabili, accelerando la creazione di assistenti virtuali, sistemi di automazione e analisi predittiva made in Russia.
Ma il prezzo da pagare potrebbe essere la chiusura definitiva del cerchio attorno ai dati dei cittadini.
Siamo di fronte al classico paradosso dell’innovazione in contesti chiusi: la tecnologia corre veloce, costruisce autostrade digitali impressionanti, ma i caselli d’ingresso e d’uscita sono sorvegliati da un numero sempre più ristretto di guardiani.
La domanda che rimane sospesa non è se la Russia riuscirà a costruire la sua IA sovrana — con questi investimenti è molto probabile di sì — ma se questa tecnologia servirà a liberare il potenziale umano o a stringere ulteriormente le maglie del controllo.