Perplexity chiede 200 dollari al mese per il suo browser
Perplexity ha lanciato Comet per iOS, browser AI a 200 dollari al mese. L'azienda raccoglie dati di navigazione per profilare utenti e mostrare annunci pubblicitari mirati.
Il piano da 200 dollari al mese dà accesso al browser, ma l’azienda raccoglie anche i dati di navigazione per
La scorsa settimana, Perplexity ha lanciato Comet per iOS, portando il suo browser potenziato dall’intelligenza artificiale sugli iPhone. L’annuncio è arrivato il 18 marzo: voce integrata, accesso diretto all’AI, un’interfaccia che promette «un’esperienza web più pulita e migliore». Milioni di persone, stando alla stessa azienda, usano già Comet ogni giorno su desktop e Android. Ora tocca a chi ha un iPhone. La domanda che vale la pena porsi non è se funziona, ma perché Perplexity ha costruito un browser — e chi sta davvero pagando il conto.
Il paradosso del browser premium
Mentre l’app sbarcava sugli iPhone, la prima cosa che colpisce è il prezzo: per accedere a Comet al lancio bisognava essere abbonati al piano Max di Perplexity. Già nel luglio 2025, TechCrunch riportava che il lancio di Comet per Windows e macOS era riservato agli abbonati del piano da 200 dollari al mese — più un ristretto gruppo di utenti in lista d’attesa. Duecentodollari al mese per un browser. Quasi nessuno paga quella cifra per un software di navigazione, ma Perplexity ha costruito intorno a Comet un’aura di esclusività che giustifica il prezzo agli occhi di chi vuole «l’AI più avanzata a portata di voce».
Il browser è basato su Chromium — lo stesso motore open source alla base di Google Chrome — ed è stato rilasciato per Windows e macOS nel luglio 2025, per Android a novembre 2025, e ora per iOS. Una progressione ordinata, quasi metodica. Il Comet Assistant, ci dice Perplexity, è «uno degli agenti AI con accesso al web più utilizzati». Ma un browser non è solo un prodotto: è un osservatorio privilegiato su tutto ciò che fai online. E questo cambia radicalmente il senso dell’operazione. Duecento dollari al mese coprono davvero il servizio, o è questo il prezzo di accesso a qualcosa che poi vale molto di più?
L’economia dei dati nascosta
Per capire il vero motore di questo browser, bisogna guardare oltre l’interfaccia e dentro le politiche di raccolta dati. Secondo il report di MacRumors sul lancio di Comet per iPhone, Perplexity raccoglie la cronologia di navigazione e ricerca degli utenti per costruire profili di targeting pubblicitario. Non è un dettaglio nascosto in calce a un documento legale: è parte della strategia dichiarata.
Le parole più rivelatrici vengono direttamente da Perplexity. Stando a quanto riportato da Engadget sulla raccolta dati di Perplexity, l’azienda ha spiegato apertamente la logica dietro la scelta di costruire un browser: «È uno degli altri motivi per cui volevamo costruire un browser — vogliamo ottenere dati anche al di fuori dell’app, per capire meglio gli utenti». E ancora: «Prevediamo di usare tutto il contesto per costruire un profilo utente migliore e, magari, attraverso il nostro feed di scoperta, mostrare degli annunci». Non un piano nascosto, quindi. Un piano dichiarato. Ma dichiarare qualcosa apertamente non lo rende automaticamente lecito o accettabile.
Il punto critico è questo: un utente che paga 200 dollari al mese si aspetta di essere il cliente, non il prodotto. Invece la struttura di Comet suggerisce che le due cose non si escludono. L’abbonamento premium paga l’infrastruttura AI; i dati di navigazione alimentano un motore pubblicitario separato. È un modello doppio: si paga con il denaro e si paga con la privacy. In Europa, questo tipo di raccolta solleva domande precise sul GDPR: il consenso è abbastanza granulare? Gli utenti sono informati in modo sufficientemente chiaro? Sono domande che i regolatori potrebbero presto iniziare a fare ad alta voce.
La corsa all’AI e le ombre della regolamentazione
Non è un caso isolato. Il 17 marzo, un giorno prima del lancio di Comet per iOS, OpenAI ha presentato ChatGPT Atlas, un nuovo browser costruito attorno a ChatGPT. Due browser AI lanciati a distanza di ventiquattro ore: non è coincidenza, è una corsa. Già a giugno 2025, The Browser Company aveva lanciato Dia, un altro browser potenziato dall’AI. OpenAI, nel corso dell’ultimo anno, aveva anche assunto alcuni membri chiave del team originale di Google Chrome, costruendo le fondamenta per una mossa nel mercato dei browser. Il mercato si sta affollando rapidamente, e tutti questi attori hanno in comune una cosa: il browser come strumento di raccolta dati.
Con aziende che competono aggressivamente per profilare gli utenti attraverso la navigazione, chi sarà chiamato a rispondere per la protezione dei dati digitali? Le autorità antitrust e i garanti della privacy in Europa e negli Stati Uniti hanno già dimostrato di saper muoversi — lentamente, ma muoversi — contro pratiche simili adottate da Google e Meta. La domanda è se arriveranno in tempo, o se il mercato dei browser AI avrà già consolidato le sue logiche di estrazione dei dati prima che qualcuno alzi la mano.
In un’era in cui l’intelligenza artificiale diventa il nuovo browser, la sfida non è solo tecnologica, ma etica. Perplexity ha costruito qualcosa di funzionale, apprezzato da milioni di persone, venduto a un prezzo da prodotto di lusso. Ma sotto la superficie c’è un’architettura di raccolta dati che vale probabilmente molto di più dei 200 dollari mensili dell’abbonamento. La domanda rimane: siamo pronti a barattare la nostra privacy per la convenienza dell’AI, o esigeremo regole chiare prima che sia troppo tardi?