Samsung Browser arriva su Windows con un AI agentico firmato Perplexity: la sfida a Chrome parte dal contesto

Samsung Browser arriva su Windows con un AI agentico firmato Perplexity: la sfida a Chrome parte dal contesto

Samsung lancia il suo browser per Windows con un assistente AI sviluppato con Perplexity. Capisce il contesto delle pagine aperte e offre navigazione continua tra dispositivi, sfidando Chrome.

Il browser, già disponibile su Android, arriva su Windows con un assistente che analizza il contesto delle schede aperte.

Chrome detiene il 68,9% del mercato globale dei browser, secondo StatCounter, e Safari si ferma al 16,46%. In questo spazio già affollato, oggi Samsung Electronics ha annunciato ufficialmente il lancio di Samsung Browser per Windows, portando con sé un assistente AI costruito in partnership con Perplexity e una promessa tecnica precisa: capire non solo cosa scrivi nella barra di ricerca, ma il contesto di ciò che stai leggendo in quel momento, su più schede contemporaneamente. Non è una differenza cosmetica. È un cambio di architettura nel modo in cui un browser interagisce con l’informazione.

Il lancio: AI agentica e navigazione senza interruzioni

La caratteristica più interessante del rilascio di oggi non è la continuità cross-device — che permette di riprendere la navigazione su PC da dove la si era lasciata su smartphone — ma il modo in cui è stato progettato l’assistente AI. Samsung Browser non si limita a rispondere a query testuali: è costruito per comprendere il linguaggio naturale e il contesto della pagina che l’utente sta visitando, e può riassumere e confrontare contenuti aperti su più schede contemporaneamente. Questo è ciò che si intende con “agentico” in senso tecnico: l’agente non aspetta un input esplicito su cosa fare, ma opera su uno stato dell’ambiente — le schede aperte, il loro contenuto, la cronologia — per restituire un’analisi che va oltre la singola query. Il tutto realizzato in partnership con Perplexity, che porta la sua infrastruttura di ricerca contestuale direttamente nel layer del browser. Per ora, le funzionalità AI agentiche sono disponibili solo in Corea del Sud e negli Stati Uniti, sia su Windows che su Android.

Sul fronte della continuità, il browser colma il gap tra mobile e desktop in modo diretto: quando l’utente si sposta dallo smartphone al PC, la sessione di navigazione segue senza interruzioni. È una funzionalità che Google ha costruito nel tempo attraverso la sincronizzazione di Chrome legata all’account Google, ma qui Samsung la propone come elemento nativo, non come estensione di un servizio cloud terzo. Il contrasto è rilevante per chi vuole capire le implicazioni di dipendenza infrastrutturale.

Sotto il cofano: integrazione tecnica e una storia di rilasci non lineari

Samsung Internet non è un progetto nuovo, ma la sua storia su Windows è tutt’altro che lineare. Già nel novembre 2023 Samsung aveva rilasciato una versione del browser per Microsoft Windows tramite il Microsoft Store, salvo poi rimuoverla silenziosamente nel gennaio 2024 senza alcuna spiegazione pubblica. Un comportamento che all’epoca aveva sollevato più di qualche interrogativo tra gli sviluppatori che avevano iniziato a integrare o testare il browser. Il ritorno è avvenuto nell’ottobre 2025, con una versione beta rilasciata il 30 ottobre, e oggi arriva il rilascio ufficiale. Questo percorso a tratti discontinuo suggerisce che il lavoro tecnico necessario per portare una base di codice ottimizzata per Android su Windows — con tutte le differenze a livello di API di sistema, gestione della memoria e input — non fosse banale, e che la prima versione del 2023 fosse probabilmente un porting superficiale, non ancora pronto per una proposta commerciale solida.

La scelta di costruire l’AI su Perplexity invece di sviluppare un modello proprietario dice qualcosa sull’architettura scelta da Samsung: delegare l’inferenza contestuale a un servizio specializzato, mantenendo il controllo del layer di presentazione e dell’esperienza utente. Questo modello — browser come orchestratore, AI come servizio esterno — è diverso da come Google ha costruito l’integrazione di Gemini in Chrome, dove il confine tra browser e modello tende a dissolversi nell’infrastruttura proprietaria. Per gli sviluppatori che costruiscono applicazioni web, la distinzione non è irrilevante: un AI che opera a livello di browser e interpreta il DOM e il contenuto testuale delle schede apre scenari di interazione che non passano attraverso le API dell’applicazione stessa. Vale la pena tenere d’occhio come Samsung definirà i confini di accesso e privacy in questo contesto.

Sul lato della base utenti, i numeri storici raccontano un’ascesa e poi un declino graduale. Nel 2016 Samsung stimava circa 400 milioni di utenti attivi mensili, e nel 2019 il browser aveva raggiunto il picco di circa il 7% di quota sul mobile. A dicembre 2025 quella quota era scesa al 3,53%, secondo StatCounter. Un browser che vive principalmente sui dispositivi Galaxy, e che risente naturalmente della pressione di Chrome preinstallato e dell’abitudine degli utenti a usare lo stesso browser su tutti i dispositivi.

La sfida competitiva: numeri e posizionamento in un mercato saturo

I dati di febbraio 2026 sono espliciti: Chrome al 68,9%, Safari al 16,46%, Edge al 5,44%, Firefox al 2,29%, Samsung Internet al 2,02%, Opera all’1,79%. Samsung parte da una posizione di nicchia in termini assoluti, ma il mercato dei browser AI si sta ridefinendo lungo linee diverse dalla pura quota di installazioni. Google ha costruito l’assistente AI di Chrome basato su Gemini come un layer di multitasking contestuale: basta cliccare un’icona per avviare una conversazione con un assistente che conosce il contesto della scheda corrente senza dover cambiare tab. Microsoft Edge, dal canto suo, si è posizionato nel novembre 2025 come “primo browser AI aziendale sicuro al mondo”, puntando su un segmento enterprise che ha requisiti specifici di compliance e isolamento dei dati.

Samsung gioca una carta diversa: la continuità tra dispositivi della stessa famiglia e un AI che non richiede all’utente di formulare query esplicite, ma comprende il contesto di navigazione in modo più passivo. È un posizionamento che ha senso per chi vive nell’universo Galaxy, dove smartphone e PC sono già sincronizzati a livello di account. La domanda è se questo sia sufficiente per convincere utenti che oggi usano Chrome per abitudine e infrastruttura — le estensioni, i bookmark, la sincronizzazione Google — a migrare o anche solo ad aggiungere un browser nel proprio workflow quotidiano.

Per chi sviluppa applicazioni web o strumenti basati su browser, la mossa di Samsung segnala qualcosa di più strutturale: la corsa all’AI nei browser non riguarda solo quale modello è integrato, ma come vengono costruite le architetture che uniscono dispositivo, sessione utente e cloud. Un browser che capisce il contesto delle schede aperte e agisce su di esso sta diventando uno strato computazionale a sé stante — non solo un visualizzatore di pagine. Chi costruisce su questi browser, o progetta esperienze web, dovrà fare i conti con questo layer aggiuntivo di interpretazione, che cambia lo stack verso interazioni più contestuali e meno dipendenti dall’esplicita intenzione dell’utente. Resta aperta la domanda su chi, tra Samsung, Google e Microsoft, riuscirà a definire gli standard tecnici e le convenzioni di privacy che renderanno questo layer affidabile e non opaco.

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