Google Search Console ha segnalato dati falsi per mesi
Google Search Console ha segnalato dati falsi sulle impressioni per quasi un anno, compromettendo decisioni aziendali. L'errore è il terzo in meno di due anni, sollevando dubbi sull'affidabilità dello strumento.
L’errore ha riguardato le impression per quasi un anno, influenzando analisi e decisioni di marketing basate su dati inaffidabili.
Come può un’azienda che gestisce miliardi di query al giorno, che vende dati come se fossero ossigeno e che pretende di essere la misura di ogni cosa digitale, aver lasciato in giro per quasi un anno numeri sbagliati senza che quasi nessuno se ne accorgesse? Secondo quanto riportato nella pagina dei problemi noti di Google Search Console, un errore di registrazione ha impedito allo strumento di segnalare accuratamente le impressioni a partire dal 13 maggio 2025. Non un giorno, non una settimana: mesi. E in tutto questo tempo, migliaia di professionisti SEO, responsabili marketing e direttori di aziende hanno preso decisioni basandosi su quei numeri.
Il Paradosso dei Dati Inflati
L’errore, stando alla documentazione ufficiale, riguarda esclusivamente la registrazione delle impression — i clic e le altre metriche non sarebbero stati toccati. Una distinzione che Google tiene a precisare, come a voler circoscrivere il danno. Ma le impression non sono un dato secondario: sono il punto di partenza di qualsiasi analisi sulla visibilità organica. Sono il numeratore del CTR, il termometro della presenza su Google Search. Se le impression sono gonfiate, tutto ciò che ne deriva — tasso di clic, valutazione delle campagne, benchmark di settore — perde significato. È come calibrare una bilancia lasciandola storta e poi vendere il servizio di pesatura.
La domanda che nessuno ha ancora risposto è: di quanto erano gonfiate le impression? Google non lo dice. Non fornisce ordini di grandezza, non offre dati corretti retroattivamente, non spiega quale tipo di proprietà sia stata colpita più di altre. Annuncia il bug, specifica che i clic vanno bene, e chiude lì. Perché proprio ora viene reso noto? E soprattutto: da quando si sapeva?
Una Cronologia di Errori Ricorrenti
Se il bug sulle impression fosse un caso isolato, potremmo liquidarlo come un incidente tecnico, uno di quei momenti in cui anche i sistemi più complessi cedono. Ma non è così. Basta scorrere la stessa pagina della documentazione ufficiale per trovare un pattern che dovrebbe far alzare qualche sopracciglio. Tra il 13 agosto e il 20 settembre 2024, un altro errore di registrazione aveva compromesso la segnalazione dei dati relativi ai frammenti di prodotto — i cosiddetti product snippets — per oltre un mese. Stesso meccanismo, stesso tipo di silenzio iniziale, stessa correzione annunciata a fatto compiuto.
E non è finita. A cavallo tra febbraio e marzo 2026, un problema tecnico distinto ha cancellato due giorni interi — il 28 febbraio e il 1° marzo — dalle esportazioni di dati in blocco per alcune proprietà. Dati semplicemente assenti, come se quei giorni non fossero mai esistiti. Tre errori significativi in meno di due anni, su uno strumento che dovrebbe essere il punto di riferimento per chiunque voglia capire come il proprio sito performa su Google. Non è panico, è algebra: tre episodi documentati non sono coincidenze, sono una tendenza.
Le Implicazioni Irrisolte per il Settore
Veniamo al punto più scomodo. Stando a quanto analizzato da analisi di SEOTeritic sul bug delle impression, i dati gonfiati potrebbero aver fuorviato decisioni aziendali, giustificazioni di budget e valutazioni delle prestazioni per quasi un anno. Non è un’ipotesi astratta. I report di Search Console vengono portati nei consigli di amministrazione, usati per difendere investimenti SEO, per confrontarsi con i concorrenti, per decidere se assumere un consulente o licenziarlo. Se quei dati erano sbagliati, le decisioni prese sulla loro base erano sbagliate. E nessuno rimborsa le ore di lavoro, i budget mal allocati, le strategie costruite su fondamenta di sabbia.
C’è un problema strutturale che va oltre il singolo bug: Google è al tempo stesso il motore di ricerca, il fornitore dei dati su quel motore di ricerca e l’arbitro di cosa sia corretto o meno in quei dati. Non esiste un ente terzo che verifichi le statistiche di Search Console. Non esiste un’autorità di regolazione che imponga standard di accuratezza o tempi massimi di notifica degli errori. In Europa, il Digital Markets Act sta cominciando a mordere su alcune pratiche di Google, ma la qualità dei dati forniti agli operatori di mercato è un territorio ancora largamente non presidiato. Eppure, se un’azienda di analisi finanziaria pubblicasse dati errati per undici mesi senza avvertire i clienti, le conseguenze legali sarebbero immediate.
In un settore che si è costruito attorno all’idea che i dati siano la risposta a tutto, la domanda più difficile è quella che nessuno vuole fare ad alta voce: quanto costa, in termini reali e misurabili, affidarsi a numeri che potrebbero essere sbagliati — e che, se sbagliati, nessuno è obbligato a correggere in tempi certi?