Microsoft ha aperto i suoi strumenti pubblicitari agli agenti AI
Microsoft apre i suoi strumenti pubblicitari agli agenti AI per competere con Google e Meta, mentre i bot superano il traffico umano e sorgono questioni su trasparenza e regolamentazione.
La mossa arriva mentre Google e Meta corrono per definire gli standard del commercio gestito dagli assistenti intelligenti.
A marzo 2026, un report sul sorpasso dei bot sul traffico umano ha reso ufficiale ciò che molti sospettavano: internet non è più principalmente un posto per gli esseri umani. I bot hanno superato il traffico generato dalle persone, e il traffico proveniente da agenti AI come OpenClaw è cresciuto quasi dell’8.000% nel 2025 rispetto all’anno precedente. Ottomila percento. Non è un dato da ammirare: è un numero che dovrebbe far chiedere chi stia costruendo le infrastrutture per incassare su tutto questo movimento, e soprattutto a che condizioni.
La corsa al dominio AI: Microsoft contro tutti
Ieri, Microsoft ha pubblicato una serie di annunci sulla sua piattaforma pubblicitaria che, letti singolarmente, sembrano aggiornamenti tecnici di routine. Letti insieme, rivelano una strategia molto più ambiziosa: diventare il punto di controllo tra i brand e i consumatori in un mondo dove le scelte le fa sempre di più un assistente AI. Microsoft ha espanso l’accesso ad AI Visibility in Microsoft Clarity — uno strumento lanciato a febbraio 2026 per clienti selezionati che ora viene aperto a un pubblico più ampio — e ha introdotto il supporto per feed UCP-ready in Microsoft Merchant Center, disponibile da ieri negli Stati Uniti. Ha annunciato Offer Highlights, esperienze pubblicitarie progettate per inserirsi nelle conversazioni di Copilot, e ha avviato un pilot chiuso di Audience Generation, un assistente basato sull’IA per la costruzione di segmenti di pubblico, disponibile per ora solo in Stati Uniti e Canada.
Il dato che Microsoft porta a sostegno di tutto questo è un raddoppio medio delle conversioni registrato con i Brand Agents rispetto alle sessioni non assistite. Un numero presentato come prova di efficacia, ma che vale la pena leggere con attenzione: chi ha convertito di più? In quale settore? Con quale campione? I comunicati di questo tipo tendono a scegliere i numeri più lusinghieri. Detto questo, la direzione è chiara: la visibilità si sta spostando dai ranking e dai clic verso la capacità di essere selezionati all’interno di esperienze guidate dall’IA. Non si tratta di ottimizzare una campagna Google, si tratta di convincere un agente automatizzato a includere il tuo prodotto nella risposta che genera per un utente. È un cambio di logica fondamentale, e Microsoft si sta posizionando come il mediatore di questo nuovo meccanismo.
La domanda scomoda è: perché proprio ora? La risposta più ovvia è che la concorrenza si è fatta seria. A gennaio 2026, Meta ha annunciato strumenti di commercio agentico e Mark Zuckerberg ha identificato il commercio guidato dall’AI come un’area di particolare attenzione. Nello stesso mese, Google Cloud ha presentato Gemini Enterprise for Customer Experience, una piattaforma che integra shopping e servizio clienti in un unico agente intelligente, e Sundar Pichai ha annunciato il lancio del Universal Commerce Protocol (UCP), un protocollo progettato per l’e-commerce agentico costruito con il coinvolgimento di Shopify, Etsy, Wayfair, Target e Walmart. Microsoft, non a caso, ha deciso di aggiungere il supporto per i feed UCP-ready proprio ieri — proprio mentre Google sta cercando di affermare il suo protocollo come standard di settore. Non è un caso di timing, è una risposta diretta. Il messaggio è: siamo compatibili, non ci escludete. Ma dietro la compatibilità si nasconde la competizione per chi controlla il layer superiore, quello dove le decisioni vengono prese.
C’è un altro fatto che merita attenzione: Microsoft dichiara che il suo sistema di grounding alimenta quasi ogni assistente AI principale sul mercato. Non è un vanto secondario. Significa che, anche quando un utente interagisce con un assistente concorrente, potrebbe stare utilizzando infrastruttura Microsoft senza saperlo. Questa posizione — costruita su decenni di gestione di sistemi di ricerca attraverso Bing — conferisce a Microsoft una leva che va ben oltre il suo market share diretto nelle ricerche.
Il futuro conteso: implicazioni e domande irrisolte
Con Microsoft che sposta la visibilità pubblicitaria verso le conversazioni di Copilot e Google che costruisce agenti capaci di completare transazioni senza far uscire gli utenti dai propri ambienti, si apre una questione che non riguarda solo il marketing. Riguarda chi decide cosa compriamo, chi raccoglie i dati di quelle conversazioni, e quali regole si applicano quando non c’è un umano che clicca su un annuncio ma un agente che esegue una transazione per conto suo. Il GDPR è stato scritto pensando all’utente che naviga. Le normative antitrust europee si sono concentrate sulle piattaforme di ricerca tradizionali. Nessuna di queste architetture regolative è stata pensata per un mondo in cui un assistente AI sceglie il fornitore di scarpe da ginnastica più adatto a te e completa l’acquisto senza che tu abbia mai visto un annuncio.
Mentre Microsoft consolida il suo ruolo con strumenti come AI Visibility e i feed UCP-ready, la domanda rimane aperta e un po’ inquietante: in un mondo dove gli assistenti scelgono per noi, chi guadagna davvero e chi perde? I brand che non possono permettersi di ottimizzare per i nuovi sistemi agentici semplicemente spariranno dai risultati, senza nemmeno sapere perché. E i consumatori, dal canto loro, potrebbero credere di stare ricevendo consigli neutrali da un assistente imparziale, mentre stanno navigando in un ambiente costruito intorno agli inserzionisti che hanno pagato per esserci. Chiamarla trasparenza sarebbe eccessivo.