Google Ads API v24 apre una finestra sul carrello
Google Ads API v24 introduce CartDataSalesView, che segmenta le conversioni per prodotto cliccato e venduto, offrendo maggiore granularità analitica.
La nuova risorsa CartDataSalesView segmenta le conversioni per prodotto cliccato e venduto
C’è un nuovo endpoint in Google Ads API v24 che si chiama CartDataSalesView. Non è solo un report in più: è la possibilità di segmentare le conversioni per prodotto cliccato e prodotto venduto. Una finestra sul carrello che prima non esisteva, annunciata lo scorso 22 aprile. E come spesso accade con le release di API pubblicitarie, il dettaglio più interessante si nasconde tra le note tecniche.
CartDataSalesView: dentro il carrello
Prima di v24, chi interrogava l’API di Google Ads poteva vedere le conversioni aggregate, ma non aveva modo di separare cosa aveva spinto il click da cosa era finito nel carrello alla fine. La nuova risorsa CartDataSalesView cambia questa logica: consente di segmentare le metriche di conversione non solo per il prodotto su cui l’utente ha cliccato, ma anche per il prodotto effettivamente venduto, attraverso segmenti come product_sold_brand. In pratica, se un utente clicca su un annuncio per una scarpa Nike e poi compra anche un paio di calzini Adidas, l’API ti restituisce entrambe le informazioni. Era esattamente il tipo di granularità che mancava per capire i pattern di acquisto cross-product.
Questo si inserisce nella funzionalità più ampia chiamata Conversions with cart data, che — stando alla documentazione ufficiale di Google Ads — permette di visualizzare quali articoli vengono acquistati quando un cliente completa una transazione dopo aver interagito con gli annunci, con report dettagliati su articoli venduti, dimensione del carrello e valore medio dell’ordine. Non è una novità assoluta come concetto, ma la sua esposizione tramite API strutturata con segmentazione per prodotto venduto è il salto qualitativo di questa versione.
L’altra aggiunta correlata riguarda le metriche non-biddable: metriche come all_cost_of_goods_sold_micros che includono anche le conversioni verso cui le campagne non stanno attivamente ottimizzando. Il suffisso _micros indica che il valore è espresso in milionesimi di unità valutaria — convenzione consolidata nell’API di Google Ads per evitare l’aritmetica in virgola mobile nelle transazioni monetarie. Sono dati visibili, interrogabili, ma esclusi dal ciclo di ottimizzazione del bidding automatico. La distinzione è importante: Google ti dà i numeri, ma non ti lascia usarli come segnale diretto per le strategie di offerta.
Da v22 a v24: l’evoluzione silenziosa
Per capire la portata di questa novità, vale la pena fare un passo indietro. La v22, rilasciata nell’ottobre 2025, aveva puntato su tutt’altra direzione: l’AssetGenerationService, un servizio per generare asset di testo e immagini tramite AI generativa, e il supporto nelle campagne Demand Gen alla strategia di offerta TargetCPC con automazione degli asset per creare varianti di design e video da contenuti esistenti. In sostanza, la v22 spingeva sull’automazione creativa — meno controllo manuale, più delega alla macchina. La v24, annunciata lo scorso 22 aprile, percorre la direzione opposta: più dati grezzi, più visibilità su cosa succede sotto la superficie. È un contrasto che racconta qualcosa sulle priorità del prodotto in questo momento.
Cosa significa per chi costruisce
Il punto è: possiamo vedere tutto, ma possiamo ottimizzare su questi dati? La risposta, almeno per ora, è no. Le metriche non-biddable introdotte in v24 sono esplicitamente escluse dal ciclo di Smart Bidding. Chi costruisce strumenti di reporting o dashboard per inserzionisti e-commerce può sicuramente sfruttare CartDataSalesView per costruire analisi più accurate — identificare quali campagne generano vendite incrociate, quali brand beneficiano di effetti di trascinamento, quale è il valore reale del carrello rispetto al solo prodotto cliccato. Ma chi vuole tradurre questi insight in segnali di offerta dovrà farlo fuori dal loop nativo di Google, costruendo pipeline personalizzate che leggono questi dati e li reiniettano come conversion value adjustment o tramite soluzioni di bidding esterne.
È una scelta tecnica che merita di essere nominata per quello che è: Google amplia la superficie osservabile dell’API, ma mantiene il controllo sulle leve di ottimizzazione. La trasparenza sui dati del carrello è reale. Il controllo sul bidding, invece, resta dove era prima. Google Ads API v24 regala una lente d’ingrandimento sul carrello, ma per chi costruisce strumenti pubblicitari la domanda resta aperta: a cosa serve una metrica che non puoi inseguire direttamente? Forse è il momento di separare con più chiarezza le priorità tra visibilità analitica e controllo operativo — e decidere su quale dei due fronti vale la pena investire.