Google ha scommesso su due fronti

Google ha scommesso su due fronti

Google annuncia Gemini Omni e Gemma per AI cloud e on-device, puntando su potenza e privacy senza compromessi.

I modelli cloud Gemini e quelli offline Gemma rappresentano due anime dell’AI Google

Immagina uno scienziato dei materiali che passa ore a scrivere codice per simulare una nuova lega. Oggi, con pochi prompt in linguaggio naturale, ERA: Empirical Research Assistance usa i modelli Gemini per scrivere e ottimizzare quel codice, trasformando settimane di lavoro in minuti. È solo un sintomo di quello che è successo al Google I/O 2026: l’intelligenza artificiale di Google non è più un’unica cosa, ma due facce della stessa medaglia.

Il gigante che vive tra le nuvole

Da un lato ci sono i modelli “titanici”, quelli che funzionano nei data center. Secondo gli annunci di Google I/O 2026, è stato lanciato Gemini Omni, un modello capace di creare qualsiasi output partendo da qualsiasi input — per ora parte dal video. Lo stesso evento ha svelato che Gemini Omni Flash è già disponibile gratis per gli over 18 in YouTube Shorts Remix e YouTube Create. Poco prima, l’evento aveva annunciato Gemini 3.5 Pro, già in uso internamente e in rollout il mese successivo, e Gemini 3.5 Flash, disponibile su Google Antigravity, AI Studio e Android Studio. Il risultato? AI Mode, la funzione di ricerca integrata con l’AI, ha superato 1 miliardo di utenti mensili. Numeri che fanno girare la testa, ma non è tutto qui.

L’intelligenza che ci sta in tasca

Perché mentre questi giganti cloud spingono la potenza, Google ha scommesso con altrettanta forza sull’AI che funziona offline, sul tuo telefono o sul tuo laptop. La chiave è la famiglia di modelli aperti Gemma, combinata con Google AI Edge. In un video di Google for Developers, Erin Walsh e Sachin Kotwani mostrano come portare l’AI on-device con Gemma. Lo stesso canale ha pubblicato un video sulle novità della famiglia di modelli Gemma. La differenza è pratica: un assistente vocale che funziona anche in aereo, un traduttore che non aspetta la rete, un riconoscimento di oggetti che rispetta la tua privacy perché i dati non lasciano mai il dispositivo.

E qui arriviamo al punto dolente: la privacy. Google sta cercando di tenere insieme due mondi: da una parte la potenza di modelli che sanno tutto di tutti (perché devono funzionare su scala miliardaria), dall’altra la promessa di un’AI che non ti spia. È una scommessa ardua, ma l’approccio è concreto: invece di dire “useremo i tuoi dati per migliorare il servizio”, offrono un modello che può fare gran parte del lavoro senza mai connettersi al cloud. Non è perfetto, ma è la direzione giusta.

Cosa aspettarsi dopo la doppia scommessa

La vera partita si giocherà sull’integrazione tra questi due fronti.

Immagina di iniziare un compito sul telefono con un modello leggero (Gemma), e quando serve più potenza, passare senza soluzione di continuità a un modello cloud (Gemini). Il tutto senza che tu debba scegliere, senza che i tuoi dati vadano in giro se non necessario. È un’architettura che ricorda il passaggio dai computer standalone al cloud, ma al contrario: ridare potenza al dispositivo, tenendo il cloud come alleato. Se Google riuscirà a far convivere queste due anime, l’adozione di massa dell’AI smetterà di essere una promessa e diventerà routine. Da tenere d’occhio? I prossimi mesi, quando Gemini 3.5 Pro arriverà a tutti e i modelli Edge si diffonderanno sui nuovi dispositivi Android. Sarà allora che capiremo se la doppia scommessa è vincente o solo un bell’annuncio.

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