Google acquisisce Intersect Power: monopolio energetico in arrivo?
Google acquisisce Intersect Power per garantire energia ai suoi data center, aprendo un dibattito sulla privatizzazione delle risorse energetiche e il controllo dei dati
Se pensavate che il monopolio di Google si fermasse alla barra di ricerca o al sistema operativo del vostro smartphone, vi sbagliavate di grosso.
Il 2026 si apre con una mossa che definire “strategica” è un eufemismo gentile per non dire “predatoria”: Mountain View ha deciso che non le basta più possedere i dati del mondo, ora vuole possedere anche la presa della corrente a cui attaccarli.
Con una transazione da quasi 5 miliardi di dollari, Alphabet ha annunciato l’acquisizione definitiva di Intersect Power, un’azienda che fino a ieri si occupava “solo” di energie rinnovabili e che oggi diventa il polmone artificiale della più grande macchina di profilazione dati della storia.
Non stiamo parlando di comprare energia pulita per sentirsi ecologici: stiamo parlando di comprare l’intera filiera produttiva per assicurarsi che, quando la rete elettrica pubblica andrà in crisi, i server di Google continueranno a ronzare indisturbati.
L’operazione, conclusa in contanti (perché quando hai la liquidità di una piccola nazione, i prestiti sono per i comuni mortali), segna un cambio di paradigma inquietante.
Fino a ieri, le Big Tech firmavano i cosiddetti PPA (Power Purchase Agreements), contratti per acquistare energia verde.
Oggi, Google elimina l’intermediario. Si compra il produttore.
E lo fa per un motivo molto semplice: la fame di energia dell’intelligenza artificiale è diventata insostenibile per le infrastrutture civili tradizionali.
Il padrone della presa elettrica
La parola magica che sta facendo brillare gli occhi agli investitori e preoccupare chi si occupa di sovranità digitale è “behind-the-meter”, letteralmente “dietro al contatore”.
In termini profani, significa costruire centrali elettriche e sistemi di accumulo collegati direttamente ai data center, bypassando completamente la rete pubblica.
Perché è importante? Perché la rete elettrica americana (e occidentale in generale) è vecchia, congestionata e, soprattutto, democratica: mette in fila tutti, dalle fabbriche alle famiglie.
Google non ha tempo per la fila.
Con l’acquisizione di Intersect, l’azienda si garantisce la capacità di costruire “parchi energetici” isolati, isole felici dove gigawatt di energia solare e batterie Tesla Megapack alimentano direttamente i processori che addestrano Gemini.
Mentre voi aspetterete mesi per l’allaccio di un pannello solare sul tetto di casa a causa dei ritardi burocratici della rete, Google avrà la sua autostrada energetica privata.
È la privatizzazione dell’infrastruttura critica mascherata da innovazione green.
E non è un caso isolato: se si uniscono i puntini, si nota come questa mossa arrivi proprio mentre le infrastrutture per l’intelligenza artificiale sono ormai al limite della capacità a livello globale, rendendo l’autosufficienza non più un lusso, ma una necessità di sopravvivenza aziendale.
Ma c’è un dettaglio che sfugge ai comunicati stampa trionfalistici: se Google controlla la produzione dell’energia, il data center e l’algoritmo, chi controlla Google?
Fame chimica di dati ed energia
La narrazione ufficiale è rassicurante, quasi paternalistica. Ci dicono che questa operazione serve a “decarbonizzare” e a “innovare”.

La realtà è che l’AI generativa è una fornace che brucia elettricità a ritmi spaventosi. Ogni volta che chiedete a un chatbot di scrivervi una mail o generare un’immagine, state consumando una quantità di energia che, moltiplicata per miliardi di richieste, richiede intere centrali elettriche dedicate.
Thomas Randall, analista presso Info-Tech Research Group, ha centrato il punto con un pragmatismo che manca spesso nelle dichiarazioni ufficiali:
Le infrastrutture AI ovunque sembrano essere sature e ci sono dubbi sul fatto che i prossimi investimenti nei data center si concretizzeranno in tempo. L’acquisizione di Intersect da parte di Alphabet apre rapidamente la capacità che prevede [di richiedere, per soddisfare la domanda] data la crescente popolarità di Gemini, il suo addestramento e la sua integrazione in quasi tutte le ricerche Google.
— Thomas Randall, Research Lead presso Info-Tech Research Group
Ecco il vero nodo della questione: la “integrazione in quasi tutte le ricerche Google”. Non stiamo parlando di un servizio opzionale.
Stiamo parlando dell’infrastruttura base dell’accesso alla conoscenza.
Per mantenere questa egemonia, Google deve spendere cifre che farebbero impallidire il PIL di molti stati. Le stime parlano di investimenti (CapEx) per l’infrastruttura AI che supereranno i 90 miliardi di dollari nel 2026.
L’acquisizione di Intersect porta in dote un portafoglio che prevede 10,8 GW di capacità entro il 2028, tra progetti già attivi e in sviluppo.
Per dare un contesto: è una quantità di energia sufficiente ad alimentare milioni di abitazioni.
Ma non andrà alle abitazioni.
Andrà ad alimentare server che masticano i nostri dati personali per renderci ancora più dipendenti dai servizi di Big G.
Dietro il contatore, lontano dagli occhi
C’è un aspetto ironico e amaro in tutto questo. Mentre l’Unione Europea si affanna con l’AI Act e il GDPR per cercare di regolamentare l’uso dei dati e l’impatto algoritmico, le aziende tecnologiche stanno costruendo fortezze fisiche ed energetiche inattaccabili.
Il modello “behind-the-meter” crea una zona d’ombra non solo energetica, ma anche normativa.
Se l’energia non passa dalla rete pubblica, è più difficile monitorare l’effettivo impatto ambientale e i consumi reali di queste black box di cemento e silicio. La trasparenza, già merce rara a Mountain View, rischia di diventare opaca come un pannello solare coperto di polvere.
Sundar Pichai, CEO di Alphabet, ha commentato l’acquisizione con il solito tono messianico:
Intersect ci aiuterà ad espandere la capacità, ad operare con maggiore agilità nella costruzione di nuova generazione di energia di pari passo con il nuovo carico dei data center, e a reimmaginare le soluzioni energetiche per guidare l’innovazione e la leadership degli Stati Uniti.
— Sundar Pichai, CEO di Google e Alphabet
Notate le parole: “di pari passo”. Significa che non c’è limite alla crescita.
Più dati raccogliamo, più energia produciamo, più server costruiamo.
È un ciclo di feedback positivo che ignora completamente il concetto di limite o di necessità sociale.
Inoltre, c’è il rischio del conflitto di interessi sulla catena di approvvigionamento. Intersect ha accordi enormi con Tesla per le batterie e First Solar per i moduli.
Google, fagocitando Intersect, assorbe anche la priorità su queste forniture.
Cosa succede alle municipalizzate o ai piccoli sviluppatori che hanno bisogno di quelle stesse batterie per stabilizzare la rete pubblica?
Semplice: si mettono in coda dietro al gigante.
La tecnologia che doveva liberarci ci sta costringendo a costruire centrali elettriche private per mantenere in vita i suoi stessi processi metabolici. L’idea che un’azienda privata possieda non solo l’informazione, ma anche l’infrastruttura fisica ed energetica per elaborarla in totale autonomia, dovrebbe far scattare più di un campanello d’allarme nelle stanze dei regolatori.
Siamo di fronte alla nascita di vere e proprie “Città-Stato” digitali, autosufficienti e impermeabili, dove l’unica legge che conta è quella dell’efficienza computazionale.
Se l’energia è il sangue dell’economia moderna, Google si è appena comprata il cuore pulsante, lasciando al resto del mondo il compito di gestire le arterie ostruite della vecchia rete pubblica.
Resta solo da chiedersi: quando salterà la corrente, chi rimarrà al buio?