OpenAI ha cominciato a vendere pubblicità su ChatGPT
OpenAI porta ChatGPT Ads in 31 paesi europei, mostrando annunci agli utenti Free. Per le aziende, garanzie sulla privacy con Zero Data Retention.
L’espansione europea riguarda solo gli utenti dei piani gratuiti, mentre i clienti paganti non vedranno alcun annuncio pubblicitario
Sei in fila dal parrucchiere, apri ChatGPT sul piano gratuito e digiti: «Consigli per un regalo di compleanno a un’amica ossessionata dal running?». La risposta arriva puntuale, con tre idee e una selezione di modelli. Ma appena sotto, in un riquadro che prima non c’era, compare un annuncio di un’app per il tracciamento delle corse. Non è un’allucinazione del chatbot.
È la nuova vita di OpenAI, che dopo mesi di test porta l’espansione europea di ChatGPT Ads in 31 paesi, da Germania e Francia a Spagna, Italia, Svezia, Norvegia, Danimarca, Paesi Bassi e Austria.
La mossa non è timida. A febbraio OpenAI aveva avviato il pilot statunitense di ChatGPT Ads; negli ultimi sei mesi ha aggiunto otto mercati aggiuntivi. L’ingresso in 31 paesi europei, previsto per la prossima settimana, è la più grande espansione di ChatGPT Ads fino a oggi. E non parliamo di banner decorativi: gli annunci compariranno solo per gli utenti dei piani ChatGPT Free e Go; chi paga Plus, Pro o Enterprise non ne vedrà. Ma per gli inserzionisti è una piattaforma vera: si passa dal team OpenAI Ads Solutions, da agenzie partner e da partner tecnologici, mentre l’accesso self-service con Ads Manager arriverà più avanti in estate.
Dal punto di vista tecnico, OpenAI ha superato le aste CPM e CPC per supportare l’ottimizzazione per conversioni, ha introdotto il geo-targeting e i custom audiences e ha allargato la misurazione oltre i clic con OpenAI Pixel e Conversions API e le integrazioni di misurazione di terze parti. Lo confermano le decine di migliaia di marketer che hanno già fatto pubblicità su ChatGPT: il targeting e le conversioni sono reali, non promesse di un deck di vendita.
Due prodotti, due etichette.
La vera notizia non sono gli annunci
Se apri le pagine dedicate alle aziende, il messaggio è quasi l’opposto. Per i clienti API idonei esiste l’offerta Zero Data Retention che promette di non conservare prompt e risposte dopo l’elaborazione. Con la configurazione Zero Data Retention, il contenuto del cliente non è disponibile al personale OpenAI per la revisione e i dati enterprise non vengono usati per addestrare i modelli, a meno di un consenso esplicito. Nemmeno quando un contenuto viene segnalato, il personale OpenAI può accedervi: è una delle garanzie di Zero Data Retention per i modelli frontier. E non basta: OpenAI sta già sviluppando un’archiviazione crittografata con chiavi controllate dal cliente.
La parola d’ordine è controllo. Lo spiega bene Sunil Agrawal, CISO di Glean:
«L’adozione dell’AI aziendale dipende esclusivamente dal controllo dei dati da parte del cliente, senza uso diretto o derivato al di fuori del servizio scelto. L’impegno di OpenAI a non addestrare i modelli con i dati dei clienti e la Zero Data Retention danno a Glean la fiducia per costruire con OpenAI. Man mano che i modelli diventano più capaci, OpenAI dimostra che la sicurezza può avanzare senza compromettere la privacy e il controllo che sostengono la fiducia delle imprese.» — Sunil Agrawal, in una dichiarazione sulla Zero Data Retention
La stessa promessa arriva anche dal mondo AWS. I clienti possono chiedere la zero data retention attraverso il proprio account team, come spiega il blog su Daybreak Red e Daybreak Blue su Amazon Bedrock. E una pagina dedicata a Amazon Quick for Microsoft 365 conferma che i dati restano nella regione selezionata e che l’infrastruttura backend è completamente isolata, senza egress pubblico. In pratica, alle imprese si vende la certezza che i dati non lascino il perimetro, agli utenti gratis si vende la loro attenzione.
Il prossimo passo è già scritto
La tensione tra questi due mondi sarà il punto da osservare. Se gli annunci su ChatGPT funzioneranno davvero, quanto ci metterà OpenAI a rivedere il confine tra Free e pagamento? E quanto sarà semplice, per chi usa il piano gratuito, capire quando i propri dati sono materia prima per la pubblicità e quando sono protetti da garanzie enterprise? Gli strumenti di targeting e misurazione sono già pronti, l’infrastruttura pubblicitaria cresce, e il confine tra assistente e media company si fa ogni settimana più sottile. Il prossimo test sarà la reazione degli utenti europei, abituati a regole più severe sulla privacy. Da osservare con una domanda in testa: quando un chatbot impara a venderti qualcosa, quanto resta un assistente?