Amazon, Ai e controllo: la nuova corsa all'oro nell'era digitale

Amazon, Ai e controllo: la nuova corsa all’oro nell’era digitale

Mentre Amazon costruisce fortezze digitali per lo Stato, un giudice la accusa di aver speculato sui prezzi durante la pandemia, sollevando dubbi sul ruolo dell’AI

Se c’è una cosa che l’inizio del 2026 ci sta chiarendo con brutale onestà, è che la corsa all’oro dell’intelligenza artificiale non riguarda il miglioramento della vostra esperienza d’acquisto, e nemmeno la facilità con cui potrete chiedere a un chatbot di scrivervi una mail di scuse.

Riguarda il controllo, l’infrastruttura critica e, soprattutto, una quantità di denaro tale da far girare la testa anche ai banchieri più cinici.

Mentre Amazon cerca di convincerci che il futuro è radioso e automatizzato, dietro le quinte si muovono ingranaggi ben più arrugginiti e pericolosi. Da un lato, il colosso di Seattle annuncia investimenti faraonici per costruire la spina dorsale digitale del governo americano; dall’altro, deve difendersi in tribunale dall’accusa di aver sfruttato cinicamente una pandemia globale per gonfiare i prezzi.

La domanda che dovremmo porci non è quanto sia potente la loro nuova AI, ma chi stia davvero programmando le regole del gioco economico dei prossimi dieci anni.

E la risposta potrebbe non piacerci affatto.

L’ombra del governo e i miliardi “segreti”

La notizia luccicante, quella pensata per tranquillizzare gli investitori e impressionare i rivali, è arrivata puntuale. Amazon non si sta limitando a migliorare i suoi server; sta costruendo una fortezza digitale per lo Stato.

L’azienda ha annunciato un investimento fino a 50 miliardi di dollari per espandere le capacità di calcolo destinate al governo degli Stati Uniti, un progetto che inizierà a concretizzarsi fisicamente quest’anno. Non stiamo parlando di vendere qualche spazio cloud in più per archiviare moduli fiscali: si tratta di infrastrutture dedicate alle regioni “AWS Top Secret” e “AWS Secret”.

La retorica aziendale, come da copione, dipinge tutto questo come un servizio al progresso scientifico e alla sicurezza nazionale. Matt Garman, CEO di AWS, ha sfoderato il classico lessico messianico della Silicon Valley:

Il nostro investimento in infrastrutture cloud e AI appositamente costruite per il governo trasformerà radicalmente il modo in cui le agenzie federali sfruttano il supercalcolo.

— Matt Garman, CEO di Amazon Web Services

Garman ha poi rincarato la dose parlando di “accelerare missioni critiche, dalla sicurezza informatica alla scoperta di farmaci”. È curioso come la “sicurezza informatica” e la “scoperta di farmaci” vengano sempre citate nella stessa frase, quasi a voler addolcire la pillola della sorveglianza di massa con un po’ di filantropia medica.

Ma quando si parla di regioni cloud “Top Secret” e di gigawatt di potenza di calcolo, la privacy dei cittadini rischia di diventare un danno collaterale trascurabile.

Se l’infrastruttura su cui gira il governo è privata, chi controlla davvero i dati? E soprattutto, chi garantisce che gli algoritmi addestrati su questi supercomputer non ereditino i bias e la fame di profitto del loro creatore?

Il confine tra stato e corporazione si fa sempre più sottile, ma mentre Amazon costruisce il futuro della sorveglianza governativa, il suo passato di “sorvegliante del mercato” sta tornando a chiederle il conto.

L’algoritmo che sapeva troppo (e costava troppo)

Proprio mentre i dirigenti brindano ai contratti governativi, un giudice federale a Seattle ha rovinato la festa. Il 5 gennaio, il giudice Robert Lasnik ha respinto la richiesta di Amazon di archiviare una class action che la accusa di price gouging – speculazione sui prezzi – durante l’emergenza COVID-19.

L’accusa è pesante: non solo Amazon avrebbe permesso a venditori terzi di vendere mascherine e disinfettanti a prezzi folli, ma avrebbe aumentato i propri prezzi su beni essenziali in modo “flagrantemente illegale”. Si parla di rincari del 233% su farmaci da banco e, in casi estremi, del 1.800% su alcune mascherine.

Questo non è un dettaglio storico irrilevante. È il cuore del problema.

Se gli algoritmi di “dynamic pricing” di Amazon non sono stati in grado (o non hanno voluto) fermare la speculazione durante una crisi umanitaria, perché dovremmo fidarci della nuova generazione di agenti AI che l’azienda sta integrando ovunque? Gli esecutori legali sostengono che l’azienda abbia aumentato la spesa in infrastrutture proprio per mantenere la sua posizione competitiva mentre l’AI diventa il motore centrale della domanda.

Ma se il “motore centrale” è progettato per massimizzare il profitto a ogni costo, l’AI non farà altro che rendere la speculazione più efficiente, più veloce e più difficile da rilevare per le autorità di regolamentazione.

Il rischio, concreto e immediato, è che l’intelligenza artificiale diventi lo scudo perfetto. “Non siamo stati noi, è stato l’algoritmo” potrebbe diventare la difesa standard per pratiche predatorie che, se condotte da esseri umani in una stanza fumosa, ci porterebbero dritti all’antitrust.

L’automazione della determinazione dei prezzi, combinata con la mole di dati che Amazon possiede sulle nostre abitudini (e ora, potenzialmente, su quelle governative), crea un’asimmetria informativa mostruosa.

Il consumatore non ha scampo: è un topo in un labirinto che cambia forma ogni volta che l’AI decide che siete disposti a pagare dieci centesimi in più.

E non illudiamoci che tutto questo sia gratis.

Qualcuno deve pur pagare per i data center che consumano l’energia di una piccola nazione.

Chi paga il conto della festa?

Brian Olsavsky, il direttore finanziario di Amazon, è stato molto chiaro con gli investitori: i rubinetti sono aperti e non si chiuderanno presto. Per giustificare le valutazioni astronomiche in borsa e la promessa di margini futuri, l’azienda deve spendere oggi cifre che superano il PIL di molti stati sovrani.

Amazon.com Inc. sta aumentando nettamente la sua spesa per l’intelligenza artificiale e l’infrastruttura dei data center, impegnando decine di miliardi di dollari per espandere la capacità cloud mentre la domanda di calcolo AI accelera nei mercati governativi e commerciali.

— Brian Olsavsky, CFO di Amazon (sintesi delle dichiarazioni)

Questi investimenti non sono beneficenza tecnologica. Sono una scommessa che deve ripagarsi.

E come si ripaga un investimento da 125 miliardi di dollari in server e chip? Non certo regalando servizi. Gli analisti prevedono che Amazon possa raggiungere una valutazione di 3 trilioni di dollari entro il 2026 se AWS tornerà a crescere a ritmi sostenuti. Per “crescere”, Amazon deve estrarre più valore da ogni singolo utente e da ogni singola transazione.

Questo significa un’integrazione sempre più aggressiva della pubblicità nei risultati di ricerca (già oggi saturati), l’uso dei dati biometrici e comportamentali per un targeting ancora più invasivo e, probabilmente, l’aumento dei costi per i venditori terzi che non avranno altra scelta se non ribaltare i prezzi sui consumatori finali.

L’AI generativa, tanto sbandierata come assistente allo shopping, rischia di diventare il più sofisticato venditore porta a porta della storia: uno che sa tutto di voi, non dorme mai e ha un solo obiettivo, vendervi ciò che garantisce il margine più alto ad Amazon, non ciò che vi serve davvero.

La convergenza tra il potere infrastrutturale (i contratti governativi), il potere di mercato (l’e-commerce dominante) e il potere predittivo (l’AI) crea un Leviatano digitale che sfugge alle vecchie categorie normative. Mentre il GDPR e l’AI Act europeo cercano affannosamente di mettere dei paletti, la realtà tecnologica ed economica corre molto più veloce della gazzetta ufficiale.

Siamo di fronte a un paradosso inquietante: finanziamo con i nostri dati e i nostri acquisti la costruzione di un’infrastruttura che rende sempre più difficile esercitare il nostro diritto di scelta, o anche solo capire quanto dovrebbero costare le cose. Se l’algoritmo decide il prezzo in base a quanto “può” estrarre da voi, il concetto stesso di mercato libero evapora.

Resta solo da chiedersi: quando l’AI gestirà anche i prezzi dell’acqua o dell’energia, ci sarà ancora un giudice a Seattle disposto ad ascoltarci?

Facebook X Network Pinterest Instagram
🍪 Impostazioni Cookie