Yandex sfida Google con l'intelligenza artificiale generativa: la riscossa del motore di ricerca russo

Yandex sfida Google con l’intelligenza artificiale generativa: la riscossa del motore di ricerca russo

Mentre il mondo si concentra su Google e Microsoft, Yandex, il “Google russo”, lancia una sfida inaspettata nel campo dell’intelligenza artificiale generativa, puntando su un approccio ibrido che unisce LLM e ricerca in tempo reale.

C’è un momento preciso, quando si apre una pagina di ricerca e si digita una domanda complessa, in cui ci si aspetta che la magia accada.

Fino a poco tempo fa, quella “magia” era una lista di link blu.

Oggi, alla vigilia del Natale 2025, la posta in gioco è cambiata radicalmente. Non cerchiamo più siti, cerchiamo risposte. E in questo scenario, dominato dai colossi della Silicon Valley, sta succedendo qualcosa di imprevisto e tecnicamente affascinante su yandex.com.

Il motore di ricerca, storicamente definito il “Google russo”, ha completato una transizione silenziosa ma brutale verso l’intelligenza artificiale generativa sul suo dominio globale.

Non è un aggiornamento minore. È la discesa in campo di uno dei pochissimi attori al mondo capace di costruire l’intera “torta” tecnologica da zero: dal data center al modello linguistico, fino all’interfaccia utente.

Mentre il resto del mondo si accapiglia su quale wrapper di ChatGPT funzioni meglio, Yandex ha schierato una tecnologia proprietaria che sfida direttamente l’egemonia di Google e Perplexity. Ma, come ogni storia che riguarda la tecnologia proveniente da Mosca, c’è molto di più sotto il cofano di quanto appaia sulla home page.

Oltre la semplice ricerca: il salto “neuronale”

Per capire la portata di questa mossa, bisogna guardare a come funziona il sistema. Quando fate una domanda su Yandex oggi, non state interrogando un database statico.

Yandex sfida Google con l'intelligenza artificiale generativa: la riscossa del motore di ricerca russo + Oltre la semplice ricerca: il salto

State parlando con Neuro, un sistema che combina la potenza dei Large Language Models (LLM) con l’indice di ricerca in tempo reale. È la stessa promessa di Google AI Overviews, ma con un sapore diverso, più “ingegneristico”.

La differenza tecnica è sostanziale. La maggior parte dei “motori di ricerca AI” emersi nel 2024 e 2025 sono parassiti intelligenti: prendono i risultati di Bing o Google e li riassumono usando le API di OpenAI o Anthropic.

Yandex no. Loro addestrano i propri modelli.

Questo permette un controllo granulare sulla qualità della risposta che i concorrenti “wrapper” non possono avere. L’efficacia di questo approccio è stata testata in mercati specifici prima del rollout globale.

In Turchia, ad esempio, l’azienda ha condotto un esperimento di massa che ha dato risultati sorprendenti, con una crescita della base utenti superiore al 75% nel corso del 2025 proprio grazie all’introduzione di servizi di ricerca potenziati dall’AI come “Yazeka”.

Non si tratta solo di numeri, ma di filosofia del software. Dmitry Masyuk, a capo del gruppo Search and Advertising Technologies di Yandex, ha spiegato chiaramente perché i modelli linguistici da soli non bastano.

Circa un anno e mezzo fa, quando furono rilasciati i primi modelli linguistici come ChatGPT, c’era l’idea sbagliata che potessero sfidare i principali motori di ricerca. Tuttavia, questo era un mito. Indipendentemente dal tipo di modello linguistico o rete neurale, questi mancano di una conoscenza specifica sul mondo. Sebbene possano articolare in modo impressionante argomenti generali, vacillano quando si chiede loro di dettagli specifici o eventi recenti… Grazie al nostro motore di ricerca avanzato, abbiamo accesso in tempo reale alle informazioni online caricate più di recente.

— Dmitry Masyuk, Direttore del gruppo Search and Advertising Technologies presso Yandex

Questa citazione evidenzia il tallone d’Achille di molti assistenti AI attuali: l’allucinazione sui fatti recenti.

L’approccio ibrido — “cervello” AI più “memoria” del motore di ricerca — è l’unica via percorribile per l’affidabilità. Ma la tecnologia, per quanto brillante, non esiste nel vuoto.

Lo scacchiere globale e la “diaspora” tecnologica

Qui la storia si complica e diventa un thriller aziendale.

Per anni, Yandex è stata una singolarità: quotata al NASDAQ, con sede legale nei Paesi Bassi ma cuore operativo a Mosca. La guerra e le sanzioni hanno forzato una scissione dolorosa e complessa, conclusasi formalmente solo a metà del 2024.

Oggi esistono due entità spiritualmente collegate ma legalmente divorziate. Da una parte c’è la Yandex russa, che sta spingendo questi nuovi prodotti consumer. Dall’altra c’è il fondatore originale, Arkady Volozh, che ha portato via parte del talento e dei brevetti per fondare una nuova realtà in Europa, lanciando Nebius Group, una società focalizzata sull’infrastruttura AI globale.

Questo contesto è fondamentale per “unire i puntini”. Perché Yandex sta spingendo sull’AI globale proprio ora?

Probabilmente perché deve dimostrare di poter sopravvivere e innovare anche senza l’accesso diretto all’hardware occidentale più avanzato, ottimizzando in modo maniacale il software. È una dimostrazione di forza tecnica: riuscire a competere con i giganti americani partendo da una posizione di isolamento forzato.

Inoltre, l’espansione globale di yandex.com con funzionalità AI suggerisce che l’azienda non vuole restare confinata nel recinto dei paesi CIS. Vuole essere un’alternativa per quel “Sud Globale” e per i mercati emergenti che cercano opzioni diverse dal duopolio Google-Microsoft.

Alexander Popovskiy, CEO di Yandex Search International, inquadra questa evoluzione non come un semplice aggiornamento, ma come un cambio di paradigma:

I motori di ricerca erano soliti essere le porte d’accesso a internet per le generazioni precedenti. Il nuovo prodotto mira a diventare una porta d’accesso al nuovo internet — l’internet della prossima generazione.

— Alexander Popovskiy, CEO di Yandex Search International

Agenti autonomi e il bivio strategico

Guardando al futuro immediato, l’integrazione dell’AI nella ricerca è solo il primo passo verso l’era degli “agenti”.

Immaginate un motore che non vi dice solo dove comprare un biglietto aereo, ma che inizia la procedura di prenotazione per voi. Yandex sta sperimentando pesantemente in questa direzione, ma con una strategia che ha recentemente subito una virata brusca.

Proprio all’inizio di questo mese, l’azienda ha preso una decisione che ha lasciato molti analisti perplessi, annunciando l’interruzione della tecnologia di ricerca internet per gli agenti AI nel settore B2B.

Cosa significa?

In parole povere: invece di vendere la loro tecnologia di “ricerca per robot” ad altre aziende, hanno deciso di chiudere i rubinetti e tenerla per sé. Questo suggerisce che vedono un vantaggio competitivo enorme nel mantenere esclusiva la capacità dei loro agenti AI di navigare il web.

Se il loro assistente personale può compiere azioni che gli altri non possono fare (perché non hanno accesso a quell’API di ricerca specifica), Yandex guadagna un punto di forza unico sul mercato consumer.

È una scommessa rischiosa.

Chiudersi in un “giardino recintato” (il famoso walled garden, per usare un termine caro a Apple) funziona solo se il tuo giardino è bellissimo. Se l’esperienza utente non è impeccabile, gli utenti torneranno semplicemente a scorrere i link su Google.

C’è poi l’immancabile nodo della privacy e della sicurezza dei dati. Usare un servizio AI così profondamente integrato significa affidare all’algoritmo non solo le nostre domande, ma i nostri intenti, le nostre abitudini di acquisto e, potenzialmente, l’esecuzione di compiti a nostro nome.

Sebbene Yandex insista sulla conformità agli standard internazionali e sulla “etica” dei suoi modelli, per un utente occidentale l’utilizzo di una piattaforma che opera sotto la giurisdizione russa comporta valutazioni che vanno oltre la semplice qualità della risposta.

Siamo di fronte a un paradosso affascinante: una delle tecnologie di ricerca più avanzate e performanti del 2025 arriva da un attore che molti avevano dato per spacciato o irrilevante a livello globale solo un paio di anni fa.

La tecnologia funziona, è veloce e spesso sorprendentemente precisa. Resta da vedere se, nel calcolo quotidiano tra comodità e geopolitica, gli utenti sceglieranno l’efficienza dell’algoritmo o la provenienza del server.

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