Il dominio di Google nell'ai: da 35 a 85 miliardi di chiamate api in sei mesi

Il dominio di Google nell’ai: da 35 a 85 miliardi di chiamate api in sei mesi

L’intelligenza artificiale esce dalla fase “giocattolo” e Google consolida il suo dominio, ma la fine dell’era gratuita apre nuovi interrogativi su costi e privacy

Se c’è una cosa che il 2025 ci ha insegnato, è che l’infrastruttura dell’intelligenza artificiale ha smesso di essere un giocattolo per diventare il sistema nervoso invisibile di mezza internet.

Mentre noi eravamo distratti a generare immagini di gatti in tuta spaziale, Google ha compiuto una manovra silenziosa ma brutale per consolidare il suo dominio, portando le chiamate alla sua API da 35 a 85 miliardi in appena sei mesi.

Non stiamo parlando di un semplice aumento di traffico.

Stiamo assistendo alla trasformazione di Gemini da “assistente curioso” a motore industriale. Se guardiamo i dati con attenzione, emerge una strategia a tre fasi: attirare gli sviluppatori con prestazioni mostruose, abilitarli con strumenti di automazione di massa e, infine, chiudere i cancelli del “gratis” per monetizzare l’impossibile.

Siamo al 19 gennaio 2026 e la luna di miele dell’AI gratuita è ufficialmente finita, ma la capacità di calcolo che abbiamo in mano non è mai stata così potente.

L’accelerazione silenziosa

Tutto è iniziato nella primavera scorsa. Mentre il pubblico generale dibatteva ancora sulla creatività delle macchine, a marzo 2025 Google ha segnato un punto di svolta rilasciando la preview di Gemini 2.5 Pro, introducendo finalmente un sistema di fatturazione pronto per la produzione.

Sembra un dettaglio noioso da contabili, ma è stato il grilletto che serviva alle aziende: fino a quel momento, nessuno osava costruire app critiche su fondamenta instabili o puramente sperimentali.

Ma il vero game changer non è stato un modello più intelligente, bensì una funzione tecnica che ha entusiasmato solo gli ingegneri: la modalità Batch, arrivata a luglio.

Immaginate di dover analizzare un milione di documenti legali. Invece di chiedere all’AI di leggerne uno alla volta (lento e costoso), con il Batch si carica tutto in blocco e si riceve la risposta quando il sistema è meno carico, a metà prezzo.

È questa efficienza brutale che ha permesso il balzo a 85 miliardi di chiamate: le aziende non stanno più usando l’AI per “chattare”, ma per macinare dati in background mentre noi dormiamo.

L’arrivo della serie Gemini 3 a fine 2025 ha poi cementato la posizione tecnologica. Non stiamo più parlando di modelli che generano testo, ma di agenti capaci di pianificare, ragionare e usare il computer quasi come un essere umano.

Tuttavia, la competizione non è rimasta a guardare.

La guerra dei numeri e l’ecosistema chiuso

Se Google gioca sulla forza bruta dell’infrastruttura, la concorrenza punta sulla fedeltà degli sviluppatori. Anthropic, con il suo Claude, ha mantenuto una base di utenti fanatica grazie a una percezione di maggiore “umanità” e sicurezza nelle risposte.

Nonostante la potenza di fuoco di Mountain View, i dati indicano che Claude gestisce oltre 25 miliardi di chiamate API ogni mese, una cifra impressionante per un’azienda che non possiede un motore di ricerca o un sistema operativo mobile.

La differenza sostanziale, però, sta nell’integrazione. Mentre Claude e OpenAI devono lottare per essere integrati nelle piattaforme altrui, Google ha passato il 2025 a tessere Gemini dentro ogni angolo del suo impero, da Android a Workspace.

Questo spiega perché, nonostante la qualità dei modelli concorrenti sia spesso comparabile, la frizione per adottare la soluzione di Google è vicina allo zero per chi è già nel loro ecosistema.

Ma c’è un rovescio della medaglia in questa espansione tentacolare. L’innovazione sta diventando sempre più costosa e centralizzata.

Le piccole startup che un anno fa potevano sperare di competere usando modelli open source o API economiche, oggi si trovano di fronte a un fossato tecnologico sempre più ampio. Gli strumenti “agentici” (quelli che agiscono autonomamente) richiedono una sicurezza e una stabilità che solo i giganti possono garantire, spingendo il mercato verso un oligopolio di fatto.

La fine del pasto gratis

Ed è qui che arriviamo alla nota dolente, quella che sta facendo discutere i forum di sviluppatori da settimane. Per tutto il 2024 e buona parte del 2025, Google ha operato in modalità “predatoria”: prezzi bassi, quote gratuite generose, tutto pur di rubare market share.

La strategia ha funzionato: 8 milioni di abbonati a Gemini Enterprise sono un tesoretto che giustifica qualsiasi investimento.

Ma a dicembre 2025 la musica è cambiata. Chi si era abituato a costruire prototipi a costo zero ha subito una drastica riduzione della quota gratuita giornaliera per Gemini 2.5 Flash, passata da centinaia di richieste a poche decine.

Il messaggio è chiaro: la fase di reclutamento è finita, ora si passa alla cassa.

Per l’utente finale, questo significa che molte delle app “simpatiche e gratuite” basate sull’AI che abbiamo scaricato l’anno scorso o chiuderanno, o diventeranno a pagamento, o – peggio ancora – inizieranno a vendere i nostri dati in modo ancora più aggressivo per coprire i costi delle API.

Questo spostamento verso modelli a pagamento crea anche un paradosso sulla privacy. Le versioni Enterprise di Gemini garantiscono che i dati non vengano usati per l’addestramento, una tutela fondamentale per le aziende.

Ma i piccoli sviluppatori o gli utenti della fascia gratuita? Si trovano in una zona grigia dove il “prezzo” da pagare potrebbe essere proprio la loro proprietà intellettuale usata per addestrare il prossimo Gemini 4.

Siamo di fronte alla classica maturazione di una tecnologia dirompente: l’entusiasmo selvaggio degli inizi lascia il posto a fatture, contratti enterprise e consolidamento. L’intelligenza artificiale è diventata più potente, più utile e infinitamente più capace di dodici mesi fa, ma è anche diventata una risorsa esclusiva, dove l’accesso alle capacità migliori è riservato a chi può permettersi il biglietto d’ingresso.

La domanda non è più “cosa può fare l’AI”, ma “chi potrà permettersi di usarla al suo massimo potenziale”?

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