Amazon e l'ai: la scommessa da 200 miliardi di aws per il 2026

Amazon e l’ai: la scommessa da 200 miliardi di aws per il 2026

Il focus si sposta su Amazon Web Services, il vero motore finanziario dell’azienda, con una crescita dei ricavi del 20% e investimenti massicci in infrastrutture per l’intelligenza artificiale

Se guardiamo agli ultimi mesi del 2025, la situazione di Amazon poteva sembrare quella di un colosso un po’ assopito. Mentre il mondo tecnologico correva freneticamente dietro all’intelligenza artificiale generativa, l’azienda di Seattle sembrava quasi ferma a guardare, chiudendo l’anno con una performance azionaria piatta che ha lasciato molti investitori con l’amaro in bocca.

Ma gennaio 2026 ci sta raccontando una storia completamente diversa.

Non è il negozio online che sta cambiando le carte in tavola, e nemmeno la logistica dei pacchi che arrivano a casa nostra in poche ore: la vera rivoluzione sta accadendo dietro le quinte, nella sala macchine invisibile che tiene in piedi buona parte di internet.

Amazon ha deciso di smettere di giocare in difesa. Se fino a pochi mesi fa l’attenzione era tutta sul taglio dei costi e sull’efficienza della rete di distribuzione, ora il focus si è spostato prepotentemente su quello che è sempre stato il vero polmone finanziario dell’azienda: Amazon Web Services (AWS). E i numeri, per la prima volta da tre anni a questa parte, danno ragione a chi ha avuto la pazienza di aspettare.

Il risveglio del gigante invisibile

Per capire cosa sta succedendo, dobbiamo dimenticarci per un attimo del corriere che suona al citofono. AWS non vende prodotti fisici, vende potenza di calcolo. È l’infrastruttura su cui si appoggiano governi, banche e le start-up che usano l’IA. Dopo un periodo di rallentamento che aveva preoccupato Wall Street, il segmento cloud ha registrato una crescita dei ricavi del 20% su base annua nell’ultimo trimestre, il ritmo più veloce visto negli ultimi tre anni.

Non è un dato puramente finanziario, è un segnale tecnico preciso.

Significa che le aziende hanno smesso di “ottimizzare” (leggi: tagliare) la loro spesa cloud e hanno ricominciato a investire pesantemente per integrare l’intelligenza artificiale nei loro processi. Amazon ha saputo intercettare questa nuova ondata non solo offrendo spazio sui server, ma proponendo strumenti per costruire l’IA. Con margini operativi che toccano il 34,6% e la prospettiva di salire ancora, AWS sta dimostrando di essere l’unica vera risposta alla compressione dei guadagni derivanti dall’e-commerce tradizionale.

Tuttavia, questa accelerazione non è gratis.

Per sostenere questa crescita, Amazon ha dovuto aprire i cordoni della borsa in modo massiccio, investendo miliardi in quello che in gergo si chiama “AI CapEx”, ovvero le spese in conto capitale per l’infrastruttura di intelligenza artificiale. Costruire data center capaci di addestrare modelli complessi costa cifre astronomiche, e questo ci porta dritti al cuore della scommessa tecnologica del 2026.

Non solo pacchi: la scommessa da 200 miliardi

La cifra che fa girare la testa non è tanto il fatturato attuale, quanto quello futuro. Esiste un indicatore tecnico chiamato RPO (Remaining Performance Obligations), che rappresenta sostanzialmente il valore dei contratti già firmati ma non ancora incassati: una sorta di “portafoglio ordini” garantito.

Attualmente, questo backlog ha raggiunto i 200 miliardi di dollari, segnando un aumento del 22%. È come se Amazon avesse già in tasca un’assicurazione sulla vita per i prossimi anni, indipendentemente da come andranno le vendite natalizie.

In questo scenario si inserisce l’attesa per “Nova”, il nuovo modello di intelligenza artificiale proprietario di Amazon previsto per il giugno 2026. L’obiettivo è chiaro: competere direttamente con i “cervelli” digitali di OpenAI e Google, offrendo capacità di ragionamento avanzato a un prezzo competitivo. Se Nova manterrà le promesse, integrandosi profondamente nell’ecosistema AWS, potrebbe convincere migliaia di sviluppatori a non cercare altrove le fondamenta per le loro applicazioni.

L’entusiasmo per queste prospettive ha riacceso l’interesse dei mercati, tanto che questo ottimismo ha spinto il titolo verso nuovi massimi storici e previsioni di prezzo rialziste da parte degli analisti, che ora vedono un target price intorno ai 300 dollari.

Ma se da un lato la tecnologia corre, dall’altro emergono interrogativi che non possiamo ignorare, specialmente quando un’unica entità controlla sia dove compriamo sia dove i nostri dati vengono elaborati.

L’ombra della concorrenza e i dubbi sulla privacy

Non è tutto oro quello che luccica nel silicio.

L’enorme investimento in IA e la centralità di AWS pongono Amazon in una posizione di potere quasi assoluto sui dati. Se da un lato l’utente finale beneficia di servizi più veloci e “intelligenti” (pensiamo a un assistente vocale che capisce davvero il contesto e non solo comandi base), dall’altro la concentrazione di infrastruttura critica nelle mani di un solo attore privato solleva dubbi sulla sicurezza e sulla privacy.

L’integrazione verticale tra i chip proprietari di Amazon, i suoi modelli IA come Nova e il cloud AWS crea un ecosistema chiuso estremamente efficiente, ma anche difficile da abbandonare per le aziende clienti (il cosiddetto vendor lock-in). Inoltre, mentre Microsoft e Google hanno giocato a carte scoperte per anni sull’IA generativa, Amazon sta rincorrendo. Il successo di Nova non è garantito e il ritardo accumulato potrebbe pesare se il modello non si rivelasse drasticamente superiore alla concorrenza.

Siamo di fronte a un bivio interessante.

Amazon sta cercando di trasformarsi definitivamente da “negozio di tutto” a “computer del mondo”. La tecnologia è affascinante e i vantaggi pratici per l’infrastruttura di internet sono innegabili.

Resta però da chiedersi: mentre festeggiamo l’efficienza dei nuovi algoritmi e la ripresa del titolo in borsa, siamo consapevoli di quanto stiamo rendendo indispensabile, e quindi intoccabile, questo gigante invisibile?

Facebook X Network Pinterest Instagram
🍪 Impostazioni Cookie