Volatilità Google: Gabe lega i crolli ranking all’aggiornamento sistema recensioni
L’azienda ha annunciato un aggiornamento focalizzato su Discover, ma gli esperti indicano il “sistema delle recensioni” come il vero responsabile del caos che sta colpendo ogni tipo di sito.
Da giorni, il terreno sotto i siti web di mezzo mondo trema. Non è un terremoto, ma qualcosa di simile per chi vive di traffico da Google: un’ondata di volatilità estrema nei ranking di ricerca che, a partire dal 2 febbraio 2026, ha fatto impazzire gli strumenti di monitoraggio e mandato in tilt i dashboard di traffico di migliaia di editori e aziende.
Alcuni parlano di crolli del 90%, altri di fluttuazioni selvagge che ricordano gli aggiornamenti più pesanti del passato.
La domanda che tutti si pongono è semplice: cosa sta combinando Google questa volta?
E, soprattutto, chi ci rimette e chi ci guadagna mentre l’algoritmo balla questa tarantola digitale?
La risposta ufficiale, come spesso accade, è parziale e arriva in ritardo. Il 5 febbraio, Google ha annunciato il lancio dell’aggiornamento “Discover Core” di febbraio 2026, focalizzato sul feed Discover che mostra contenuti su Android e nella home page dell’app di Google. L’aggiornamento, dice l’azienda, mira a mostrare più contenuti localmente rilevanti e a ridurre il sensazionalismo.
Ma gli esperti fanno notare che il terremoto era iniziato ben tre giorni prima e ha colpito principalmente la ricerca tradizionale, non Discover.
Barry Schwartz, fondatore di Search Engine Roundtable e news editor di Search Engine Land, è uno dei più attenti cronisti di queste turbolenze. La sua analisi quotidiana evidenzia come la volatilità attuale assomigli più a una ricalibrazione di ampio respiro dei sistemi di qualità, che a un semplice aggiornamento settoriale.
L’ombra lunga del “sistema delle recensioni”
Se l’aggiornamento Discover ufficiale non basta a spiegare il caos, dove guardare? L’ipotesi più solida, avanzata dall’analista di algoritmi Glenn Gabe, punta il dito verso un altro, più oscuro, ingranaggio della macchina di Google: il “sistema delle recensioni” (reviews system). Gabe, che attraverso la sua G-Squared Interactive aiuta i siti a riprendersi dagli aggiornamenti degli algoritmi di Google, ha una memoria lunga.
Ricorda che gli aggiornamenti legati alle recensioni, nati nel 2021 per colpire le recensioni prodotto affiliate di bassa qualità, hanno storicamente causato grande instabilità.
E, cosa cruciale, da novembre 2023 Google ha reso questo sistema un aggiornamento continuo, non più periodico.
Una bomba a orologeria sempre attiva.
Gli aggiornamenti delle recensioni prodotto di Google, iniziati nell’aprile 2021, hanno storicamente causato volatilità di ranking per i siti web, in particolare per quelli con contenuti affiliati di bassa qualità.
— Glenn Gabe, G-Squared Interactive
La tesi di Gabe è che l’attuale volatilità sia legata a una nuova “sintonizzazione” di questo sistema.
Ma c’è un dettaglio inquietante: nel tempo, il perimetro del “sistema delle recensioni” si è allargato a dismisura. Non valuta più solo le recensioni di prodotti fisici, ma anche servizi, attività commerciali, destinazioni di viaggio e contenuti mediali. In pratica, quasi qualsiasi sito che esprima un giudizio o una classifica potrebbe rientrare nel suo mirino.
Questo spiega perché l’ondata di febbraio sembra così trasversale, colpendo editori, siti e-commerce e portali di servizi senza distinzione apparente.
Google sta forse applicando standard da “recensione affidabile” a contenuti che una recensione non sono, con effetti collaterali devastanti?
Il business della volatilità e il paradosso della trasparenza
Mentre i siti vedono il traffico evaporare da un giorno all’altro, è legittimo chiedersi: a chi giova questo caos? La risposta più cinica è: all’ecosistema che ruota intorno a Google. La volatilità estrema costringe le aziende a monitoraggi ossessivi, ad aumentare gli investimenti in strumenti SEO premium, a rivolgersi a consulenti “specializzati in recovery” come lo stesso Gabe.
Crea un mercato della paura e dell’emergenza.
Google, dal canto suo, proclama da anni di voler premiare i contenuti di qualità, quelli che dimostrano Esperienza, Autorevolezza, Affidabilità e Competenza (E-E-A-T).
Ma cosa succede quando gli stessi standard che dovrebbero garantire qualità diventano un’arma opaca che destabilizza l’intero web?
Il paradosso è stridente. Da un lato, Google pubblica linee guida su come creare contenuti utili e affidabili pensati per le persone. Dall’altro, i suoi aggiornamenti continui e non annunciati – come quello sul sistema delle recensioni – rendono il campo di gioco un terreno mobile dove le regole cambiano in silenzio. L’azienda si difende dicendo che gli aggiornamenti core sono annunciati, mentre le “perfezionamenti” dei sistemi di ranking (come quello delle recensioni o dello spam) possono avvenire in qualsiasi momento senza preavviso.
Una distinzione che per un editore che ha perso il 95% del traffico suona come puro formalismo.
C’è poi il capitolo dell’intelligenza artificiale. L’espansione degli “AI Overview” e della “Modalità AI” nei risultati di ricerca sta ridisegnando radicalmente il modo in cui gli utenti consumano informazioni, spesso relegando i siti web di origine a semplici fonti in nota a piè di pagina.
In questo contesto, la volatilità dei ranking tradizionali potrebbe essere il sintomo di un esperimento più grande: Google sta forse “spostando i mobili” della ricerca classica per preparare il terreno a un’esperienza sempre più dominata dalla sua IA?
Se così fosse, la turbolenza di febbraio non sarebbe un bug, ma una feature di una transizione dolorosa e non dichiarata.
La conclusione è amara e pone un interrogativo fondamentale sulla governance del web. Google agisce come un potere regolatorio de facto, le cui “sentenze” algoritmiche possono distruggere traffico e fatturati in poche ore. Eppure, non risponde a nessuna autorità di vigilanza, non fornisce motivi specifici per le penalizzazioni e non offre un vero ricorso.
Possiamo davvero accettare che l’accesso all’informazione online, per miliardi di persone e per la sopravvivenza di migliaia di aziende, dipenda dagli umori mutevoli di un sistema di recensioni diventato troppo grande e troppo opaco?
La volatilità di febbraio non è un incidente di percorso: è il sintomo di un potere concentrato e incontrollato che continua a testare i suoi limiti, mentre il resto del web trema.