Amazon e l'AI: perché Cramer scommette sul gigante sottovalutato nonostante la performance fiacca

Amazon e l’AI: perché Cramer scommette sul gigante sottovalutato nonostante la performance fiacca

Nonostante la sua performance deludente rispetto ai giganti tecnologici spinti dall’intelligenza artificiale, analisti come Jim Cramer e Mark Mahaney vedono in Amazon un’opportunità sottovalutata, confidando nella riaccelerazione di AWS e nella sua strategia infrastrutturale.

Nel panorama tecnologico del 2025, caratterizzato da una frenesia per l’intelligenza artificiale che ha spinto i titoli di alcuni colossi a nuovi record, Amazon ha rappresentato un’anomalia. Mentre i suoi pari nel cosiddetto “Magnificent Seven” cavalcavano l’onda, il gigante di Seattle ha registrato un aumento del valore delle sue azioni di appena il 5 per cento nell’anno appena concluso, una performance che, in termini relativi, può essere definita deludente.

È in questo contesto che l’analisi di Jim Cramer, il conduttore televisivo di CNBC noto per il suo show Mad Money, assume un significato particolare. Cramer, figura spesso polarizzante ma con un’influenza innegabile su una certa fascia di investitori retail, ha recentemente ribadito la sua fiducia in Amazon, suggerendo di acquistare le azioni nonostante la performance fiacca.

La sua tesi si basa su un principio classico dell’investimento: comprare quando gli altri sono scettici, puntando su un asset sottovalutato ma con fondamentali solidi.

La domanda che sorge spontanea è se questa sia una mossa lungimirante o un tentativo di razionalizzare un titolo che, semplicemente, ha perso il treno della narrazione dominante sull’AI.

La posizione di Cramer non è isolata nel mondo della finanza. Trova un potente alleato in Mark Mahaney, analista di Evercore ISI, che ha definito Amazon un “composto di alta qualità” e gli ha assegnato un prezzo obiettivo di 335 dollari, circa il 45 per cento al di sopra dei livelli recenti. Questo obiettivo è tra i più ottimisti sul mercato e si regge su una valutazione precisa: Amazon sta cambiando marcia.

Jim Cramer non sembra ancora pronto a rinunciare alle azioni di Amazon, anche dopo che hanno fatto peggio della maggior parte delle sue concorrenti nel paniere dei Magnificent Seven.

— Jim Cramer, Conduttore di CNBC’s Mad Money

Il cuore dell’ottimismo risiede in Amazon Web Services (AWS), il pilastro della profitabilità del gruppo. Dopo un periodo di crescita rallentata, dettato dall’ottimizzazione delle spese da parte dei clienti enterprise in un contesto macroeconomico incerto, gli analisti prevedono una “riaccelerazione”. Il motore di questa ripresa sarebbe proprio la domanda di servizi legati all’intelligenza artificiale generativa e, soprattutto, agli agenti autonomi.

Mentre il mercato ha premiato chi, come Nvidia, fornisce i mattoni hardware (le GPU) o chi, come Microsoft con OpenAI, ha catturato l’immaginario collettivo con chatbot, Amazon sta giocando una partita diversa e più infrastrutturale. La sua forza sta nel fornire l’intero stack tecnologico necessario alle aziende per costruire, addestrare e implementare modelli di AI complessi, spesso in modalità privata e ibrida.

I chip custom Trainium (per l’addestramento) e Inferentia (per l’inferenza) rappresentano un tentativo tecnologicamente elegante di ridurre la dipendenza dalle costose GPU di Nvidia e di offrire un percorso di ottimizzazione dei costi su larga scala.

È una strategia che parla al CFO delle grandi imprese, non solo al CTO.

Il paradosso del gigante invisibile

Tuttavia, qui emerge una tensione fondamentale nel posizionamento di Amazon. La società è un hyperscaler dominante, con una quota di mercato nel cloud pubblico che si contende il primo posto a livello globale, eppure nella narrazione pubblica sull’AI sembra spesso un passo indietro rispetto a Microsoft Azure e Google Cloud Platform. Questo “paradosso del gigante invisibile” ha contribuito alla sua sottoperformance in Borsa.

Gli investitori, nel 2025, hanno premiato la percezione di un vantaggio immediato e dirompente, piuttosto che la solidità di un’offerta enterprise completa ma meno “sexy”. Amazon paga anche il fatto di essere un conglomerato: i suoi ricavi derivano da e-commerce, pubblicità, streaming e cloud.

In un anno in cui il focus del mercato era ristretto quasi esclusivamente all’AI, questa diversificazione è stata vista più come un freno che come un punto di forza, diluendo la purezza dell’esposizione al tema caldo del momento.

La risposta di Amazon a questa percezione si articola su più fronti. Oltre al potenziamento di AWS, c’è un rinnovato sforzo sul fronte consumer con “Alexa+”, un aggiornamento dell’assistente vocale basato su un modello di linguaggio di grandi dimensioni che dovrebbe renderlo più conversazionale e utile. C’è poi la persistente spinta nella conquista del mercato della spesa alimentare, un settore ad alta frequenza d’acquisto ma a bassissimi margini.

Questi sforzi, però, rischiano di apparire dispersivi se non supportati da una chiara dimostrazione di come si integrino in una visione di AI pervasiva. La sfida per il CEO Andy Jassy e il suo team sarà proprio questa: raccontare una storia coerente in cui l’AI di Amazon non è un prodotto a sé stante, ma il tessuto connettivo che migliora l’esperienza di acquisto, ottimizza la logistica, potenzia gli annunci pubblicitari e, naturalmente, alimenta il cloud.

Il “composto di alta qualità” ha una manciata di catalizzatori che potrebbero generare un serio rialzo nel nuovo anno. Mahaney punta all’intervallo dei 335 dollari.

— Mark Mahaney, Analista di Evercore ISI

Una scommessa sul valore, non sulla moda

Dal punto di vista della valutazione, l’argomento a favore di Amazon diventa più tecnico e, per alcuni, più convincente. Il titolo viene scambiato a poco più di 32 volte gli utili passati (rapporto P/E trailing). Se confrontato con i multipli ben più elevati di alcune delle sue concorrenti nel campo dell’AI, Amazon inizia a sembrare “il modo più economico per scommettere sull’intelligenza artificiale”, come sottolineano alcuni analisti.

Questo discount riflette lo scetticismo del mercato sulla sua capacità di riconquistare una leadership narrativa, ma potrebbe anche rappresentare un’opportunità se i prossimi rapporti trimestrali mostreranno i segni tangibili della riaccelerazione di AWS e di una crescita sostenuta nei margini operativi.

In sostanza, gli investitori che seguono il consiglio di Cramer e Mahaney non stanno scommettendo su un miracolo tecnologico immediato, ma su un’azienda che ha la scala, l’infrastruttura e la disciplina finanziaria per monetizzare in modo massiccio la prossima fase di adozione enterprise dell’AI, quella più noiosa ma potenzialmente più redditizia.

La conclusione porta a una riflessione critica sul mercato stesso.

La sottoperformance di Amazon nel 2025 è il sintomo di un mercato che premia la narrazione semplice e l’hype immediato, o è invece il giudizio razionale su un’azienda che, nonostante le sue dimensioni, sta faticando a innovare con la stessa velocità dei suoi rivali?

La risposta probabilmente sta nel mezzo.

Amazon ha senza dubbio perso un po’ di slancio innovativo nella corsa all’AI generativa, arrivando in ritardo con un’offerta chiara per gli sviluppatori rispetto a Microsoft e Google. Tuttavia, la sua storia è costellata di esempi in cui, partendo in ritardo, ha poi sfruttato la sua superiore efficienza operativa, la sua fedeltà alla clientela enterprise e la sua capacità di eseguire su larga scala per dominare un mercato.

La scommessa su Amazon per il 2026 è, in fondo, una scommessa sulla capacità del mercato di riscoprire il valore della concretezza rispetto al clamore, dell’esecuzione rispetto all’annuncio.

Se prevarrà la prima, Amazon potrebbe avere la sua rivincita.

Se invece la febbre per l’AI continuerà a premiare principalmente chi fa le mosse più rumorose, il gigante di Seattle potrebbe rimanere, suo malgrado, un titolo value in un mercato growth.

Facebook X Network Pinterest Instagram
🍪 Impostazioni Cookie