Amazon investe 200 miliardi in AI: il mercato trema, Cramer difende il retail
La società ha infatti annunciato un piano di investimenti da 200 miliardi di dollari per il 2026, destinati all’intelligenza artificiale per colmare il divario con i concorrenti, generando timori tra gli investitori
Il mercato ha reagito con un brivido di freddo, ma Jim Cramer, il volto televisivo di Mad Money su CNBC, ha provato a riscaldare gli animi.
Mentre i titoli di Amazon crollavano dell’11 per cento in after-hours dopo l’annuncio dei risultati del quarto trimestre 2025, il commentatore ha cercato di riportare l’attenzione su quello che definisce il pilastro spesso sottovalutato del colosso di Seattle: il commercio al dettaglio.
«Amazon ha il retail e questo li aiuterà, ok», ha dichiarato Cramer, «ma Azure è quello che ritengo sia la crisi esistenziale».
La sua analisi punta il dito verso Microsoft e il suo cloud in ascesa, dipingendo un quadro in cui il gigantesco business di vendita al dettaglio di Amazon funge da ancora di salvezza mentre la compagnia ingaggia una costosissima battaglia per il futuro dell’intelligenza artificiale.
I numeri del quarto trimestre, in effetti, parlano di una macchina retail ancora potentissima.
Amazon ha chiuso il periodo con ricavi netti di 213,39 miliardi di dollari, in crescita del 14 per cento su base annua e superiori alle attese di Wall Street.
La divisione AWS, il cloud, ha registrato 35,6 miliardi di dollari di ricavi, con un incremento del 24 per cento.
Eppure, non sono stati questi dati a dominare le cronache finanziarie, bensì le prospettive per il 2026.
Il CEO Andy Jassy ha annunciato che Amazon prevede di investire circa 200 miliardi di dollari in spese in conto capitale l’anno prossimo, una cifra astronomica che supera il flusso di cassa operativo e rappresenta un aumento del 54 per cento rispetto alle previsioni precedenti.
L’obiettivo dichiarato è costruire l’infrastruttura per l’AI: chip personalizzati, data center, reti satellitari e robotica.
Non dirò che il calo di Amazon sia eccessivo perché immagino che domani sarà piuttosto brutto… [ma c’è] una ragione per questa spesa che può essere giustificata.
— Jim Cramer, conduttore di CNBC Mad Money
La scommessa da 200 miliardi e la sindrome del ritardatario
Questa mossa non è un salto nel buio, ma una corsa contro il tempo.
Amazon, nonostante la posizione dominante nel cloud con AWS, è percepita essere partita in ritardo nella corsa all’AI generativa rispetto a rivali come Microsoft, strettamente alleata con OpenAI, e Google.
L’investimento faraonico serve a colmare questo gap percepito, trasformando AWS in una piattaforma in grado di ospitare e far girare i modelli più avanzati, inclusi quelli di Anthropic, in cui Amazon ha una partecipazione significativa.
È una strategia che segue il copione già scritto da altri membri del gruppo delle “Magnificent Seven”, come Meta e Alphabet, che hanno a loro volta annunciato piani di spesa titanici per l’AI.
La differenza è nella scala e nel timing: Amazon sta effettuando questa mossa in un momento in cui gli investitori, già nervosi per i rendimenti futuri di tali investimenti, mostrano segni di affaticamento.
La reazione del mercato – un crollo del titolo nonostante ricavi e utili solidi – è un chiaro segnale di questa nervosità.
Gli analisti, tuttavia, rimangono per lo più convinti della tesi di lungo periodo.
Stifel e UBS hanno entrambi alzato i loro price target, mantenendo rating “Buy”.
La fiducia si basa su una visione in cui l’enorme spesa in conto capitale non è un buco nero, ma un motore che alimenterà non solo AWS, ma tutti i settori di Amazon.
Daniel Newman, CEO del Futurum Group, sintetizza questa visione ottimista:
Amazon inizialmente è stata più lenta dei rivali nell’AI, ma ora sta guadagnando slancio man mano che i clienti AWS adottano i nuovi strumenti di intelligenza artificiale; potrebbe essere uno dei maggiori beneficiari dell’AI in tutti i servizi cloud, pubblicità, logistica, robotica e commercio.
— Daniel Newman, CEO di Futurum Group
Secondo questa logica, l’AI non è solo un prodotto da vendere su AWS, ma il lievito che farà crescere ogni altro business: dagli algoritmi di raccomandazione nel retail, all’ottimizzazione della logistica, alla pubblicità mirata.
Il nuovo assistente AI per lo shopping, Rufus, ne è un esempio tangibile.
Il retail come trincea nella guerra del cloud
È qui che torna in gioco l’osservazione di Cramer.
Mentre la battaglia per la supremazia nell’AI cloud si combatte tra AWS, Azure e Google Cloud, il business retail di Amazon rappresenta una fortificazione imprendibile.
Fornisce un flusso di ricavi enorme, stabile e in crescita, che genera liquidità e permette alla società di sostenere investimenti altrimenti proibitivi.
In un certo senso, i milioni di pacchi consegnati ogni giorno finanziano la costruzione dei data center di domani.
Questo dà ad Amazon un margine di manovra che pure player del cloud puri non hanno.
Tuttavia, definire Azure una “crisi esistenziale” per Amazon è un’iperbole che rivela una verità più sottile.
Microsoft, con la sua aggressiva integrazione dell’AI di OpenAI in tutta la suite di prodotti enterprise, sta erodendo il vantaggio competitivo di AWS.
Sta convincendo le aziende che il suo cloud non è solo infrastruttura, ma un’esperienza tecnologica integrata e intelligente.
La risposta di Amazon con investimenti massicci in infrastruttura è necessaria, ma forse non sufficiente.
Il vero campo di battaglia si sta spostando dal possesso di server potenti alla capacità di offrire gli strumenti software, i modelli e l’ecosistema che gli sviluppatori e le imprese vogliono usare.
AWS deve dimostrare di poter competere su questo piano, non solo su quello della potenza di calcolo grezza.
La domanda che attanaglia gli investitori, quindi, non è se Amazon possa permettersi di spendere 200 miliardi di dollari – i conti in tasca lo permettono – ma se questa spesa produrrà un ritorno sufficiente a giustificare la compressione degli utili nel breve termine e a difendere il proprio territorio dall’assalto di Microsoft.
Il retail è una trincea solida, ma le guerre si vincono avanzando, non solo difendendosi.
L’ottimismo di Cramer per il 2026 si basa sulla scommessa che, superato lo shock iniziale per i conti in rosso, il mercato inizierà a vedere i frutti di questa spesa stratosferica in termini di crescita della quota di mercato, di margini più alti nei servizi AI e di un’ulteriore integrazione tecnologica in ogni angolo dell’impero Amazon.
La contraddizione su cui Amazon dovrà navigare è tutta qui: deve comportarsi come una growth company tecnologica, investendo somme da capogiro in un futuro incerto, mentre contemporaneamente chiede al mercato di apprezzare la stabilità e la maturità del suo business retail, che è più simile a quello di un colosso consumer.
Riuscirà a far convivere queste due anime, o l’enorme spesa per l’AI finirà per essere ricordata come un costoso tentativo di inseguimento, mentre il vero motore della crescita continuerà a essere, silenziosamente, la vendita di libri, elettrodomestici e migliaia di altri prodotti che arrivano in una scatola di cartone sul nostro uscio di casa?
La risposta definirà non solo il destino di Amazon, ma l’intera geografia del cloud computing per il prossimo decennio.