Amazon scommette 200 miliardi su AWS e AI: una mossa visionaria o un rischio?
La scommessa è mantenere la supremazia nel cloud e nell’IA, ma la cifra record spaventa i mercati e solleva interrogativi sulla sostenibilità e l’impatto sul territorio
Il 5 febbraio 2026, Amazon ha annunciato un risultato finanziario che, a prima vista, sembrava confermare la sua inarrestabile ascesa: un fatturato trimestrale di 213,4 miliardi di dollari, superiore alle attese di Wall Street, trainato da Amazon Web Services (AWS), il cui fatturato è cresciuto del 24% su base annua, toccando i 35,6 miliardi. Il CEO Andy Jassy ha definito questa la crescita più rapida degli ultimi 13 trimestri per AWS.
Ma il vero fulcro della comunicazione agli investitori non è stato il traguardo raggiunto, bensì la cifra astronomica che Amazon intende spendere per il futuro: 200 miliardi di dollari in spese in conto capitale (capex) nel solo 2026. Una somma che, come ha sottolineato Jassy, è spinta dalla domanda per le offerte esistenti e da opportunità seminali come l’IA, i chip, la robotica e i satelliti in orbita bassa.
Per metterla in prospettiva, si tratta di più del doppio della spesa media degli ultimi cinque anni e supera di circa 50 miliardi le stesse previsioni degli analisti.
Mentre il titolo Amazon crollava in after-hours, la domanda che aleggiava era semplice: un investimento di questa portata è una scommessa visionaria per mantenere la supremazia nel cloud e nell’IA, o è l’inizio di una dispendiosa corsa agli armamenti che rischia di erodere la redditività?
La scommessa da 200 miliardi: costruire il futuro o scavarsi la fossa?
La cifra non è un caso. Dietro l’annuncio c’è una precisa analisi competitiva e tecnologica. AWS, sebbene leader di mercato con una quota stimata attorno al 28-32%, vede Microsoft Azure e Google Cloud crescere a ritmi percentuali più sostenuti. La risposta di Amazon non è solo commerciale, ma infrastrutturale. La stragrande maggioranza di quei 200 miliardi sarà destinata ad AWS, in particolare per potenziare i data center e l’infrastruttura di intelligenza artificiale.
Jassy ha descritto la domanda di IA come un bilanciere, con i laboratori di ricerca su un’estremità e le aziende che usano l’IA per compiti di routine sull’altra. Amazon punta dritto al centro di questo bilanciere, concentrandosi sui carichi di lavoro produttivi core delle imprese.
L’obiettivo dichiarato è raddoppiare la capacità entro la fine del 2027.
Ma come funziona, tecnicamente, un investimento di questa entità? Non si tratta solo di acquistare server.
Una parte significativa è dedicata ai semiconduttori proprietari: i chip Graviton per l’elaborazione generica e Trainium per l’addestramento dei modelli di IA. Amazon ha rivelato che questi processori hanno ormai un run rate annuo combinato superiore ai 10 miliardi di dollari, un dato che evidenzia come la verticalizzazione dell’hardware sia diventata un pilastro strategico per ottenere efficienza e controllo sulla supply chain.
Inoltre, l’azienda ha annunciato un investimento fino a 50 miliardi di dollari per espandere le capacità di IA e supercomputing per i clienti governativi statunitensi di AWS, un settore ad alta fedeltà e margini.
Tuttavia, la reazione dei mercati è stata di freddo scetticismo. Il titolo è sceso di circa il 10% dopo gli annunci. Il motivo è chiaro e si legge nei bilanci: il free cash flow è crollato da 38,2 a 11,2 miliardi di dollari su base annua.
Gli investitori temono che questa ondata di spese, seppur finalizzata a cogliere quella che Jassy ha definito un’opportunità straordinariamente insolita per cambiare per sempre le dimensioni di AWS e di Amazon nel suo insieme, possa prosciugare le casse senza garanzie di ritorni proporzionali nel breve termine.
È la classica tensione tra visione a lungo termine e gratificazione trimestrale.
Ma c’è di più: questa corsa al capex non è isolata.
Alphabet (Google) ha in programma di spendere tra i 175 e i 185 miliardi, Meta ha alzato i suoi piani di spesa per l’IA. Insieme, i giganti del tech stanno pianificando investimenti per oltre 600 miliardi di dollari in un solo anno, un livello che va ben oltre ogni precedente storico.
Si crea così un “fossato competitivo” finanziario insormontabile per qualsiasi aspirante concorrente, ma si solleva anche un interrogativo macroeconomico: dove troveranno le risorse umane e fisiche per realizzare tutto questo?
L’altra faccia della medaglia: comunità sotto pressione e muri da costruire
La mappa dei futuri data center di Amazon, con 176 miliardi di dollari di progetti attivi e pianificati solo negli Stati Uniti, non è solo una lista di investimenti. È un insieme di coordinate geografiche che stanno diventando epicentri di tensioni sociali e ambientali. A Vicksburg, Mississippi, dove AWS ha annunciato un data center da 3 miliardi di dollari, i residenti si sono riuniti per esprimere preoccupazioni.
Temono che i centri dati scelgano aree a basso reddito, dove la promessa di posti di lavoro possa oscurare gli impatti ambientali. Alcuni citano studi che collegano i data center a tassi di cancro più elevati a causa delle emissioni e della contaminazione dell’acqua. Come ha osservato un analista, queste comunità iniziano a chiedersi se gli accordi di beneficio comunitario siano necessari per i data center, per negoziare compensazioni e tutele concrete.
A Hilliard, Ohio, i residenti hanno contestato legalmente il permesso alle emissioni per un data center Amazon, preoccupati per i fumi diesel vicino a un parco. Anna Cannelongo, una residente, ha posto una domanda emblematica alle autorità: Come possiamo far sentire la nostra voce dato che Amazon ha bypassato il nostro governo locale per ottenere l’approvazione attraverso di voi?.
Dal punto di vista tecnico-operativo, la sfida più immediata per Amazon e per l’intero settore è forse la più terra-terra: la manodopera. Sandra Benson, ex responsabile globale di ingegneria e costruzioni per AWS, ha messo il dito nella piaga: Letteralmente non possiamo costruire abbastanza in fretta. La ragione principale per cui non possiamo è che non abbiamo la manodopera per costruire abbastanza in fretta.
La carenza di operai specializzati, elettricisti e tecnici sta diventando un collo di bottiglia fisico per una strategia che vive di bit e silicio. I salari per queste figure professionali sono schizzati alle stelle, ma il problema di immagine del settore delle costruzioni, spesso percepito come “arretrato” nonostante la sua crescente digitalizzazione, rimane.
Nel frattempo, Amazon cerca di bilanciare questa espansione frenetica con impegni di sostenibilità, affermando di restituire alle comunità più acqua di quanta ne utilizzi nelle operazioni dirette entro il 2030 e di alimentare le sue operazioni con il 100% di energia rinnovabile.
Tra numeri assoluti e percentuali: la difesa di un impero sotto assedio
Nonostante i dubbi degli investitori e le sfide sul territorio, Amazon ha dalla sua una potente narrativa difensiva, costruita su numeri assoluti e su un ecosistema consolidato. Andy Jassy ha sottolineato come avere una crescita del 24% su un run rate annualizzato di 142 miliardi di dollari sia molto diverso dall’avere una crescita percentuale più alta su una base significativamente più piccola. In soldoni, l’incremento di fatturato in dollari di AWS è superiore a quello dei concorrenti.
Inoltre, il backlog di ordini futuri di AWS è salito a 244 miliardi di dollari, segnando una crescita del 40% annuo, un indicatore di domanda futura solida. L’ecosistema di clienti è vasto e legato: aziende come Trellix stanno costruendo strumenti di sicurezza con agenti IA che unificano i dati e analizzano autonomamente gli allarmi, risparmiando migliaia di ore di lavoro manuale, mentre Luma AI addestra i suoi modelli visivi utilizzando l’infrastruttura di Amazon.
AWS continua a fornire una crescita solida, con i ricavi del quarto trimestre in aumento del 13% su base annua, raggiungendo i 24,2 miliardi di dollari
— Andy Jassy, Presidente e CEO di Amazon
La citazione ufficiale, sebbene con una percentuale discordante forse per un refuso nella trascrizione, cattura l’essenza del messaggio di Amazon: la crescita c’è, è solida e giustifica l’investimento.
Ma la domanda finale rimane aperta.
Amazon sta giocando una partita di scala e pazienza, tipica della sua storia, in cui sacrifica il margine immediato per conquistare un dominio infrastrutturale duraturo, proprio come fece con l’e-commerce e poi con il cloud in sé.
Tuttavia, il contesto è cambiato.
I concorrenti sono più agguerriti e finanziariamente potenti, la tecnologia (soprattutto i chip) è diventata un campo di battaglia ancor più cruciale, e la pazienza degli investitori, davanti a cifre da record mondiale, sembra più corta. L’azienda di Seattle sta quindi scommettendo che la sua capacità di integrare verticalmente hardware, software, rete e servizi, unita a una spesa senza precedenti, possa non solo mantenere la leadership ma ridefinire le dimensioni stesse del mercato.
Ma se la monetizzazione dell’IA dovesse rivelarsi più lenta del previsto, o se le tensioni sociali e le carenze di risorse dovessero frenare materialmente questa corsa, Amazon rischia di trovarsi con una montagna di debito e capacità in eccesso in un settore dove, come ha insegnato la storia della tecnologia, nessun vantaggio è eterno.
La vera domanda, allora, non è se Amazon possa permettersi di spendere 200 miliardi, ma se il mondo sia pronto ad assorbirli.