Amazon: i risultati finanziari del Q4 2025 rivelano un impero oltre l'e-commerce, tra AWS e AI

Amazon: i risultati finanziari del Q4 2025 rivelano un impero oltre l’e-commerce, tra AWS e AI

I suoi risultati finanziari del 2025 mostrano come i profitti dell’e-commerce finanzino un impero basato su intelligenza artificiale, potenza di calcolo e ambizioni spaziali.

Immaginate di entrare in un negozio dove non solo comprate il dentifricio, ma che possiede anche la strada per arrivarci, i camion che consegnano la merce e persino i satelliti che vi guidano col GPS.

Ecco, guardando i risultati finanziari appena pubblicati da Amazon, la sensazione è esattamente questa.

Non stiamo più parlando solo del “negozio di tutto”, ma dell’infrastruttura stessa su cui gira gran parte della nostra vita digitale. I numeri sono da capogiro, certo, ma raccontano una storia molto più profonda di un semplice scontrino fiscale da record.

Siamo abituati a pensare ad Amazon per i pacchi col sorriso che arrivano a casa, ma i dati del quarto trimestre 2025 svelano una realtà diversa: l’e-commerce è la vetrina, ma la vera “magia” (e i veri soldi) risiedono altrove.

Mentre noi scorriamo le offerte lampo, a Seattle stanno costruendo un impero basato su intelligenza artificiale e potenza di calcolo che sta letteralmente pagando il conto per tutto il resto.

E se pensate che la vostra iscrizione a Prime serva solo per le spedizioni veloci, preparatevi a cambiare prospettiva: state finanziando la più grande espansione infrastrutturale della storia moderna.

Il motore invisibile: AWS e la fame di chip

Il vero protagonista di questa trimestrale non è un oggetto che potete toccare, ma il cloud. Amazon Web Services (AWS) ha registrato una crescita del 24%, un’accelerazione impressionante rispetto agli anni passati.

Perché è importante per l’utente comune?

Perché ogni volta che usate un’app bancaria, guardate una serie in streaming (non necessariamente su Prime Video) o chiedete qualcosa a un chatbot AI, è molto probabile che stiate usando i computer di Amazon. L’azienda ha capito prima di tutti che l’oro del futuro non è la merce, ma la potenza di calcolo necessaria per far girare l’intelligenza artificiale.

Brian Olsavsky, il CFO di Amazon, ha chiarito perfettamente la strategia durante la presentazione dei risultati, sottolineando come l’azienda non stia tirando i remi in barca, anzi:

Stiamo registrando entrate per 213,4 miliardi di dollari, in crescita del 12% su base annua. […] Vediamo una forte crescita e, con le opportunità incrementali a nostra disposizione in aree come l’intelligenza artificiale, i chip, i satelliti in orbita terrestre bassa, il quick commerce e il servizio per i beni essenziali quotidiani, abbiamo la possibilità di costruire un business ancora più significativo in Amazon nei prossimi anni.

— Brian Olsavsky, CFO di Amazon

Questo “business ancora più significativo” si traduce in un investimento massiccio in chip proprietari. Amazon non vuole più dipendere totalmente da fornitori esterni come Nvidia; vuole farsi l’hardware in casa.

Per noi utenti finali, questo potrebbe significare servizi AI più veloci e, paradossalmente, meno costosi nel lungo periodo, ma consolida anche un potere immenso nelle mani di un solo attore.

È affascinante vedere come l’azienda riesca a trasformare i profitti derivanti dai nostri acquisti natalizi in server farm grandi come stadi di calcio.

Non è un caso che, nel dettaglio dei numeri, la divisione cloud AWS abbia generato un fatturato di 35,6 miliardi di dollari, diventando il pilastro di stabilità che permette ad Andy Jassy e al suo team di scommettere su progetti futuristici senza temere il fallimento.

Ma mentre il cloud vola verso la stratosfera, cosa succede a terra, nei magazzini dove lavorano migliaia di persone e robot?

L’algoritmo che ci conosce meglio di noi stessi

Se il cloud è il cervello, la logistica e la pubblicità sono i muscoli e il sistema nervoso. La divisione pubblicitaria è cresciuta del 22%.

Avete notato come i risultati di ricerca su Amazon siano sempre più “sponsorizzati”?

Non è un’impressione, è una strategia da 12 miliardi di dollari di entrate extra solo nel 2025. Amazon sta monetizzando la nostra attenzione in modo magistrale: sa cosa cerchiamo, cosa compriamo e cosa probabilmente vorremo comprare domani. Questo livello di profilazione è il sogno di ogni inserzionista e l’incubo di ogni difensore della privacy.

Tuttavia, bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare: l’efficienza operativa ha raggiunto livelli stellari. Il margine operativo in Nord America è salito al 9%.

Come ci sono riusciti? Regionalizzando i magazzini.

In parole povere: Amazon ha smesso di spedire il vostro shampoo dalla California a New York e ha iniziato a prevedere che lo avreste comprato, spostandolo vicino a casa vostra prima ancora che cliccaste su “Acquista”. Meno chilometri, consegne più veloci, costi minori.

È una macchina perfetta che macina record su record: Amazon ha chiuso l’intero anno fiscale 2025 con un fatturato totale di 716,9 miliardi di dollari, una cifra che supera il PIL di molte nazioni europee.

Eppure, questa efficienza ha un costo umano e sociale che spesso rimane nell’ombra, nascosto dietro l’euforia dei grafici in salita. L’automazione spinta e l’uso di robotica avanzata stanno ridefinendo il lavoro nei centri di distribuzione, rendendo il processo incredibilmente fluido per noi che aspettiamo il pacco, ma ponendo interrogativi sul futuro dell’occupazione non specializzata nel settore.

E qui arriviamo al punto dolente, quello che spesso si perde tra le righe dei comunicati trionfali: quanto ci costa davvero questa comodità?

Il prezzo dell’ambizione spaziale

Amazon ha annunciato un piano di investimenti (Capex) di circa 200 miliardi di dollari per il 2026. Una cifra mostruosa destinata a data center e, soprattutto, al progetto Kuiper, la costellazione di satelliti per internet che sfida Starlink di Elon Musk.

L’obiettivo è portare la connettività ovunque, chiudendo il cerchio del loro ecosistema: vi danno internet, vi vendono i prodotti su internet, ospitano i siti che visitate su internet.

Tuttavia, non è tutto oro quello che luccica. Nel report emergono oneri speciali per 2,4 miliardi di dollari, inclusi costi di licenziamento e una pesante transazione fiscale in Italia. Questo ci ricorda che, nonostante la retorica dell’innovazione, Amazon deve ancora fare i conti con le regolamentazioni locali e le frizioni del mondo reale.

Il CFO ha dovuto ammettere che la crescita comporta anche delle “pulizie” di bilancio:

Nel quarto trimestre, abbiamo riportato un utile operativo globale di 25 miliardi di dollari. Questo utile operativo include tre oneri speciali, che hanno ridotto l’utile operativo di 2,4 miliardi di dollari.

— Brian Olsavsky, CFO di Amazon

Nonostante queste spese straordinarie, la salute finanziaria dell’azienda appare quasi inattaccabile. Per dare una misura della loro forza nel periodo cruciale delle feste, il colosso di Seattle ha riportato vendite nette per 213,4 miliardi di dollari nel solo quarto trimestre, battendo le aspettative e dimostrando che, inflazione o no, il consumatore globale continua a premere quel pulsante giallo.

La domanda che dobbiamo porci, guardando al 2026, non è se Amazon continuerà a crescere, ma quanto profonda diventerà la sua integrazione nelle nostre vite.

Con l’IA che entra nelle nostre case tramite Alexa “potenziata”, i satelliti sopra le nostre teste e i data center che gestiscono i nostri dati bancari, stiamo assistendo alla trasformazione di un’azienda privata in una utility pubblica globale, ma senza la supervisione pubblica che di solito accompagna tali entità.

È entusiasmante vedere la tecnologia spingersi così avanti, portandoci consegne via drone e assistenti virtuali capaci di ragionare.

Ma mentre celebriamo l’efficienza e l’innovazione, resta un dubbio di fondo: in un mondo dove un solo attore possiede il mercato, l’infrastruttura e i dati, siamo ancora clienti o siamo diventati parte dell’inventario?

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