Taboola accelera su ads e AI con Krishan Bhatia da Amazon

Taboola accelera su ads e AI con Krishan Bhatia da Amazon

Taboola assume Krishan Bhatia, ex Amazon Ads, come Chief Business Officer. L'obiettivo è potenziare le vendite globali e sfidare i giganti.

La nomina di Krishan Bhatia, che in Amazon ha gestito il business pubblicitario di Prime Video e Twitch, rivela le ambizioni di Taboola di competere con i giganti del web per i budget delle grandi marche, puntando sull’intelligenza artificiale e sui dati contestuali nel contesto del declino dei cookie di terze parti.

Taboola, la società che ha reso onnipresenti i widget di contenuti sponsorizzati in fondo agli articoli online, ha appena fatto una mossa che sembra uscita dal manuale delle grandi tech.

Il 18 febbraio 2026 ha annunciato di aver nominato il suo primo Chief Business Officer, una figura chiave per guidare le vendite globali e le partnership.

Il nome scelto, però, non è un qualsiasi dirigente del settore pubblicitario: è Krishan Bhatia, fino a pochi mesi fa vicepresidente della global video advertising di Amazon, dove gestiva il business pubblicitario di Prime Video, Twitch e degli eventi sportivi in streaming.

Un colpo da maestro per una società che, nonostante abbia superato i due miliardi di dollari di fatturato annuo, fatica a essere percepita come un attore innovativo al livello dei colossi del settore.

Ma cosa spinge un veterano di Amazon Ads a lasciare uno dei posti più caldi della pubblicità digitale per unirsi a Taboola?

E, soprattutto, cosa rivela questa mossa sulla vera natura della battaglia per la nostra attenzione – e i nostri dati – che si sta combattendo dietro le quinte del web aperto?

La narrativa ufficiale, come sempre, è intrisa di ottimismo e visione strategica.

Adam Singolda, CEO e fondatore di Taboola, ha dichiarato che Bhatia è stato scelto per “portare l’esecuzione commerciale al livello successivo” mentre l’azienda cerca di scalare.

Bhatia, dal canto suo, ha parlato della “visione audace” di Taboola e della sua tecnologia innovativa.

Il comunicato stampa cita con enfasi i prodotti di punta dell’azienda, come la piattaforma pubblicitaria “Realize” e lo strumento di intelligenza artificiale generativa “DeeperDive”.

Secondo i dati forniti dall’azienda, alcuni inserzionisti hanno aumentato la spesa su Realize di quasi il 40% su base annua, un dato che Taboola brandisce come prova del successo della sua svolta verso la pubblicità “performance” di alta qualità.

L’obiettivo dichiarato è niente meno che intercettare miliardi di dollari di budget pubblicitari dai social media e riportarli verso gli editori, presentandosi come il paladino del web aperto contro i walled garden di Meta e Google.

L’uomo che portò la pubblicità in Prime Video

Per capire il valore di Bhatia per Taboola, bisogna guardare a cosa ha lasciato.

Al suo arrivo ad Amazon nell’aprile 2024, il colosso dell’e-commerce stava appena lanciando il piano con pubblicità su Prime Video, una mossa che ha trasformato milioni di abbonati in potenziali spettatori di spot.

Sotto la sua guida, il business del video advertising di Amazon è esploso, cavalcando l’onda degli investimenti miliardari in diritti sportivi (NFL, NBA) e l’espansione globale del servizio.

Bhatia non gestiva solo un prodotto; gestiva l’integrazione di un nuovo, enorme flusso di entrate all’interno di un ecosistema già dominante.

Ha visto da vicino come si vendono pacchetti pubblicitari premium a brand globali, come si monetizza l’attenzione “lean-back” della TV connessa e, soprattutto, come si utilizzano i dati di primo livello (quelli degli acquisti) per creare targeting pubblicitario inarrivabile per la maggior parte dei concorrenti.

Questa è l’esperienza che Taboola sta comprando: non solo un venditore, ma un architetto di modelli di business pubblicitari su larga scala.

La domanda sorge spontanea: perché Bhatia lascerebbe questa posizione per Taboola?

Le motivazioni personali restano private, ma la strategia aziendale di Taboola è trasparente.

L’azienda è in una fase di transizione aggressiva.

Non vuole più essere solo il fornitore di quei box “Contenuti che potrebbero piacerti” pieni di curiosità e clickbait.

Vuole competere direttamente per i budget delle grandi marche, offrendo strumenti sofisticati di targeting e misurazione delle performance.

La nomina di Bhatia, avvenuta proprio il 18 febbraio 2026, è un segnale forte al mercato: Taboola è seria riguardo alla sua scalata verso l’alto.

Ma per farlo, deve affrontare una concorrenza spietata.

Oltre al rivale storico Outbrain, la sua lista di competitor include mostri sacri come Google, Facebook e, ironia della sorte, lo stesso Amazon.

Il modello di Taboola si basa su partnership con migliaia di editori, un patrimonio di dati sul comportamento di lettura e click sul web aperto.

È un tesoro, ma è abbastanza per sfidare chi possiede non solo i dati, ma anche l’intenzione esplicita dell’utente (Google) o la sua identità sociale (Meta)?

La corsa all’oro dei dati contestuali (e generativi)

Qui entra in gioco la seconda gamba della strategia: l’intelligenza artificiale.

Taboola sta spingendo forte su strumenti come “DeeperDive”, che genera risposte a domande degli utenti direttamente nelle widget, e “Predictive Audiences”, che promette di identificare nuovi segmenti di pubblico ad alta conversione.

L’azienda afferma che la spesa settimanale attribuita a Predictive Audiences è triplicata da quando è stato lanciato in accesso limitato.

Questo sforzo va letto nel contesto della crescente regolamentazione sulla privacy e del declino dei cookie di terze parti.

Se non puoi più tracciare l’utente singolo attraverso il web, l’alternativa è capire il contesto in cui si trova e il suo stato d’animo in tempo reale, utilizzando il machine learning.

È una corsa all’oro per i dati “consentiti” e per l’interpretazione semantica dei contenuti.

Bhatia, proveniente da Amazon, conosce bene il valore dei dati contestuali (cosa stai guardando) e dei segnali d’intento (cosa stai cercando o acquistando).

La sua missione sarà probabilmente quella di vendere ai grandi brand l’idea che l’audience di Taboola, pur essendo anonima e basata sul contesto, può essere altrettanto potente e performante.

Ma c’è un conflitto di interesse intrinseco in questo modello che raramente viene discusso.

Taboola si presenta come il partner degli editori, colui che li aiuta a monetizzare.

Tuttavia, il suo core business è vendere l’attenzione degli utenti di quei siti agli inserzionisti.

Più dati raccoglie attraverso la sua rete, più il suo algoritmo diventa efficace nel predire i click, e più valore estrae dall’inventario pubblicitario degli editori.

Dove finisce il valore creato per l’editore e inizia quello catturato dalla piattaforma?

Con l’IA generativa che produce addirittura contenuti (le risposte di DeeperDive) direttamente nello spazio dell’editore, il confine diventa ancora più sfumato.

L’editore fornisce il palco e il pubblico, Taboola fornisce il widget, l’algoritmo e, in alcuni casi, anche il “contenuto” sponsorizzato che vi appare dentro.

Chi sta sfruttando chi?

La nomina di un dirigente di Amazon Ads a capo delle vendite di Taboola non è quindi solo una questione di competenze.

È un sintomo di una convergenza inesorabile.

Il mondo della pubblicità si sta consolidando attorno a pochi grandi player che controllano piattaforme, dati e canali di distribuzione.

Taboola, con questa mossa, ammette di dover giocare con le stesse regole e attirare gli stessi talenti dei giganti che dice di voler contrastare.

Bhatia dovrà convincere i brand che l’ecosistema del web aperto, frammentato e meno “pulito” nei dati, vale quanto l’ambiente controllato e ricchissimo di segnali di Amazon o Google.

La posta in gioco è alta: Taboola punta a far crescere il numero di “inserzionisti scalati”.

Il successo o il fallimento di questa missione determinerà se Taboola rimarrà un fornitore di servizi di nicchia per editori o se riuscirà a ritagliarsi un posto al tavolo dei grandi.

Ma mentre celebrano questa acquisizione strategica, gli editori partner di Taboola dovrebbero forse chiedersi: quando un intermediario diventa così bravo a vendere il tuo spazio, rischi di diventare tu, un giorno, l’intermediario di te stesso?

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