Google ha nascosto un motore pubblicitario in un tool scientifico
Google pubblica ERA su Nature, strumento scientifico basato su Gemini, mentre le query AI Mode raddoppiano e crescono dubbi su conflitti pubblicitari.
La pubblicazione su Nature dello strumento ERA arriva mentre le query in AI Mode crescono in modo esponenziale
Le query in AI Mode sono più che raddoppiate ogni trimestre dal lancio. Numeri da capogiro per il motore di ricerca più usato al mondo. E quasi in contemporanea, Google pubblica su Nature il suo gioiello scientifico: ERA, acronimo di Empirical Research Assistance. Una coincidenza? O il segnale di un disegno più ambizioso?
Nessuno nega che pubblica lo strumento ERA su Nature sia una mossa di prestigio. Un tool che promette di scrivere e ottimizzare codice scientifico a livello esperto, usando Gemini. Ma mentre i ricercatori plaudono, chi conosce il lato oscuro del business pubblicitario alza un sopracciglio. Perché lo stesso modello Gemini che alimenta ERA è lo stesso che Google sta usando per ottimizzare la ricerca commerciale e la pubblicità. Stesso motore, due finalità: scienza e profitto.
Le due facce di Gemini
Google ha pubblicato tutti gli annunci di Google I/O 2026, e tra questi spicca Gemini Omni: un modello capace di creare qualsiasi output da qualsiasi input. Immaginate la potenza di calcolo, la mole di dati che un sistema del genere richiede per funzionare.
Ora immaginate che lo stesso sistema venga usato per due scopi: da un lato, aiutare un climatologo a modellare l’anidride carbonica; dall’altro, decidere quale annuncio pubblicitario mostrarvi mentre leggete un articolo scientifico.
I fatti parlano chiaro: ERA usa Gemini per scrivere e ottimizzare codice scientifico. Lo stesso modello che, potenzialmente, alimenta il sistema che ha visto le query in AI Mode raddoppiare ogni trimestre. Un unico cervello artificiale che impara da tutte le nostre interazioni. Quelle con la scienza, e quelle con la pubblicità.
Niente di male, se non fosse che…
Google assicura che non ci sono conflitti di interesse. ERA raggiunge performance da esperto in tutti i benchmark, e ha già prodotto un modello della CO2 che ERA applica alla modellazione climatica, catturando le concentrazioni dovute all’attività umana. Risultati eccellenti, nessuno lo mette in dubbio.
Ma il problema è strutturale. Chi garantisce che i dati generati durante la ricerca scientifica non vengano riutilizzati per affinare i modelli pubblicitari? In Europa il GDPR vieta il riuso dei dati per finalità diverse senza consenso esplicito. E gli antitrust, dalla Commissione Europea al Dipartimento di Giustizia americano, hanno già messo nel mirino le pratiche di bundling di Google. Unire la ricerca pura al sistema pubblicitario più redditizio del mondo non è solo una questione etica: è una bomba regolatoria pronta a esplodere.
Il regolatore dorme?
La domanda non è se ERA funzioni. Funziona, e la pubblicazione su Nature nel maggio 2026 lo dimostra. La domanda è: perché proprio ora? Perché Google decide di presentare un tool scientifico open, basato su Gemini, mentre contemporaneamente spinge al massimo l’AI Mode pubblicitario e lancia un modello onnivoro come Gemini Omni?
Forse perché sa che la prossima frontiera della pubblicità non sono i siti web, ma i dati della ricerca scientifica. I brevetti, le scoperte, i modelli climatici: tutto può diventare merce di scambio. E se il cavallo di Troia è offerto come dono disinteressato alla comunità scientifica, chi si prenderà la briga di guardargli in bocca?