Aleyda Solis e il futuro della curatela umana nell’era dell’ai
Come Aleyda Solis ha trasformato la curatela umana in un impero digitale, tra SEO, PR e la sfida di filtrare il rumore informativo del 2026
Aprire la casella di posta elettronica, nel 2026, è diventato un atto di coraggio. Tra notifiche di task management, spam generato da IA sempre più sofisticate e l’ennesimo aggiornamento di privacy policy che nessuno leggerà mai, trovare un segnale utile in mezzo al rumore è la vera sfida del decennio.
È in questo caos digitale che figure come Aleyda Solis hanno costruito un piccolo impero.
Non stiamo parlando di una semplice autrice di newsletter, ma di un vero e proprio “human filter” che ha capito prima di altri una verità fondamentale: nell’era dell’abbondanza artificiale, la curatela umana è il nuovo oro. Dopo aver dominato il settore SEO e quello del marketing generico, la sua attenzione si è spostata su un nuovo fronte con “Trending Campaigns”, una newsletter dedicata esclusivamente alle campagne di PR e alle opportunità mediatiche.
Ma perché questa mossa è rilevante per chi si occupa di tecnologia e comunicazione?
E soprattutto, cosa ci dice sul futuro della nostra dieta informativa?
L’algoritmo umano contro la macchina
Per capire “Trending Campaigns”, bisogna guardare al prototipo che l’ha generata. Il modello “FOMO” (Fear Of Missing Out) perfezionato dalla Solis non si basa sulla creazione di contenuti originali chilometrici, ma sull’aggregazione intelligente. È l’antitesi dell’approccio “spray and pray” di molti creatori di contenuti.
Invece di inondare gli utenti, lei seleziona.
Il successo di questa strategia è numerico e tangibile. La sua newsletter di punta, SEOFOMO, ha superato i 40.000 iscritti mantenendo tassi di apertura del 45%, numeri che farebbero impallidire qualsiasi dipartimento marketing tradizionale. “Trending Campaigns” replica esattamente questo schema nel mondo delle Pubbliche Relazioni digitali. L’idea è semplice: i professionisti PR passano ore a cercare esempi di campagne virali o contatti giornalistici.
Solis automatizza la ricerca, ma manualizza la selezione.
La filosofia alla base è disarmante nella sua semplicità, come spiega la stessa fondatrice:
Invio la newsletter che io stessa vorrei ricevere come professionista SEO.
— Aleyda Solis, Founder di Orainti
Applicando questo principio alle PR, Solis non sta solo offrendo link; sta vendendo tempo. In un settore dove la velocità di reazione è tutto, ricevere ogni settimana un “bigino” delle migliori campagne e delle notizie trend è un vantaggio competitivo notevole. Tuttavia, c’è un aspetto tecnico che spesso sfugge ai non addetti ai lavori: la scalabilità di questo modello non è solo merito della qualità editoriale.
Dietro le quinte c’è una macchina da guerra basata su referral loop e gamification. Non è un caso che Aleyda Solis abbia condiviso in un video per Moz le sue strategie di crescita, svelando l’uso di piattaforme come SparkLoop per incentivare gli iscritti a portare altri iscritti. È un ecosistema che si autoalimenta: più gente legge, più i contenuti acquisiscono valore, più gli sponsor pagano per esserci.
Ma qui sorge il primo dubbio: quando l’aggregatore diventa troppo grande, influenza il mercato che dovrebbe solo osservare?
La convergenza tra SEO e PR
Il lancio di “Trending Campaigns” non è casuale, ma evidenzia un trend tecnologico e professionale ormai inarrestabile: la fusione tra SEO (ottimizzazione per i motori di ricerca) e Digital PR. Un tempo erano silos separati. Il tecnico SEO viveva nel codice e nei fogli Excel; il PR viveva al telefono e negli eventi.
Oggi, Google premia l’autorità e la menzione del brand tanto quanto il link tecnico.
Solis, con il suo background tecnico, ha intuito che i PR hanno bisogno di strumenti da “smanettoni” e i SEO hanno bisogno di creatività da PR. Questa newsletter agisce da ponte. Se guardiamo al suo precedente progetto, MarketingFOMO aggrega notizie, guide e strumenti per il marketing digitale con un approccio olistico, dimostrando che la specializzazione estrema funziona solo se inserita in un contesto più ampio.
Tuttavia, c’è un’altra faccia della medaglia che merita attenzione. Aleyda ammette candidamente di non essere una guru nata in ogni singolo verticale che copre:
Non sono affatto un’esperta in questo campo (la consulenza SEO e la crescita di Remoters sono i miei lavori principali) ma so che almeno alcune di queste risorse saranno utili e condividerò il tipo di risorsa per la crescita delle newsletter che avrei voluto avere quando ho iniziato #SEOFOMO due anni fa.
— Aleyda Solis, Consulente SEO
Questa onestà è rinfrescante, ma ci porta a una riflessione critica sulla centralizzazione dell’informazione.
Il rischio della “bolla Curata”
Siamo tutti entusiasti di avere qualcuno che filtra le notizie per noi. Ci fa sentire produttivi, informati ed efficienti. Ma c’è un prezzo nascosto in termini di privacy e diversità intellettuale. Le newsletter moderne sono imbottite di pixel di tracciamento. Sanno quando apriamo l’email, su cosa clicchiamo, dove ci troviamo. Per un utente attento alla propria impronta digitale, affidarsi a questi aggregatori significa cedere una quantità enorme di dati comportamentali in cambio di comodità.
Inoltre, se 40.000 professionisti leggono tutti le stesse “migliori campagne” selezionate da una singola persona (o da un piccolo team), non rischiamo un’omologazione del pensiero creativo? Se “Trending Campaigns” definisce cosa è “trend”, le agenzie inizieranno a copiare quei modelli per finire nella newsletter, creando un circolo vizioso di contenuti tutti uguali.
È il paradosso dell’influencer tecnico: nel tentativo di evidenziare l’eccellenza, rischia involontariamente di standardizzarla.
L’espansione dell’ecosistema di Solis, che ora copre SEO, Marketing, AI e PR, dimostra che il modello funziona economicamente e praticamente. Per l’utente finale, il valore è indiscutibile: accesso gratuito a risorse premium. Ma dobbiamo rimanere vigili.
L’ottimismo per questi strumenti di produttività non deve offuscare la consapevolezza che stiamo delegando il nostro pensiero critico a un curatore esterno.
Siamo sicuri di volere che sia qualcun altro a decidere cosa è importante leggere ogni lunedì mattina, o stiamo semplicemente barattando la nostra autonomia intellettuale per una inbox più ordinata?