Aleyda Solis: click organici riallocati tra AI Overviews e Google Ads.
Le AI Overviews di Google non "rubano" click organici, ma li riallocano strategicamente verso il proprio sistema pubblicitario. L'analisi rivela come Google stia ridisegnando la SERP per monetizzare nell'era della ricerca generativa, integrando nuovi formati pubblicitari. Questo sposta l'attenzione e i budget marketing, ridefinendo il valore del traffico organico.
I dati più recenti, analizzati da esperti del settore, raccontano una storia più complessa dove il traffico organico sta subendo una riallocazione pianificata, dirottando il valore dell’attenzione dell’utente soprattutto verso il sistema pubblicitario di Google.
Da quando Google ha lanciato ufficialmente le AI Overviews nel maggio 2024, il dibattito pubblico si è concentrato su una narrazione apparentemente semplice: l’intelligenza artificiale di Google sta “rubando” click organici ai siti web, fornendo risposte sintetiche che soddisfano l’utente direttamente nella pagina dei risultati.
Una visione che dipinge il motore di ricerca come un divoratore di traffico.
Ma i dati più recenti, analizzati da esperti del settore, raccontano una storia più complessa e strategicamente rilevante.
Il traffico organico non sta semplicemente evaporando; sta subendo una riallocazione pianificata, dove una parte significativa del valore dell’attenzione dell’utente viene dirottata non solo verso le risposte AI, ma soprattutto verso il sistema pubblicitario di Google stesso.
L’analisi di Aleyda Solis, consulente SEO di lungo corso, basata su dati di Similarweb, evidenzia questo doppio movimento.
Mentre tutti guardano al box dell’AI Overview in cima alla pagina, meno attenzione viene data a come l’intera architettura della Search Engine Results Page (SERP) sia stata ridisegnata per massimizzare la monetizzazione in un’era di ricerca generativa.
I dati di Similarweb sulle tendenze della quota di click organici mostrano un calo costante in diversi settori negli Stati Uniti tra il gennaio 2025 e il gennaio 2026.
Questo non è un fenomeno isolato, ma il sintomo di una transizione fondamentale.
Google, di fronte alla minaccia esistenziale rappresentata da chatbot come ChatGPT che aggirano del tutto la SERP tradizionale, ha risposto integrando profondamente l’AI.
Tuttavia, l’obiettivo non era solo migliorare l’esperienza utente; era proteggere e potenziare il suo core business: la pubblicità.
La domanda che gli advertiser si pongono ora non è se le AI Overviews riducano i click, ma come riallocare il budget per apparire all’interno di questi nuovi spazi di conversazione dove Google sta spostando l’attenzione.
— Aleyda Solis, Fondatrice di Orainti e consulente SEO
Il vero meccanismo dietro il “furto” di click
Tecnicamente, le AI Overviews funzionano attraverso un processo di “query fan-out”: il modello Gemini di Google scompone una domanda complessa in sotto-query, sintetizzando informazioni attingendo dal Knowledge Graph, da database strutturati e da fonti web.
Il risultato è un riassunto in alto alla pagina che spesso risponde completamente alla domanda dell’utente, specialmente se di tipo informativo.
L’impatto sulla visibilità è brutale: una volta espansa, l’AI Overview può occupare diversi schermi, relegando il primo risultato organico “blue link” ben al di sotto della piega.
Studi indipendenti hanno misurato crolli del click-through rate (CTR) organico fino al 61% per le query che attivano le Overview.
Ma qui entra in gioco il secondo atto.
Google non ha semplicemente inserito un box AI e basta.
Ha progressivamente integrato formati pubblicitari nativi all’interno di questo nuovo contesto.
Non si tratta più solo di annunci testuali in cima e a lato.
Stiamo parlando di “Direct Offers” in AI Mode, di listing di prodotti sponsorizzati inseriti direttamente nel flusso della risposta generativa, di annunci matchati all’intento della conversazione.
In pratica, mentre il click organico diventa più raro e prezioso, Google sta creando nuovi, costosi, immobili pubblicitari proprio nel cuore della feature che ha causato quella scarsità.
È una mossa di mercato classica: controllare l’offerta (l’attenzione) per gestirne la domanda (gli inserzionisti).
I dati di Similarweb indicano che i veri “vincitori” nella crescita digitale sono spesso app e servizi con un’utilità pratica tangibile, non semplici siti informativi, segno che il traffico si sta spostando verso destinazioni con un percorso di conversione chiaro, un’area dove gli annunci a prestazioni integrate eccellono.
La riallocazione strategica del budget marketing
La risposta del mercato del marketing a questa duplice pressione – meno opportunità organiche e nuovi canali a pagamento – non si è fatta attendere.
Le aziende non stanno tagliando la spesa per Google; la stanno riallocando.
Se un tempo l’obiettivo SEO era posizionarsi al primo posto per una keyword ad alto volume, oggi una parte sempre maggiore di quel budget viene destinata a campagne Performance Max e a formati pubblicitari che possono garantire visibilità all’interno delle AI Overviews stesse o in “AI Mode”.
Perché apparire come fonte citata in un Overview offre un’autorità indiretta, ma apparire come annuncio rilevante all’interno di quel contesto genera conversioni.
Questa transizione è dolorosa per i publisher, specialmente quelli che facevano affidamento sul traffico da query informative.
Il rapporto globale di Similarweb sull’e-commerce evidenzia come la crescita si stia spostando verso app e AI, canali controllati in modo più diretto dalle grandi piattaforme.
Per un brand, investire in una campagna su Google Ads che sfrutti l’automazione AI per piazzare prodotti in risposte generative diventa più prevedibile che sperare di essere citati organicamente.
Il modello di business di Google si evolve così da intermediario di link a intermediario di intenzioni, facilitando transazioni e lead generation direttamente all’interno del suo ecosistema, con gli annunci come carburante.
Il paradosso della crescita: più uso, meno click esterni
Google sostiene che le AI Overviews stiano aumentando l’uso della Ricerca.
Sundar Pichai ha affermato che stanno guidando oltre un aumento del 10% dell’utilizzo per i tipi di query che le attivano.
Questo dato, tecnicamente plausibile, nasconde il paradosso centrale: più persone potrebbero usare Google per chiedere cose più complesse, sfruttando l’interfaccia conversazionale, ma una percentuale minore di queste interazioni si traduce in una visita a un sito web esterno.
L’attenzione viene assorbita e monetizzata internamente.
Anche in un panorama competitivo, ChatGPT si è attestato come uno dei grandi vincitori in termini di crescita di utenti web e mobili negli Stati Uniti, dimostrando l’appetito degli utenti per interfacce AI pure, un’ulteriore pressione su Google per trattenere gli utenti nella sua SERP.
La domanda finale, quindi, non è se Google stia “uccidendo” il traffico organico.
La domanda è se l’intero concetto di web organico, come lo abbiamo conosciuto nell’era del motore di ricerca a link, sia in via di estinzione, sostituito da un modello in cui l’informazione è un commodity generato in tempo reale e il valore commerciale viene estratto attraverso sofisticati meccanismi pubblicitari contestuali.
Le AI Overviews non sono il problema; sono la manifestazione più visibile di una riconfigurazione del potere di gatekeeper.
Google non ruba semplicemente i click; li sta rendendo obsoleti, sostituendoli con un sistema dove l’accesso all’attenzione residuale dell’utente ha un prezzo di mercato sempre più chiaro e sempre più alto.
Per il web aperto, questa non è una semplice evoluzione algoritmica.
È un cambiamento di paradigma.