Google Project Toscana: sblocco facciale Pixel per pagamenti e app sicure

Google Project Toscana: sblocco facciale Pixel per pagamenti e app sicure

Google rivoluziona lo sblocco facciale su Pixel e Android con Project Toscana. Punta a eguagliare Face ID di Apple, usando tecnologia a infrarossi.

Dopo anni di divario con Face ID, l’azienda di Mountain View punta a un sistema 3D basato su infrarossi, essenziale per pagamenti sicuri e un ecosistema Android più coeso e affidabile.

Google sta lavorando a un aggiornamento radicale per lo sblocco facciale dei suoi dispositivi, un’iniziativa interna nota come “Project Toscana”. Secondo indiscrezioni, l’obiettivo è chiaro e ambizioso: portare la comodità e l’affidabilità di Face ID di Apple nel mondo Android, a partire dai futuri smartphone Pixel e dai Chromebook.

La sfida non è solo tecnologica, ma strategica: colmare un gap percepito che dura da anni e offrire un’esperienza fluida e sicura in qualsiasi condizione di luce.

Le prove in corso presso il quartier generale di Mountain View suggeriscono che Google sia finalmente vicina a un balzo in avanti che potrebbe debuttare con il Pixel 11.

Per gli utenti Pixel, il tallone d’Achille dello sblocco volto è noto: funziona bene in pieno giorno, ma vacilla al tramonto o in interni poco illuminati.

Questo perché i modelli attuali, dal Pixel 7 in poi, si affidano principalmente alla fotocamera frontale e all’elaborazione software, un sistema 2D che non è all’altezza degli standard di sicurezza più elevati per operazioni come i pagamenti.

Project Toscana punta a risolvere tutto questo.

I tester che hanno provato i prototipi riferiscono di una velocità di riconoscimento pari a quella di Face ID e, soprattutto, di un’efficacia costante anche al buio.

Il segreto starebbe nell’impiego della tecnologia a infrarossi (IR), che permette di mappare i tratti del volto indipendentemente dalla luce ambientale.

Curiosamente, i test sono stati condotti su un telefono con il classico foro per la fotocamera frontale singola e su Chromebook con webcam esterne, suggerendo che Google voglia integrare sensori avanzati senza hardware visibile aggiuntivo.

La corsa al volto perfetto non è solo una questione Pixel

Mentre Google affina Toscana, il mercato della biometria mobile è in fermento. Samsung, storico rivale, sta sviluppando “Polar ID” in partnership con Metalenz, una tecnologia che promette riconoscimento 3D compatto da inserire nel foro della fotocamera.

Apple, dal canto suo, non sta ferma e valuta l’integrazione di Face ID in nuovi dispositivi per la casa intelligente.

È una corsa dettata da numeri importanti: il mercato globale della biometria mobile è destinato a una crescita esponenziale, trainato dalla domanda di sicurezza sempre più robusta contro le frodi alimentate dall’intelligenza artificiale.

Per Google, però, questa non è la prima incursione nel campo avanzato dello sblocco facciale.

Il Pixel 4 del 2019 offriva già un sistema 3D con sensori a infrarossi e radar (Project Soli), ma fu un esperimento di breve durata, abbandonato per ragioni di costi e forse di complessità.

Ora, con Toscana, l’azienda di Mountain View sembra voler riprendere quel filo interrotto, ma con un approccio più integrato e meno invasivo sul design.

La posta in gioco, tuttavia, va oltre la semplice comodità.

Un sistema di autenticazione biometrica di livello superiore diventa la chiave per un ecosistema di servizi più coeso e sicuro. Google ha recentemente espanso le funzionalità di “Identity Check”, che ora copre tutte le azioni e le app che si affidano al prompt biometrico di Android.

Ciò significa che un volto riconosciuto in modo sicuro potrebbe autorizzare pagamenti, accedere a Google Password Manager e alle app bancarie di terze parti, e molto altro, con un semplice sguardo.

Per abilitare tutto ciò, Toscana dovrà necessariamente soddisfare lo standard biometrico di Classe 3 di Android, che richiede tassi di errore bassissimi e una forte resistenza agli spoofing, come l’uso di foto o maschere.

Il vero banco di prova sarà nella scatola nera della sicurezza

Qui si annida la sfida più delicata per Google: convincere gli utenti e i regolatori che il loro volto è al sicuro.

Apple ha costruito gran parte del successo di Face ID sul concetto di “Secure Enclave”, un chip dedicato che elabora e conserva i dati biometrici in modo isolato, senza che lascino mai il dispositivo.

Google dovrà dimostrare un impegno altrettanto trasparente e robusto.

L’architettura hardware giocherà un ruolo fondamentale.

Oltre ai probabili sensori IR, il carico di lavoro ricadrà sul Tensor Security Core dei chip Pixel e su unità di elaborazione neurale specializzate. Queste, come il Tensor Processing Unit (TPU) di Google utilizzato per accelerare i calcoli delle reti neurali o la piattaforma Coral NPU progettata per un consumo energetico minimo, sono essenziali per eseguire in tempo reale i complessi modelli di “liveness detection” che distinguono un volto vero da una riproduzione.

Ma la tecnologia da sola non basta.

L’avvento di normative stringenti come l’AI Act dell’UE impone limiti severi all’uso dei sistemi di identificazione biometrica remota e richiede trasparenza, limitazione delle finalità e assenza di bias.

Google dovrà navigare con attenzione questo panorama, garantendo che Project Toscana non solo funzioni bene per tutti i toni della pelle e in tutte le condizioni, ma che anche i dati che genera siano protetti e controllati dall’utente.

È significativo che Android 16+ introduca funzioni come il “Failed Authentication Lock”, che blocca lo schermo dopo ripetuti tentativi di autenticazione falliti, un ulteriore tassello a protezione del dispositivo.

Se Project Toscana vedrà la luce con il Pixel 11, come ipotizzato, non segnerà solo un upgrade tecnico.

Sarà il test più chiaro della capacità di Google di perseguire un’innovazione complessa con costanza, superando i falsi start del passato.

Più di sette anni dopo l’introduzione di Face ID, il mercato chiede a gran voce un’alternativa altrettanto valida nel campo Android.

Google ha le risorse, il talento ingegneristico e la necessità strategica per fornirla.

Ma riuscirà a farlo costruendo non solo un sistema veloce e affidabile, ma anche un baluardo di privacy che gli utenti possano fidarsi di guardare dritto negli occhi?

La risposta potrebbe ridefinire la nostra relazione quotidiana con i dispositivi Android per gli anni a venire.

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