Il lato oscuro del boom finanziario del 2025: sorveglianza e profitti

Il lato oscuro del boom finanziario del 2025: sorveglianza e profitti

Mentre i mercati festeggiano i guadagni record, si sollevano interrogativi sul prezzo della sorveglianza di massa e sulla sostenibilità di questo modello di crescita

Mentre stappate lo spumante per festeggiare l’arrivo del 2026, c’è un gruppo ristretto di persone che ha iniziato i festeggiamenti molto prima di voi.

Non sono i vostri vicini di casa e nemmeno i colleghi d’ufficio che sperano in un aumento. Sono gli azionisti delle Big Tech e i grandi fondi di Wall Street.

Se guardiamo i numeri nudi e crudi, il 2025 è stato un anno d’oro per la finanza americana, ma se grattiamo via la patina dorata dei grafici a torta, quello che troviamo sotto è un ingranaggio ben oliato che macina i nostri dati personali per trasformarli in dividendi.

L’indice S&P 500 ha chiuso l’anno con un rialzo impressionante, trainato quasi esclusivamente dalla frenesia per l’intelligenza artificiale e dalle promesse di una “deregolamentazione” che suona tanto come un liberi tutti per chi commercia in informazioni.

Ma c’è un titolo in particolare che ha umiliato la media del mercato, e il motivo del suo successo dovrebbe farci preoccupare più che gioire.

Non stiamo parlando di innovazione al servizio dell’umanità, ma di un’accelerazione brutale verso un capitalismo di sorveglianza sempre più efficiente.

Il banchetto della deregolamentazione

Per capire cosa sta succedendo, bisogna guardare alle premesse con cui è iniziato questo 2025. Non è stato un caso o una fortuna improvvisa.

I grandi player avevano già apparecchiato la tavola. Le banche d’affari e gli analisti avevano previsto esattamente questo scenario: un mercato dopato dalla promessa di minori controlli e tasse più basse. È affascinante notare come società di Wall Street tra cui UBS e Bank of America avessero emesso target ottimistici basati su fattori come tagli fiscali e investimenti nell’IA.

Quando leggete “deregolamentazione” in un report finanziario, dovreste tradurlo mentalmente con “meno ostacoli alla raccolta indiscriminata dei dati“.

Il mercato ha scommesso pesantemente sul fatto che le autorità di regolamentazione, sia negli Stati Uniti che in Europa, avrebbero allentato la presa sul GDPR e sulle normative per l’AI Act, permettendo alle aziende di addestrare i loro algoritmi su qualsiasi frammento della nostra vita digitale senza dover chiedere troppi permessi.

E a giudicare dai risultati, la scommessa è stata vinta.

L’ottimismo di Wall Street non si basava sulla vendita di prodotti fisici o sul miglioramento della qualità della vita, ma sulla capacità delle aziende tecnologiche di monetizzare l’intangibile a velocità record.

E mentre noi eravamo impegnati a cliccare su “Accetta tutto” per stanchezza, il mercato incassava.

Queste previsioni di inizio anno hanno stabilito aspettative elevate per la performance del mercato nel 2025, guidate dall’IA e dai venti favorevoli delle politiche economiche.

— Analisi di mercato, Barchart.com

Tuttavia, il vero pericolo non risiede solo nelle intenzioni, ma nell’infrastruttura che rende possibile tutto questo.

L’infrastruttura dell’intrusione

Se il software è l’occhio che ci spia, l’hardware è il nervo ottico che trasmette l’informazione. Le performance stellari di quest’anno non riguardano solo chi crea i chatbot, ma soprattutto chi costruisce i “picconi” per questa nuova corsa all’oro dei dati.

Aziende come KLA Corporation, Lam Research e Micron Technology non sono nomi che sentite citare al bar, ma sono i veri vincitori di questa lotteria.

Queste società producono i macchinari e le memorie necessarie per far girare i modelli di intelligenza artificiale sempre più voraci. E quanto hanno guadagnato?

Tantissimo.

Secondo le analisi di fine anno, i 10 migliori titoli dell’S&P 500 nel 2025 hanno registrato guadagni che vanno dal 99% al 301%. Parliamo di rendimenti che farebbero impallidire qualsiasi investimento tradizionale.

Ma chiedetevi: perché c’è bisogno di tutta questa potenza di calcolo? Per consigliarvi meglio il prossimo film su Netflix?

Ovviamente no.

La domanda di chip e infrastrutture è esplosa perché l’industria ha bisogno di processare una quantità di dati biometrici, comportamentali e sociali che non ha precedenti nella storia umana. Il successo di KLA o Micron è direttamente proporzionale alla quantità di dati che le Big Tech riescono a estrarre dalle nostre vite.

Più noi siamo connessi, sorvegliati e analizzati, più le loro azioni salgono.

È un modello di business che premia l’efficienza dell’intrusione. E la cosa più ironica è che molti piccoli risparmiatori festeggiano questi rialzi senza rendersi conto che stanno finanziando la costruzione della loro stessa gabbia digitale.

C’è però un dettaglio che stona in questo quadro idilliaco di crescita infinita, un piccolo segnale che suggerisce che la festa potrebbe finire male.

La bolla della “resilienza”

Arrivati al 31 dicembre, i numeri sembrano dar ragione agli ottimisti a oltranza. Nonostante qualche scivolone fisiologico, il trend è stato inequivocabilmente rialzista. I dati confermano che l’indice S&P 500 è salito di quasi il 16% da inizio anno raggiungendo un livello record.

Il lato oscuro del boom finanziario del 2025: sorveglianza e profitti + La bolla della

Una crescita del genere, in un’economia reale che per molti cittadini è fatta di inflazione e incertezza, puzza di bruciato.

Siamo di fronte alla classica euforia irrazionale o a una cinica presa di coscienza che la privacy è morta e tanto vale guadagnarci sopra?

La narrazione dominante parla di “resilienza” e di “nuovi massimi per il 2026”, citando settori come l’Health Tech (leggi: i tuoi dati sanitari venduti al miglior offerente) e la transizione energetica. Ma la verità è che questo castello di carte si regge sulla fiducia cieca che gli utenti non si ribelleranno mai.

La tecnologia che sta “schiacciando” il mercato è la stessa che potrebbe schiacciare i nostri diritti civili. L’analisi tecnica ci dice che titoli come KLA sono posizionati per nuovi massimi, con le medie mobili che puntano verso il cielo.

Tradotto dal linguaggio borsistico: il mercato si aspetta che la fame di sorveglianza e calcolo non diminuisca, anzi, aumenti.

Il forte rendimento del mercato stabilisce il punto di riferimento rispetto al quale il titolo in evidenza ha ‘stracciato’ il mercato, evidenziando i suoi rendimenti eccezionali.

— Report finanziario di fine anno

Mentre ci prepariamo ad affrontare il 2026, la domanda che dovremmo porci non è “su quale titolo investire”, ma “qual è il prezzo che stiamo pagando per questi rendimenti?”.

Se il motore della crescita economica è diventato la sistematica erosione della sfera privata, allora ogni punto percentuale guadagnato dall’S&P 500 è una piccola sconfitta per la nostra libertà.

Siamo davvero disposti ad accettare che la prosperità finanziaria dipenda dalla nostra trasformazione in data points da dare in pasto agli algoritmi?

Buon 2026, e occhio a dove cliccate.

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