L’intelligenza artificiale nel marketing: Okno Investments sostituisce le agenzie tradizionali?
L’intelligenza artificiale si appresta a sostituire interi reparti marketing promettendo una crescita esponenziale, ma a quale prezzo per la strategia umana e la creatività?
Siamo arrivati al punto di non ritorno, quello che in molti sussurravano nei corridoi delle conferenze tech già dal 2023 ma che nessuno osava scrivere nero su bianco sui piani aziendali. Fino a ieri, l’intelligenza artificiale nel marketing era un “copilota”: un assistente bravo a scrivere email, generare immagini un po’ plasticose o analizzare qualche foglio Excel.
Oggi, con l’annuncio di OKNO Investments, il copilota ha deciso di prendersi il sedile di guida, buttare fuori l’autista e ridisegnare l’intera autostrada.
Il lancio del primo “Ecosistema di Marketing AI” non è l’ennesima app che promette di scriverti i post per i social. È un cambiamento strutturale, tettonico. Immaginate di licenziare l’intero reparto marketing — dal creativo al data analyst, fino al media buyer — e sostituirlo con un unico sistema integrato che non dorme, non chiede ferie e, sulla carta, impara dai propri errori alla velocità della luce.
L’obiettivo dichiarato è una crescita “10X”, dieci volte superiore alla norma.
Sembra fantascienza, o forse il sogno proibito di ogni direttore finanziario, ma la tecnologia per farlo esiste e ora è stata impacchettata in un prodotto commerciale.
Tuttavia, dietro l’entusiasmo dei numeri e delle promesse di scalabilità infinita, si nasconde una domanda fondamentale che stiamo evitando di porci: se l’AI diventa l’agenzia, che fine fa la strategia umana?
E soprattutto, siamo pronti a consegnare le chiavi della persuasione di massa a un algoritmo autonomo?
Dagli strumenti all’ecosistema
Per capire la portata di questo annuncio, bisogna fare un passo indietro e guardare come si è evoluto il settore. Tre anni fa, con l’esplosione di ChatGPT, abbiamo assistito alla frammentazione: c’era l’AI per il testo, quella per il video, quella per il codice. Le aziende si sono ritrovate con decine di abbonamenti diversi e la necessità di “unire i puntini” manualmente.
Il risultato? Un caos costoso e spesso inefficiente.
La mossa di OKNO Investments inverte questa tendenza. Non vendono un martello, vendono l’intera falegnameria robotizzata.
Hanno creato una struttura che integra diverse sotto-divisioni specializzate, come MediaGrowthGurus per la generazione della domanda, che lavorano in concerto senza intervento umano costante. È la fine dei silos. Se il modulo di analisi predittiva rileva che i clienti stanno perdendo interesse il martedì pomeriggio, comunica istantaneamente con il modulo creativo per generare una campagna di re-engagement specifica per quella fascia oraria, e il modulo di media buying acquista gli spazi pubblicitari necessari. Tutto in millisecondi.
Questa integrazione profonda è ciò che permette all’azienda di fare affermazioni audaci. Si presentano sul mercato con un nuovo ecosistema di marketing guidato dall’intelligenza artificiale per sostituire le agenzie tradizionali e fornire una crescita misurabile e scalabile. Non si tratta più di “aiutare” l’agenzia, ma di renderla obsoleta.
Insieme, sostituiamo i modelli di agenzia obsoleti con sistemi basati sull’intelligenza artificiale che riducono i costi, accelerano l’esecuzione e offrono una crescita 10X.
— Team Esecutivo, OKNO Investments
La brutalità di questa affermazione è rinfrescante quanto inquietante. Il modello tradizionale, fatto di riunioni infinite, brief creativi interpretati male e tempi di approvazione biblici, è oggettivamente lento. L’AI rimuove l’attrito umano.
Ma l’attrito, a volte, è dove nasce la qualità.
Eliminando il processo umano, rischiamo di eliminare anche l’intuizione non lineare, quella “scintilla” che nessun modello predittivo, per quanto avanzato, è ancora riuscito a replicare perfettamente.
La promessa del “10X” e la realtà tecnica
Parlare di crescita “10X” è un classico del marketing della Silicon Valley, ma tecnicamente, come si ottiene? La risposta risiede nella capacità di calcolo applicata alla personalizzazione di massa.
Il sistema proposto non si limita a reagire ai dati; li anticipa. Immaginate un negozio di scarpe online. Invece di creare tre versioni di una pubblicità per tre gruppi demografici (uomini, donne, sportivi), l’ecosistema di OKNO può generare in tempo reale 50.000 varianti dell’annuncio, ognuna calibrata su un singolo utente in base alla sua cronologia di navigazione, al meteo nella sua città e persino al suo umore dedotto dal comportamento di scrolling.
L’approccio è chirurgico. L’azienda punta esplicitamente a sostituire i modelli di agenzia obsoleti con sistemi basati sull’intelligenza artificiale per ridurre drasticamente i costi operativi.
Se un’agenzia umana impiega due settimane per analizzare i risultati di una campagna e aggiustare il tiro, questo sistema lo fa ogni pochi secondi. È qui che risiede il potenziale di crescita esponenziale: nell’ottimizzazione continua e ossessiva che nessun team umano potrebbe fisicamente sostenere.
Tuttavia, c’è un rovescio della medaglia tecnico. Questi sistemi si nutrono di dati. Per funzionare a questo livello di precisione, l’ecosistema deve ingerire una quantità di informazioni personali spaventosa.
Siamo nel 2026, e le normative sulla privacy sono più strette che mai, ma la fame di dati dell’AI trova sempre nuove scappatoie. Affidarsi a un sistema “black box” che promette risultati magici senza spiegare esattamente come sta targettizzando gli utenti espone le aziende a rischi legali e reputazionali enormi.
Se l’algoritmo decide che il modo migliore per vendere è sfruttare le insicurezze di un adolescente in modo aggressivo, chi lo ferma?
Non c’è un direttore creativo a dire “questo è troppo”.
Il prezzo dell’automazione totale
L’arrivo di ecosistemi completi segna anche un cambiamento nel mercato del lavoro che non possiamo ignorare. Fino all’anno scorso, ci dicevamo che l’AI avrebbe creato “nuovi ruoli”. E in parte è vero: servono supervisori, eticisti dell’AI, strateghi di alto livello.
Ma se la promessa di OKNO si avvera, la fascia media dei professionisti del marketing — quelli che gestiscono le campagne, scrivono i copy quotidiani, fanno i report — rischia l’estinzione immediata.
Non è solo una questione di occupazione, è una questione di omologazione. Se tutte le aziende iniziano a usare ecosistemi simili per ottimizzare la crescita, ci ritroveremo in un mondo digitale saturato da messaggi iper-ottimizzati ma sostanzialmente identici?
L’efficienza matematica tende a convergere verso le stesse soluzioni. Se l’algoritmo scopre che un pulsante rosso funziona meglio del blu, presto tutto il web sarà rosso. La creatività, quella vera che rompe gli schemi e crea nuovi mercati invece di ottimizzare quelli esistenti, potrebbe diventare la vittima sacrificale sull’altare del ROI.
D’altro canto, per le piccole e medie imprese, questa potrebbe essere la democratizzazione definitiva. L’accesso a strumenti di potenza pari a quelli delle multinazionali, a una frazione del costo di un’agenzia di New York o Londra, potrebbe livellare il campo di gioco in modi imprevisti. Un artigiano locale potrebbe competere per l’attenzione globale con la stessa potenza di fuoco di un gigante dell’e-commerce.
Siamo di fronte a uno strumento che promette di darci i superpoteri, ma che richiede in cambio il controllo totale del volante.
La tecnologia di OKNO Investments funzionerà probabilmente molto bene, forse troppo bene.
Resta da vedere se, nella corsa alla crescita 10X, ci ricorderemo di guardare fuori dal finestrino per decidere dove vogliamo andare, o se lasceremo che sia la macchina a scegliere la destinazione solo perché è la via più efficiente.