OpenAI ha aggiunto un piano da cento dollari al mese.
OpenAI ha aggiunto un piano da 100 dollari al mese e introdotto GPT-5.3 Instant Mini come modello di riserva automatico, complicando l'architettura dei prezzi.
Il piano da 100 dollari arriva mentre i modelli cambiano senza preavviso e i regolatori europei potrebbero intervenire.
Nei giorni scorsi, per la precisione il 9 aprile 2026, OpenAI ha aggiornato in silenzio il suo prodotto più visibile: secondo le release notes di ChatGPT, GPT-5.3 Instant Mini è ora il modello di riserva che entra automaticamente in gioco quando un utente supera i limiti di utilizzo di GPT-5.3 Instant. Non si può scegliere dal menu dei modelli: appare e basta, invisibile finché non si esaurisce il credito del piano principale. È una mossa tecnica di routine, direbbero da OpenAI. Ma arriva insieme a qualcosa di molto meno routinario: un nuovo livello di abbonamento da 100 dollari al mese, infilato in mezzo a una gamma di prezzi già difficile da decifrare.
Il labirinto degli abbonamenti
Proviamo a fare ordine, anche se non è semplice. Oggi ChatGPT prevede un piano gratuito, un piano Go a 8 dollari mensili, un piano Plus a 20 dollari mensili, un nuovo piano Pro a 100 dollari mensili e un piano Pro a 200 dollari mensili. Cinque livelli per un singolo prodotto consumer, ciascuno con limiti, modelli accessibili e funzionalità diverse. Il piano ChatGPT Pro da 200 dollari promette limiti venti volte superiori rispetto al Plus e la possibilità di eseguire workflow paralleli in continuo. Il nuovo piano da 100 dollari, invece, si posiziona come una via di mezzo: limiti cinque volte superiori al Plus, più accesso a Codex — lo strumento di programmazione di OpenAI — rispetto a quanto offerto agli utenti Plus.
Quello che colpisce non è il prezzo in sé, ma la velocità con cui questa architettura si è complicata. Già nel maggio 2024, OpenAI lanciava GPT-4o come modello di punta, presentandolo come un salto generazionale in testo, voce e visione. Nell’agosto 2025 arrivava GPT-5, con rollout graduale su tutti i piani. E poi, nel febbraio 2026, una pulizia drastica: GPT-4o, GPT-4.1, GPT-4.1 mini, OpenAI o4-mini e persino GPT-5 nella versione Instant e Thinking venivano ritirati in un colpo solo. Modelli che erano stati presentati come il futuro, rimossi a distanza di mesi. Chi garantisce che GPT-5.3 Instant — oggi il modello principale — non faccia la stessa fine tra un anno? E soprattutto: a cosa serve un abbonamento da 200 dollari mensili se i modelli inclusi cambiano senza preavviso reale?
La guerra dei prezzi nell’IA
La risposta potrebbe stare nella concorrenza. TechCrunch ha scritto esplicitamente che OpenAI non nasconde l’obiettivo del nuovo piano da 100 dollari: sfidare Anthropic, che da tempo offre un’opzione analoga per Claude. È una ammissione rara di trasparenza strategica, e vale la pena leggerla con attenzione. OpenAI non sta espandendo la sua gamma di piani perché gli utenti lo chiedono — sta rispondendo a una pressione competitiva diretta, fissando un prezzo speculare a quello del rivale. Il che solleva una domanda: se il prezzo è determinato dalla concorrenza e non dal valore reale del servizio, chi stabilisce cosa vale davvero un abbonamento all’IA?
Nel frattempo, il resto del mercato si muove nella stessa direzione. All’inizio di questo mese, Google ha imposto limiti di spesa obbligatori su tutti i livelli di fatturazione dell’API Gemini e ha introdotto la fatturazione prepagata per i nuovi account — segnali che anche il gigante di Mountain View sta cercando di rendere più prevedibili (e controllabili) i propri flussi di cassa. Microsoft, dal canto suo, ha annunciato che aggiornerà i prezzi per i bundle Microsoft 365 + Copilot Business a partire dal 1° luglio 2026, offrendo sconti promozionali a chi si impegna prima del 30 giugno. Tre aziende, tre mosse diverse, tutte orientate nella stessa direzione: estrarre più valore dagli utenti esistenti o chiudere la porta ai nuovi a condizioni più favorevoli. Il contrasto con la narrativa dominante — quella dell’IA democratica e accessibile — è evidente. Dall’aprile 2024, OpenAI aveva permesso di usare ChatGPT senza nemmeno registrarsi. Oggi quella stessa azienda ha un catalogo di abbonamenti che va da zero a duecento dollari al mese.
C’è poi una questione che riguarda i regolatori, e che in Europa diventa ancora più urgente. Una struttura di prezzi così articolata, con modelli che cambiano, vengono ritirati e sostituiti da versioni che l’utente non può nemmeno selezionare manualmente — come nel caso di GPT-5.3 Instant Mini — pone interrogativi seri in termini di trasparenza contrattuale. Il GDPR impone che il trattamento dei dati sia chiaro e informato: ma se il modello che elabora i tuoi dati cambia senza che tu possa sceglierlo, si può ancora parlare di consenso consapevole? Le autorità antitrust, già alle prese con le posizioni dominanti delle big tech nell’IA, potrebbero trovare in questa proliferazione di piani un terreno interessante: una complessità che, non a caso, favorisce sempre chi l’ha costruita.
Un futuro a scadenza?
Stando al calendario annunciato da Microsoft, entro luglio 2026 i prezzi dei bundle con Copilot cambieranno. Google ha già agito ad aprile. OpenAI ha appena aggiunto un piano e un modello invisibile. Il ritmo è quello di un mercato che si ridefinisce ogni trimestre — e gli utenti che hanno scelto un abbonamento annuale convinti della sua stabilità si ritrovano a inseguire cambiamenti che non hanno richiesto. Con limiti che cambiano, modelli che spariscono e prezzi che si moltiplicano, la domanda non è se il conto salirà ancora. È chi si farà carico di garantire che quello che si paga corrisponda a quello che si riceve — e se qualcuno, tra legislatori e autorità di vigilanza, avrà la velocità necessaria per farlo.
Mentre OpenAI corre per superare la concorrenza, gli utenti rischiano di perdere il filo in un mercato sempre più frammentato e costoso. La corsa all’IA produce modelli migliori, senza dubbio. Ma produce anche strutture di prezzo che somigliano sempre di più a quelle delle compagnie telefoniche degli anni Novanta: opache, mutevoli, progettate per confondere più che per informare. A che prezzo progredisce l’IA? Per ora, la risposta cambia ogni trimestre.