OpenAI ha fissato il prezzo del clic
OpenAI ha avviato test pubblicitari su ChatGPT con costi per clic tra 3 e 5 dollari, posizionandosi nel mercato ads.
OpenAI ha già un’interfaccia pubblicitaria e costi per clic tra tre e cinque dollari
Il conto di OpenAI
Già a febbraio 2026, secondo l’annuncio del test pubblicitario di OpenAI, la società ha avviato un esperimento con gli annunci all’interno di ChatGPT negli Stati Uniti, inizialmente riservato agli utenti adulti con account attivi sui piani Free e Go. Una mossa presentata come test, con tutta la cautela retorica del caso. Ma i test, in questo settore, raramente rimangono tali a lungo.
Tra febbraio e la fine di aprile 2026, la progressione è stata rapida: da un semplice esperimento di inserimento pubblicitario a un’interfaccia completa di gestione delle campagne su ChatGPT. Meno di tre mesi. E nelle schermate circolate online si vedono già i CPC, i costi per clic: tra i tre e i cinque dollari. Una forchetta che dice molto. Non è un numero basso — è un numero che segnala ambizione, non sperimentazione. Tre-cinque dollari per clic su ChatGPT significa che OpenAI si sta posizionando nella fascia alta del mercato pubblicitario, quella in cui Google ha operato indisturbata per vent’anni.
Chi ci guadagna? Gli inserzionisti che arrivano per primi su una piattaforma con un’audience già enorme e un’intenzione d’uso molto diversa da quella della ricerca tradizionale: non si digita una keyword, si fa una domanda. Si chiede un consiglio. Si ottiene una risposta. E in quel contesto, un annuncio ben posizionato vale potenzialmente più di un risultato sponsorizzato su Google, perché il livello di fiducia dell’utente verso la risposta è strutturalmente diverso. È un problema che Google conosce bene — e che non può risolvere con un aggiornamento delle API.
La reazione di Google è leggibile tra le righe di quella stessa lista di notizie ordinarie: l’azienda ha pubblicato un annuncio di lavoro per un “GEO Partner Manager”, dove GEO sta per Generative Engine Optimization. Una figura professionale che, fino a poco tempo fa, non esisteva nemmeno come categoria. Significa che Google sta costruendo internamente una struttura per gestire i rapporti con i partner in un mondo in cui i motori generativi — e non più solo quelli tradizionali — determinano la visibilità online. È una risposta difensiva, formulata nel linguaggio neutro delle job description aziendali.
Chi possiede il clic del futuro?
E allora la domanda è questa: se OpenAI ha già un’interfaccia per gestire campagne, CPC definiti e un’audience che cresce, cosa sta aspettando Google? O meglio — cosa può fare Google che non stia già facendo, sapendo che il terreno si sta spostando sotto i suoi piedi? E chi tutela gli utenti in questo nuovo mercato pubblicitario, dove le norme sulla trasparenza degli annunci nei contenuti generativi sono ancora quasi inesistenti, e dove il GDPR applicato all’IA resta un cantiere aperto?
Google, il gigante che ha costruito un impero sul clic, potrebbe non essere più l’unico a deciderne il valore. Il prezzo del futuro è già stato fissato altrove. E costa tre dollari.