Progetto Stargate: quando la filantropia tecnologica nasconde la fame di dati e energia
Dietro la facciata filantropica, un progetto da 500 miliardi di dollari nasconde una vorace fame di energia e dati personali, sollevando interrogativi sulla privacy e sul controllo centralizzato.
Se c’è una cosa che la Silicon Valley sa fare meglio del software, è il marketing.
E se c’è un progetto che incarna perfettamente la megalomania travestita da filantropia tecnologica, questo è Stargate.
Oggi, 21 gennaio 2026, ci troviamo di fronte all’ennesimo capitolo di questa saga che sembra uscita da un film di fantascienza di serie B, ma che ha implicazioni tremendamente reali per le nostre tasche e, soprattutto, per i nostri dati.
Stiamo parlando di una cifra che fa girare la testa: 500 miliardi di dollari.
Mezzo trilione.
È questa la somma che OpenAI e i suoi allegri compagni di viaggio — SoftBank, Oracle, MGX — hanno messo sul piatto per costruire quella che definiscono “l’infrastruttura AI del futuro”.
Ma dietro i comunicati stampa patinati e le promesse di un domani radioso, si nasconde una fame di risorse energetiche e di dati personali che dovrebbe far tremare i polsi a qualsiasi garante della privacy, dal GPDP italiano alle autorità europee.
L’annuncio odierno di un nuovo campus in Michigan non è solo una notizia immobiliare.
È la conferma che la corsa agli armamenti dell’intelligenza artificiale è entrata nella sua fase industriale, e noi siamo il carburante.
Il cavallo di Troia della “comunità”
La narrazione ufficiale è impeccabile, quasi commovente.
Ci dicono che tutto questo viene fatto “per noi”. Per creare posti di lavoro, per “democratizzare” l’accesso al calcolo.
OpenAI ha sbandierato ai quattro venti il suo processo di selezione dei siti, descrivendolo come un tour de force di ascolto democratico.
La società ha lanciato il progetto Stargate come una nuova azienda che investirà 500 miliardi di dollari in quattro anni, promettendo di rafforzare la leadership americana.
Ma leggiamo tra le righe.
Quando una corporation di queste dimensioni parla di “approccio community-first”, di solito significa che stanno cercando il miglior offerente in termini di sgravi fiscali e accesso deregolamentato all’energia elettrica.
Hanno valutato oltre 300 proposte da 30 stati diversi.
Non è beneficenza; è un’asta al ribasso sui costi operativi.
La retorica utilizzata è quella classica del salvatore che scende tra i mortali per elargire doni. Ecco come OpenAI giustifica la necessità di consumare quantità di energia pari a quelle di intere nazioni:
“L’IA può mantenere la sua promessa solo se costruiamo la capacità di calcolo per alimentarla. Tale capacità è la chiave per garantire che tutti possano beneficiare dell’IA e per sbloccare future scoperte. Stiamo già facendo progressi storici verso questo obiettivo attraverso Stargate e ci stiamo muovendo rapidamente non solo per rispettare l’impegno iniziale, ma per gettare le basi per ciò che verrà dopo.”
— OpenAI, Comunicato stampa ufficiale
Notate il termine “garantire che tutti possano beneficiare”. È la classica foglia di fico.
In realtà, quella potenza di calcolo serve a addestrare modelli sempre più voraci di dati, che necessitano di una sorveglianza digitale costante per essere “nutriti”.
Più calcolo significa più capacità di inferenza, e più inferenza significa una capacità di profilazione degli utenti talmente granulare da rendere il vecchio tracciamento dei cookie un gioco da ragazzi.
Chi paga davvero il conto?
Mentre i dirigenti brindano ai nuovi data center in Texas, Wisconsin e ora Michigan, la realtà sul campo inizia a mostrare le prime crepe.
Non tutte le comunità sono disposte a farsi prosciugare la rete elettrica in nome del progresso algoritmico.
In Wisconsin, la situazione è già tesa.
È il segreto di Pulcinella del settore: questi data center da 10 gigawatt (sì, avete letto bene, gigawatt) non consumano solo elettricità; consumano stabilità sociale.
Fanno alzare le bollette ai cittadini comuni per alimentare le GPU che serviranno a generare video di gattini o, più probabilmente, a automatizzare il lavoro d’ufficio di quegli stessi cittadini.
E chi c’è dietro i soldi? SoftBank.
Masayoshi Son è tornato, e quando c’è di mezzo SoftBank, la parola d’ordine è “speculazione”.
L’obiettivo non è il benessere dell’umanità, ma il monopolio dell’infrastruttura su cui girerà l’economia dei prossimi vent’anni.
“Stargate sta sfruttando l’innovativo design dei data center e l’esperienza energetica di SoftBank per fornire il calcolo scalabile che alimenta il futuro dell’IA. Insieme a OpenAI, Arm e ai nostri partner Stargate, stiamo aprendo la strada a una nuova era in cui l’IA fa progredire l’umanità.”
— Masayoshi Son, Presidente e CEO di SoftBank Group Corp
“L’IA fa progredire l’umanità”. Sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere.
L’ironia è che mentre ci vendono il sogno di un’IA che risolve il cancro o il cambiamento climatico, stanno costruendo cattedrali nel deserto che consumano più risorse di quanto l’ecosistema possa sostenere, il tutto per centralizzare il potere decisionale in mano a tre o quattro attori globali.
La privacy come vittima collaterale
L’aspetto più inquietante, e sistematicamente ignorato nei comunicati trionfali, è la privacy.
Un’infrastruttura di questa portata — parliamo di milioni di chip NVIDIA GB200 interconnessi — non è un contenitore passivo. È una macchina di elaborazione dati senza precedenti.
Il GDPR in Europa ci protegge, almeno sulla carta, ma cosa succede quando i dati vengono risucchiati in questi buchi neri computazionali situati negli Stati Uniti, come il nuovo sito di Saline Township in Michigan o quello di Abilene in Texas?
OpenAI ha avviato un processo a livello nazionale esaminando oltre 300 proposte per i nuovi siti Stargate, consolidando la propria presenza fisica sul suolo americano, lontano dalle “seccature” normative di Bruxelles.
La centralizzazione fisica dell’infrastruttura è l’antitesi della privacy diffusa.
Creare hub di calcolo così massicci significa creare dei single point of failure (o di sorveglianza) incredibilmente attraenti per agenzie governative e hacker.
Se i vostri dati finiscono lì dentro per l’addestramento o l’inferenza, buona fortuna a esercitare il vostro “diritto all’oblio”.
Cancellare un dato da un modello distribuito su 10 gigawatt di potenza di calcolo è come cercare di togliere lo zucchero da una torta già cotta.
Inoltre, il partenariato con Oracle non è casuale.
Oracle è un gigante dei database aziendali e della sorveglianza commerciale. Unire la capacità generativa di OpenAI con l’infrastruttura di data retention di Oracle crea un panopticon perfetto.
Siamo di fronte a un paradosso: ci chiedono di celebrare la costruzione della gabbia che ci conterrà, lodando la qualità dell’acciaio e la velocità con cui viene assemblata.
Stargate non è solo un progetto ingegneristico; è una dichiarazione di intenti.
E l’intento è chiaro: il futuro appartiene a chi possiede i server, non a chi fornisce i dati.