Il DMA non ha abbattuto i giardini murati
Il DMA ha spinto Microsoft e Apple a modifiche solo nell'UE, lasciando il resto del mondo esposto a design ingannevoli.
Le modifiche al design di Windows e iOS valgono solo nello Spazio Economico Europeo
Il Digital Markets Act europeo doveva smantellare i giardini murati del web, quei sistemi chiusi che tengono gli utenti prigionieri delle scelte fatte da altri. Invece, a giudicare da quello che sta succedendo con Microsoft e Apple, li ha soltanto ridisegnati con un passaporto: dentro i confini dello Spazio Economico Europeo qualcosa si muove, fuori resta tutto come prima. E “prima” significa un design pensato, letteralmente, per impedirti di scegliere.
Il design che intrappola
Partiamo dai fatti, perché qui i dettagli contano. Mozilla ha commissionato a due ricercatori indipendenti ed esperti di design ingannevole, Harry Brignull e Cennydd Bowles, un’indagine su come Windows tratta chi vuole usare un browser diverso da Edge. Il risultato, pubblicato in un rapporto diffuso a fine gennaio 2024, non lascia molto spazio a interpretazioni benevole: secondo Brignull e Bowles, Microsoft “impedisce una scelta effettiva del browser su Windows”, posizionando Edge al centro del sistema operativo e usando l’interfaccia utente come un’arma per scoraggiare chi tenta di installare un rivale.
Non è un caso isolato, ed è qui che la faccenda si allarga. Mozilla osserva che i sistemi operativi, in generale, progettano deliberatamente i propri ambienti per minare la scelta del consumatore invece di facilitarla: rendono complicato cambiare le impostazioni predefinite, ostacolano l’installazione di nuovi browser, e ricorrono a suggerimenti forzati e messaggi ingannevoli per spingere le persone verso i propri prodotti. Tradotto: non sono incidenti di percorso, sono scelte di progettazione. Ma cosa succede quando la regolamentazione bussa davvero alla porta?
La finestra europea
Quando la pressione normativa arriva, qualcosa cambia. Ma soltanto dove arriva, e questo è il punto che rende l’intera operazione più simile a una gestione del rischio legale che a una conversione etica. Secondo un rapporto successivo di Mozilla, pubblicato quest’anno come aggiornamento della prima indagine, Microsoft ha effettivamente eliminato una parte dei pattern dannosi documentati nel report originale — ma solo all’interno dello Spazio Economico Europeo. E i ricercatori non hanno dubbi sul perché: attribuiscono il cambiamento alla pressione regolatoria, non a un ripensamento genuino da parte dell’azienda.
È un dettaglio che vale la pena sottolineare due volte, perché cambia completamente il significato dell’annuncio. Non stiamo parlando di un’azienda che ha capito di aver sbagliato e ha corretto rotta ovunque operi. Stiamo parlando di un’azienda che ha isolato geograficamente il problema, lo ha risolto lì dove la legge lo impone, e ha lasciato tutto il resto identico. Lo stesso report originale di Mozilla lo aveva già anticipato con una certa amarezza a gennaio 2024: le modifiche annunciate da Microsoft per adeguarsi al DMA affrontano solo una piccola parte delle tattiche descritte nel rapporto, e — per peggiorare le cose — verranno distribuite esclusivamente agli utenti nell’EEA.
Apple non si comporta diversamente. A gennaio 2024 l’azienda ha annunciato l’introduzione di nuovi framework e API per motori browser alternativi, permettendo agli sviluppatori di usare motori diversi da WebKit per le app di navigazione. Sembra un’apertura storica, e in un certo senso lo è: Apple ha tenuto WebKit come motore obbligatorio su iOS per anni. Ma la decisione, spiega Mozilla, è efficace soltanto nell’Unione Europea. Fuori da lì, WebKit resta l’unica opzione possibile, punto. Quindi la domanda diventa inevitabile: se il problema di design era davvero un problema, perché la soluzione ha un confine geografico così netto?
Oltre il giardino
Se l’Europa è diventata un’oasi regolatoria, il resto del mondo resta un deserto. Il rapporto più recente di Mozilla lo dice con chiarezza disarmante: gli utenti negli Stati Uniti, in India e, in misura minore, nel Regno Unito restano esposti al set più ampio di tattiche dannose documentate fin dal gennaio 2024. Nessun DMA, nessuna pressione equivalente, nessun obbligo di cambiare interfaccia o rimuovere ostacoli all’installazione di un browser diverso da Edge o da Safari.
E qui si apre una domanda che nessun regolatore ha ancora affrontato seriamente: cosa protegge, oggi, un utente indiano o statunitense che vuole semplicemente cambiare browser senza dover combattere contro l’interfaccia del proprio sistema operativo? Il DMA è una legge europea, pensata per il mercato europeo, e non ha alcuna pretesa di applicazione extraterritoriale. Ma le aziende che regola — Microsoft, Apple, Google — sono globali, e i loro utenti no. Il risultato è un mondo a due velocità: chi vive nello Spazio Economico Europeo ottiene (parzialmente) più libertà di scelta, chi vive altrove resta esattamente dove era prima che il regolamento entrasse in vigore.
La regolamentazione ha aperto una breccia, questo va detto senza cinismo: qualcosa, dentro i confini europei, è davvero cambiato. Ma finché quella breccia resterà confinata a un singolo mercato, i giardini murati continueranno a prosperare ovunque il diritto europeo non arrivi. E la domanda che resta, sospesa e scomoda, è la stessa con cui Mozilla ha chiuso il proprio lavoro di monitoraggio: chi proteggerà gli utenti dimenticati, quelli che il DMA non ha mai riguardato?