Il ranking di Google continua a tremare

Il ranking di Google continua a tremare

Dopo il core update di marzo 2026, Google continua a deindicizzare siti, causando perdite di traffico fino all'80%.

Il core update di marzo 2026 si è concluso l’8 aprile, ma i suoi effetti si stanno ancora manifestando

Immagina di aprire Google Analytics un venerdì mattina e scoprire che il tuo sito web, quello su cui lavori da anni, ha perso l’80% del traffico dall’oggi al domani. Non è un’ipotesi astratta. Stando ai forum di WebmasterWorld, è esattamente quello che è successo a un webmaster che, intorno al 20 aprile, ha scritto: “Started on friday we saw the biggest drop ever seen. we are right now down to 20%.” Il più grande crollo mai visto. E non è solo. Nella stessa discussione, un altro utente segnalava una perdita del 50% del traffico, con Google che negli ultimi venti giorni ha progressivamente deindicizzato le pagine del suo sito. La domanda che tutti si stanno ponendo è la stessa: l’aggiornamento di marzo era davvero finito, o stava solo prendendo la rincorsa?

La scia del core update

Per capire cosa sta succedendo, bisogna tornare un po’ indietro. Il 27 marzo 2026, Google ha rilasciato il suo March 2026 broad core update, l’aggiornamento principale dell’algoritmo di ricerca. Il rollout si è concluso ufficialmente l’8 aprile, dopo 12 giorni e 4 ore esatti. Dashboard alla mano, tutto sembrava chiuso. Eppure qualcosa non tornava.

Il termine di paragone è il December 2025 core update, annunciato l’11 dicembre 2025 e ricordato come uno degli aggiornamenti più potenti degli ultimi tempi: aveva prodotto un’intensa volatilità intorno al 13 dicembre, poi si era calmato, per poi esplodere di nuovo il 20 dicembre con oscillazioni classificate come “super volatile”. Quell’aggiornamento aveva lasciato il segno. Il marzo 2026, invece, a detta di chi monitora questi fenomeni da vicino, nel resoconto completo viene descritto come “a weird one” — strano, appunto — e “not as powerful as some previous broad core updates”. Meno potente, meno clamoroso, quasi sottotono. E questo aveva tranquillizzato molti. Forse troppo presto.

Il crollo improvviso

Perché allora, a distanza di settimane dal completamento ufficiale, si stanno vedendo cali così drammatici? È la domanda che non ha ancora una risposta definitiva. Quello che sappiamo è che il 23 aprile 2026 sono emersi nuovi segnali di volatilità nei ranking di ricerca: chi monitora i movimenti dell’algoritmo ha dichiarato di stare già vedendo i segnali del calore che si accumula, come un’eruzione che si annuncia con piccole scosse prima del momento peggiore.

Il nodo è che gli aggiornamenti core di Google non funzionano come un interruttore. Non è che il 27 marzo Google ha premuto un pulsante e tutto è cambiato di colpo. Gli effetti si propagano, si sedimentano, e a volte le conseguenze più pesanti arrivano settimane dopo la chiusura ufficiale del rollout. I siti colpiti dalla deindicizzazione progressiva ne sono la prova: Google non ha smesso di muoversi, anche dopo l’8 aprile.

Cosa aspettarsi adesso

Quindi, cosa dovrebbe fare chi gestisce un sito in questo momento? La risposta onesta è: tenere gli occhi aperti e non abbassare la guardia solo perché il dashboard di Google ha dichiarato il rollout concluso. La volatilità segnalata in questi giorni suggerisce che l’algoritmo non si è ancora assestato del tutto. Se marzo sembrava meno potente di dicembre, forse stava solo dispiegando i suoi effetti più lentamente, con una coda lunga e difficile da prevedere. Chi ha già visto cali di traffico dovrebbe analizzare con attenzione quali pagine sono state colpite — e se ci sono pattern legati a contenuti, autorevolezza delle fonti o segnali tecnici. Chi invece non ha ancora sentito nulla non deve necessariamente stare tranquillo: il subbuglio non sembra finito, e la prossima scossa potrebbe essere quella che si fa sentire davvero.

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