Perplexity AI: da 1 a 20 miliardi in due anni, sfida la ricerca tradizionale.

Perplexity AI: da 1 a 20 miliardi in due anni, sfida la ricerca tradizionale.

Dietro questo aumento vertiginoso si nascondono gli interessi della Silicon Valley, dei colossi dei chip e una guerra per il futuro della ricerca online appena iniziata.

La valutazione di Perplexity AI ha superato i 20 miliardi di dollari. È un numero che, da solo, racconta una storia di crescita esplosiva: nel gennaio 2024 l’azienda valeva “solo” un miliardo.

Ma cosa c’è dietro a una moltiplicazione per venti in poco più di due anni?

E, soprattutto, chi ci sta investendo e perché?

Per rispondere, bisogna guardare oltre i comunicati stampa trionfali e unire i puntini tra Silicon Valley, i colossi dei chip e una guerra per il futuro della ricerca online che è appena iniziata.

Perplexity si presenta come l’antitesi di Google: un motore di ricerca conversazionale che fornisce risposte concise con citazioni, invece di una lista di link. Un modello freemium, con un piano Pro a 20 dollari al mese, che promette trasparenza e precisione. Il fondatore e CEO Aravind Srinivas ha più volte dichiarato che accuratezza e trasparenza sono prerequisiti per rendere la ricerca basata sull’IA ubiqua. Un messaggio che risuona in un’epoca di diffidenza verso le “allucinazioni” degli chatbot.

Ma è sufficiente a giustificare una valutazione da decacorno, paragonabile a quella di grandi aziende tecnologiche consolidate?

La risposta, come spesso accade, sta negli investitori. Tra i primi sostenitori figurano Jeff Bezos, attraverso il suo Bezos Expeditions Fund, e NVIDIA. Non sono scommesse casuali. Per un fondatore di Amazon, Perplexity rappresenta una potenziale discontinuità nell’accesso all’informazione e, forse, un nuovo canale commerciale. Per NVIDIA, leader mondiale nei chip per l’intelligenza artificiale, il calcolo è ancora più strategico. L’azienda di Jensen Huang non si limita a finanziare Perplexity; ne diventa un partner tecnologico cruciale.

In una partnership annunciata a giugno 2025, NVIDIA collabora con Perplexity per sviluppare e distribuire modelli di ragionamento per compiti complessi, specialmente in lingue a basse risorse. L’obiettivo dichiarato è costruire “modelli sovrani” per l’Europa.

NVIDIA sta collaborando con sviluppatori di modelli in tutta Europa, inclusi quelli in Francia, Italia, Polonia, Spagna e Svezia, per fornire modelli sovrani con NVIDIA Nemotron. Modelli di IA su misura per le lingue e la cultura locali arriveranno su Perplexity, distribuiti come Microservizi NVIDIA NIM e ospitati sull’infrastruttura di IA regionale dei partner cloud NVIDIA.

— Comunicato stampa NVIDIA

Questa mossa è illuminante. Perplexity diventa il veicolo attraverso cui NVIDIA può promuovere la sua piattaforma di microservizi NIM e la sua infrastruttura cloud regionale, penetrando in mercati linguistici specifici. In cambio, Perplexity ottiene accesso a tecnologia d’avanguardia e a un’aura di “sovranità digitale” che potrebbe aprirle le porte di appalti pubblici e aziendali in Europa. Una sinergia perfetta, dove il motore di ricerca guadagna credibilità tecnologica e il produttore di chip piazza la sua architettura.

La partnership con costruttori di modelli europei fornisce a Perplexity accesso a risorse e mercati, come ammesso nello stesso comunicato che ne descrive i benefici per la crescita.

Il gioco delle alleanze e il conto dei server

Ma NVIDIA non è l’unico gigante a volere un posto al tavolo di Perplexity. All’inizio del 2026, l’azienda ha siglato un accordo triennale da 750 milioni di dollari con Microsoft per eseguire carichi di lavoro di IA su Azure. Un dettaglio non da poco, considerando che Perplexity continua a utilizzare anche AWS di Amazon. Questa strategia di multi-cloud non è solo una scelta tecnica prudente; è un posizionamento geopolitico aziendale.

Significa che Perplexity non vuole (o non può) legarsi a un solo fornitore, mantenendo una certa indipendenza negoziale e assicurandosi di non diventare una pedina nella guerra tra Microsoft, Amazon e Google Cloud.

Tuttavia, un accordo del genere solleva domande sui costi operativi reali. Se Perplexity deve pagare centinaia di milioni l’anno solo per l’infrastruttura cloud, quanto margine rimane dalla sua attuale ARR (Annual Recurring Revenue), che a fine 2025 si attestava intorno ai 150 milioni di dollari? I dati sui ricavi sono opachi e l’azienda non ha divulgato metriche di redditività. L’enorme valutazione sembra quindi scommettere non sui profitti di oggi, ma su un dominio futuro del mercato della ricerca.

Una scommessa costosissima, alimentata da capitali di rischio che cercano il prossimo colpo grosso.

Intanto, i numeri di crescita sono impressionanti: da 10 a 30 milioni di utenti attivi mensili in un anno, con oltre 780 milioni di query processate a maggio 2025.

Ma quanti di questi utenti sono paganti?

E quanti rimarranno quando Google, con il suo quasi monopolio e una capitalizzazione di mercato di circa 4,08 trilioni di dollari, inizierà a integrare in modo aggressivo risposte conversazionali simili nel suo motore di ricerca tradizionale?

La difesa di Perplexity si basa sulla qualità superiore, sulla citazione delle fonti e sulla mancanza di pubblicità invasiva.

Ma è una difesa sufficiente contro il potere di fuoco finanziario e di rete di Mountain View?

Tra ricerca, patenti e il fantasma della monetizzazione

Per giustificare la sua corsa, Perplexity deve dimostrare di essere più di un motore di ricerca. Sta quindi diversificando in modo aggressivo. Ha lanciato “Perplexity Patents”, un agente di ricerca brevettuale basato sull’IA, e sta esplorando un browser “agente” chiamato Comet. Soprattutto, punta forte sul mercato enterprise con piani Team e soluzioni di ricerca interna per aziende. È qui che i margini potrebbero essere più sostanziosi e la competizione con Google meno diretta.

Ma ogni nuova funzionalità richiede più calcolo, più ingegneri, più costi. E qui ritornano gli investitori strategici. L’accordo con NVIDIA per i modelli europei non è filantropia: è un modo per far adottare l’hardware e il software NVIDIA in nuovi mercati, usando Perplexity come cavallo di Troia. Allo stesso modo, l’investimento di Bezos potrebbe aprire porte nel commercio elettronico o nei servizi AWS. Perplexity rischia così di diventare un campo di battaglia per le ambizioni di altri, mentre cerca di costruire la propria identità.

La domanda finale è: chi ci guadagna davvero da questa valutazione da 20 miliardi?

Gli utenti che ottengono risposte migliori? Forse.

I fondatori e i dipendenti con le stock option? Certamente.

Ma forse i veri vincitori, almeno nel breve termine, sono i grandi capitali di rischio come IVP e, soprattutto, i partner tecnologici come NVIDIA e Microsoft.

Per loro, Perplexity è un esperimento ad alto rischio ma con un potenziale payoff enorme: scardinare il monopolio della ricerca online o, in alternativa, costringere il monopolista a comprarli a prezzo maggiorato. Nel frattempo, l’azienda deve camminare sul filo, bilanciando la promessa di un’IA trasparente e indipendente con la realtà di costi operativi esorbitanti e la pressione di investitori che si aspettano un ritorno stratosferico.

La storia ci insegna che in queste condizioni, qualcosa spesso deve cedere: o il modello di business, o gli ideali di partenza.

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