Samsung Bixby: L’assistente vocale si affida a Perplexity AI per sopravvivere
L’assistente vocale di Samsung esternalizza la sua intelligenza artificiale a Perplexity, startup californiana, aprendo interrogativi sulla gestione dei dati personali
C’è qualcosa di quasi commovente, se non fosse terribilmente inquietante, nella tenacia con cui Samsung cerca di tenere in vita Bixby. Per anni, l’assistente vocale della casa coreana è stato l’equivalente digitale di quel parente che si presenta alle feste senza invito: goffo, spesso incompreso e, diciamocelo, il primo elemento da disattivare appena scartato un nuovo Galaxy.
Ma il 2026 si apre con una novità che ha il sapore amaro della resa incondizionata mascherata da innovazione: Bixby sta per ricevere un trapianto di cervello.
Non si tratta di un’evoluzione interna, né di un miracoloso passo avanti dei laboratori di ricerca e sviluppo di Seul. Samsung ha semplicemente deciso di appaltare l’intelligenza. Secondo le ultime analisi tecniche e i leak che circolano sulla versione One UI 8.5, l’integrazione di Perplexity opera dietro le quinte per potenziare le risposte di Bixby, trasformando l’assistente in un semplice intermediario. Bixby diventa un guscio vuoto, un passacarte digitale che prende la vostra domanda e la spedisce ai server di una startup californiana (o peggio, come vedremo).
Siamo di fronte a un cambio di paradigma che, se da un lato promette di rendere finalmente utile il tasto laterale del vostro smartphone, dall’altro apre voragini sulla gestione dei dati personali che nemmeno il GDPR sembra pronto a colmare con la dovuta rapidità.
L’illusione del controllo on-device
La narrazione ufficiale è, come prevedibile, infiocchettata di termini entusiastici come “ecosistema”, “visione” e “esperienza fluida”. Dan Glassman, dirigente di Samsung Electronics America, ha recentemente dichiarato in un comunicato stampa che suona più come un avvertimento che come una promessa:
Questa partnership con Perplexity è l’ultima novità che fornirà una tecnologia AI all’avanguardia, ridefinendo il modo in cui i proprietari di dispositivi Samsung interagiscono con i loro TV.
— Dan Glassman, Senior Director & Head of New Business Development presso Samsung Electronics America
Notate il termine “ridefinire”. Nel gergo della Silicon Valley, spesso significa “cambiare le regole del gioco a nostro vantaggio e a vostro rischio”. Il precedente è stato servito su un piatto d’argento lo scorso autunno con il lancio della prima app TV alimentata da Perplexity all’interno della piattaforma Vision AI. Già lì, il meccanismo era chiaro: per avere risposte intelligenti, il microfono del vostro salotto doveva aprirsi al cloud di terze parti.
Ora, con l’arrivo su smartphone, la posta in gioco si alza drasticamente. I telefoni non restano in salotto; contengono le nostre email, la nostra posizione, le nostre foto e i nostri segreti finanziari. La struttura tecnica emersa dai test della One UI 8.5 suggerisce un modello ibrido: Bixby gestisce i comandi banali (“accendi la torcia”), ma appena la richiesta richiede un minimo di ragionamento, i dati partono.
Chi possiede la vostra curiosità?
Il problema fondamentale di questa architettura è la dispersione della responsabilità. Quando usate Siri (con tutti i suoi limiti) o Gemini, avete una ragionevole certezza di chi stia trattando i dati: Apple o Google. Sono ecosistemi chiusi, nel bene e nel male. Qui Samsung sta introducendo un terzo attore nel vostro letto digitale.
Ryan Foutty di Perplexity ha descritto la missione della sua azienda in termini quasi filosofici:
La missione di Curiosity è servire la curiosità del mondo colmando il divario tra la ricerca tradizionale e le interfacce innovative guidate dall’AI.
— Ryan Foutty, Vice President of Business presso Perplexity AI
Tutto molto poetico, ma “servire la curiosità” in termini di business significa profilazione. Perplexity è un motore di risposta, un “answer engine”. Per funzionare, deve indicizzare, analizzare e processare le query. Se Bixby invia le vostre domande a Perplexity, chi è il titolare del trattamento ai sensi del Regolamento Europeo?
Samsung? Perplexity? O siamo di fronte a una contitolarità dove le clausole scritte in piccolo (“Terms of Service”) scaricano ogni responsabilità sull’utente che clicca “Accetto” senza leggere?
Il rischio concreto è la perdita di contesto. Una query inviata a un motore di ricerca AI non è mai neutra. Se chiedete a Bixby informazioni su una malattia specifica, su una procedura di divorzio o su come nascondere un reddito, quella domanda non muore nel telefono. Viene processata da algoritmi che, per definizione, imparano.
E non è chiaro se i dati degli utenti Samsung verranno utilizzati per addestrare i futuri modelli di Perplexity. La storia recente delle Big Tech suggerisce che la risposta è quasi sempre “sì, finché non ci scoprono”.
La geopolitica nel vostro taschino
C’è un dettaglio ancora più scivoloso in questa operazione di salvataggio di Bixby. Le indiscrezioni tecniche confermano che il riavvio di Bixby nella beta di One UI 8.5 delega la maggior parte delle query a Perplexity, ma in alcuni mercati e per specifiche funzioni multimodali, spuntano nomi di altri attori, come DeepSeek.
L’idea che un assistente vocale su un dispositivo occidentale possa instradare richieste, immagini o contesti visivi verso modelli sviluppati in giurisdizioni con normative sulla privacy radicalmente diverse (e spesso asservite a logiche statali) dovrebbe far scattare più di un campanello d’allarme presso le autorità garanti della protezione dei dati.
Samsung sta sostanzialmente ammettendo di non poter competere nella corsa all’AI generativa. Non ha un suo LLM (Large Language Model) capace di sfidare GPT-4 o Gemini. Quindi, ha scelto la via del franchising. Il vostro telefono diventa una piattaforma di smistamento: l’hardware è coreano, il sistema operativo è di base americana (Android), l’intelligenza è in affitto da startup della California o laboratori cinesi.
In questo intricato labirinto di flussi dati, l’utente è l’unico a navigare alla cieca. Ci viene venduta la “superpotenza” di avere risposte immediate e citazioni precise, ma il prezzo è la trasparenza. Se Bixby sbaglia o viola la vostra privacy, a chi farete causa? Al costruttore del telefono o al fornitore del cervello in affitto?
La comodità è sempre stata il cavallo di Troia per l’erosione della privacy. Con il “nuovo” Bixby, Samsung non ci sta solo chiedendo di riprovare a usare un assistente che abbiamo ignorato per dieci anni; ci sta chiedendo di fidarci di una catena di fornitura dei dati sempre più lunga, opaca e incontrollabile.
Forse, alla fine, il vecchio Bixby stupido e sordo era l’opzione più sicura.