Samsung resuscita Bixby con l’aiuto dell’ai di Perplexity
Bixby rinasce grazie all’intelligenza artificiale di Perplexity, nel tentativo di Samsung di differenziarsi da Google e competere con Siri
C’è qualcosa di quasi poetico, e al tempo stesso incredibilmente goffo, nel modo in cui Samsung gestisce i suoi segreti.
Ieri, per un breve lasso di tempo, il gigante coreano ha mostrato al mondo il futuro della sua intelligenza artificiale, per poi tentare maldestramente di nascondere la mano dopo aver lanciato il sasso. Ma Internet non dimentica, e quello che abbiamo visto è molto più di un semplice aggiornamento software: è un tentativo disperato e affascinante di rianimare un assistente che molti credevano ormai defunto.
Bixby è tornato, e questa volta ha preso in prestito il cervello di qualcun altro.
L’episodio, che ha tutto il sapore di un errore calcolato per generare hype, ha svelato l’integrazione profonda di Perplexity AI all’interno dell’interfaccia proprietaria di Samsung. Non stiamo parlando di una semplice app preinstallata, ma di una fusione strutturale.
Samsung ha capito una verità scomoda: nel 2026, costruire un motore di ricerca generalista da zero è un suicidio tecnologico, ma affidarsi totalmente a Google significa perdere la propria identità.
La soluzione?
Un approccio ibrido che potrebbe ridisegnare le alleanze nella Silicon Valley. Questa mossa è stata confermata involontariamente quando Samsung ha pubblicato e poi rapidamente rimosso l’annuncio della beta di One UI 8.5, svelando al mondo la partnership strategica.
Un cervello nuovo di zecca (ma in affitto)
Per anni, Bixby è stato il parente povero degli assistenti vocali. Mentre Alexa entrava nelle case e Google Assistant rispondeva a tutto, Bixby faticava a capire comandi base, relegato spesso al ruolo di fastidio da disattivare rimappando il tasto laterale dello smartphone.
La svolta odierna cambia le carte in tavola perché sposta il focus dall’esecuzione di comandi alla comprensione del contesto.
L’idea alla base del “Nuovo Bixby” è quella di un agente dispositivo. Immaginate un vigile urbano che smista il traffico delle vostre richieste: se chiedete di alzare la luminosità o cercare una foto scattata a Milano, Bixby gestisce tutto in locale, proteggendo la vostra privacy e garantendo velocità.
Ma se la domanda richiede conoscenza del mondo, l’assistente passa la palla a Perplexity.
È una distinzione sottile ma fondamentale. Perplexity non è un motore di ricerca classico pieno di link blu e pubblicità; è un “motore di risposte” che cita le fonti.
Questo approccio risolve il problema numero uno delle AI generative attuali: le allucinazioni. Avere un sistema che vi dice dove ha trovato l’informazione rende l’interazione infinitamente più affidabile per l’utente medio che non ha tempo di fare fact-checking su ogni risposta.
La visione dell’azienda è chiara: trasformare l’assistente vocale da semplice esecutore di comandi in un agente capace di gestire interazioni naturali e il controllo del dispositivo, riducendo l’attrito nelle operazioni quotidiane.
Da quando abbiamo introdotto il nostro primo telefono AI nel 2024, ci siamo impegnati a renderli più facili da usare affinché più persone possano beneficiare dell’IA — ecco perché abbiamo deciso di integrare un agente dispositivo direttamente nell’esperienza.
— Won-Joon Choi, Chief Operating Officer, Mobile eXperience (MX) Business presso Samsung Electronics
Oltre il semplice “ok Google”
Ma perché Samsung dovrebbe fare questo passo proprio ora, quando ha appena passato gli ultimi due anni a spingere Gemini di Google sui suoi Galaxy S24 e S25?
La risposta risiede nella differenziazione. Se ogni telefono Android usa Gemini, un Samsung Galaxy diventa indistinguibile da un Pixel o da uno Xiaomi di fascia alta. Bixby, potenziato da Perplexity, diventa l’asso nella manica per offrire qualcosa di unico.
Prendiamo un esempio concreto emerso dai leak: l’utente chiede “Perché il mio schermo resta acceso quando il telefono è in tasca?”. Il vecchio Bixby avrebbe fatto una ricerca web generica. Il nuovo Bixby, capendo che si tratta di un problema di impostazioni, vi porta direttamente alla funzione “Protezione da tocchi accidentali” e vi propone di attivarla.
Se invece chiedete “Trovami hotel a Seul con piscina per bambini”, interviene Perplexity con una lista ragionata e fonti verificate.
Questa fluidità tra “dentro il telefono” e “fuori nel web” è il Santo Graal che Apple sta inseguendo con Siri e ChatGPT, e Samsung sembra essere arrivata allo stesso punto, forse con una soluzione tecnicamente più pragmatica.
Tuttavia, non è tutto oro quel che luccica. L’affidabilità di queste transizioni sarà il vero banco di prova. Quante volte l’assistente capirà “impostazione” quando volevamo “informazione”? La frustrazione dell’utente è sempre a un solo “Non ho capito” di distanza dall’abbandono totale della funzione.
L’ultima chiamata per l’assistente dimenticato
C’è poi il capitolo privacy, che non possiamo ignorare. Affidare le query complesse a un partner esterno come Perplexity solleva interrogativi sulla gestione dei dati. Samsung assicura che il trattamento on-device è prioritario, ma in un’era in cui i nostri dati sono il petrolio delle grandi tech company, ogni “ponte” verso server esterni è un potenziale punto di fuga.
L’utente accetterà di condividere le proprie intenzioni di ricerca con un’altra entità in cambio di risposte migliori?
La storia ci insegna che la comodità vince quasi sempre sulla privacy, ma la consapevolezza sta crescendo.
La tempistica è altrettanto sospetta quanto l’annuncio cancellato. Le prime indiscrezioni suggeriscono che il debutto ufficiale avverrà in concomitanza con il lancio della serie Galaxy S26 il mese prossimo, un momento perfetto per rubare la scena e presentarsi non più come un follower, ma come un leader nell’integrazione AI.
Il rischio per Samsung è enorme. Se questo reboot fallisce, Bixby non avrà una terza possibilità. Diventerà definitivamente bloatware, software spazzatura che occupa memoria.
Ma se funziona, se davvero riesce a capire che quando dico “ho freddo” voglio alzare la temperatura del termostato connesso e non leggere la definizione di “ipotermia” su Wikipedia, allora potremmo essere di fronte alla prima vera interfaccia vocale utile post-ChatGPT.
Resta da chiedersi se questa “resurrezione” sia dettata da una reale innovazione tecnologica o dalla paura di diventare un semplice assemblatore di hardware per il software di Google: in un mondo dove l’intelligenza è il vero valore, Samsung può permettersi di avere un corpo bellissimo ma il cervello di un altro?