Wikipedia compie 25 anni e sigla accordi milionari con Microsoft e Meta
Wikipedia compie venticinque anni e sigla accordi con Microsoft, Meta e Perplexity per farsi pagare l’accesso ai suoi dati, diventando il bene più prezioso per l’addestramento delle intelligenze artificiali
Compiere venticinque anni, nel mondo della tecnologia, equivale a raggiungerne cento in qualsiasi altro settore. Per un quarto di secolo, Wikipedia è stata il faro gratuito della conoscenza umana, costruita da volontari e sostenuta da piccole donazioni.
Ma il regalo che la fondazione si è fatta per questo compleanno, celebrato ieri 15 gennaio 2026, non è una torta celebrativa, bensì una polizza assicurativa sul proprio futuro: una serie di accordi strategici con Microsoft, Meta e Perplexity.
Dietro i sorrisi di rito e i comunicati stampa, c’è una svolta pragmatica e necessaria. L’enciclopedia libera ha smesso di essere semplicemente la “biblioteca” dove le intelligenze artificiali andavano a studiare gratis e ha deciso di farsi pagare il biglietto d’ingresso.
Non stiamo parlando di spiccioli, ma di accordi che valgono decine di milioni di dollari e che ridefiniscono il rapporto tra chi crea la conoscenza (noi umani) e chi la macina (gli algoritmi).
La mossa arriva dopo anni in cui la Silicon Valley ha trattato il web come un buffet “all you can eat”, prelevando dati senza chiedere permesso. Tuttavia, l’atmosfera è cambiata drasticamente negli ultimi due anni.
La presa di coscienza della Wikimedia Foundation non è nata dal nulla, ma è figlia di tensioni legali accumulate, culminate quando l’organizzazione aveva fatto causa a OpenAI e Microsoft nel 2024 per l’uso non autorizzato di milioni di pagine.
Quella battaglia legale ha tracciato una linea sulla sabbia: il “fair use” indiscriminato aveva i giorni contati.
Non più gratis per i giganti
Per capire la portata di questa notizia, bisogna guardare oltre il denaro. Certo, i costi operativi di Wikipedia superano ormai i 150 milioni di dollari l’anno, e le sole donazioni degli utenti – quei banner che ci fanno sentire in colpa ogni dicembre – non bastano più a garantire serenità a lungo termine.
Ma l’accordo con i giganti del tech è soprattutto una questione di architettura dell’informazione.
Microsoft, Meta e Perplexity non stanno pagando solo per il testo. Stanno pagando per la verità strutturata. In un web inondato di contenuti generati da altre AI (spesso imprecisi o allucinati), il database di Wikipedia, curato e verificato da esseri umani, è diventato il bene più scarso e prezioso sul mercato: la cosiddetta “Ground Truth”, la verità di base.
Senza dati umani puliti, i modelli linguistici rischiano il collasso su se stessi, imparando dai propri errori in un ciclo infinito di degrado qualitativo.
Maryana Iskander, presidente del consiglio di amministrazione della Wikimedia Foundation, ha inquadrato perfettamente la questione, sottolineando come la tutela dell’apertura non debba significare ingenuità commerciale:
Questi accordi ci permetteranno di collaborare all’addestramento di modelli di intelligenza artificiale avanzati proteggendo al contempo l’integrità e l’apertura dei contenuti di Wikipedia.
— Maryana Iskander, Chair of the Board presso Wikimedia Foundation
Non è la prima volta che vediamo un approccio simile, ma è la prima volta che diventa sistemico. Già lo scorso ottobre Anthropic aveva annunciato una partnership a pagamento con Wikipedia per utilizzare i suoi contenuti, aprendo di fatto la strada a questo modello di business.
Quello che allora sembrava un esperimento isolato, oggi è lo standard industriale. Se vuoi addestrare un’AI che non inventi fatti storici, devi passare dalla cassa di San Francisco.
Il petrolio del nuovo web
Per l’utente finale, cosa cambia?
Paradossalmente, l’esperienza potrebbe migliorare proprio grazie a questi contratti commerciali. Fino a ieri, chiedendo a un chatbot informazioni su un evento storico, si otteneva una risposta plausibile ma spesso priva di fonti verificabili. Con questi nuovi accordi, l’integrazione diventa bidirezionale.
Le piattaforme come Perplexity e Microsoft Copilot non si limiteranno a “imparare” da Wikipedia, ma saranno obbligate a citarla in modo più aggressivo e preciso.
Questo meccanismo di attribuzione è cruciale: serve a riportare traffico verso il sito originale, evitando che l’AI diventi un “motore di risposta” definitivo che cannibalizza la fonte che lo nutre. È un tentativo di riparare il patto rotto tra motori di ricerca ed editori, applicandolo questa volta all’era dell’intelligenza artificiale generativa.
Satya Nadella, CEO di Microsoft, non ha nascosto l’importanza strategica di avere accesso a dati puliti per i suoi prodotti:
La vasta base di conoscenza di Wikipedia è inestimabile per costruire un’intelligenza artificiale responsabile e siamo entusiasti di approfondire la nostra partnership.
— Satya Nadella, CEO di Microsoft
Siamo di fronte a un’ironia storica affascinante. Quando Wikipedia è stata lanciata nel 2001 da Jimmy Wales e Larry Sanger come enciclopedia libera, veniva derisa dal mondo accademico per la sua natura aperta e modificabile da chiunque.
Venticinque anni dopo, quella stessa natura “umana e imperfetta” è l’unica ancora di salvezza per le macchine più sofisticate mai costruite, che senza il controllo costante dei volontari (i “Wikipediani”) non saprebbero distinguere la realtà dalla finzione.
Una questione di sopravvivenza
Tuttavia, non è tutto oro quello che luccica nei server. C’è un aspetto critico che merita attenzione: la concentrazione del potere.
Stringendo accordi esclusivi o preferenziali con i grandi player (Microsoft, Meta), si rischia di creare un fossato che impedisce alle start-up minori o ai ricercatori indipendenti di accedere alla stessa qualità di addestramento. Se la “conoscenza libera” diventa il carburante premium per le AI delle Big Tech, il divario tra chi ha i mezzi per pagare le licenze e chi non li ha potrebbe allargarsi ulteriormente.
Inoltre, c’è la questione della privacy e dell’etica dei dati. Anche se Wikipedia è pubblica, i volontari hanno scritto quelle voci per condividere conoscenza con l’umanità, non per migliorare i profitti trimestrali di Mark Zuckerberg. La fondazione dovrà navigare con estrema cautela per non alienare la sua comunità di base, che è notoriamente (e giustamente) sospettosa verso le ingerenze corporative.
La scommessa di Wikipedia è chiara: usare i soldi delle Big Tech per rimanere indipendente dalle Big Tech.
Sembra un ossimoro, ma nel 2026 è forse l’unica forma di pragmatismo possibile. Se l’AI è il futuro dell’accesso alle informazioni, Wikipedia ha deciso che non vuole essere una spettatrice passiva che viene saccheggiata, ma una partner attiva che detta le regole d’ingaggio.
Resta da chiedersi se, trasformando la conoscenza collettiva in un asset commerciale da licenziare, non stiamo inavvertitamente cambiando l’anima stessa del progetto.
Wikipedia rimarrà l’enciclopedia di tutti, o diventerà semplicemente il “backend” di lusso per i nostri assistenti digitali?