Andreessen Horowitz: 15 Miliardi di Dollari per Conquistare il Futuro Tecnologico

Andreessen Horowitz: 15 Miliardi di Dollari per Conquistare il Futuro Tecnologico

Andreessen Horowitz punta a dominare il futuro tecnologico con 15 miliardi di dollari, sollevando interrogativi su privacy e controllo dell’innovazione

C’è una frase che circola da quasi due decenni nella Silicon Valley, coniata proprio da Marc Andreessen: “Il software sta divorando il mondo”.

A giudicare dagli eventi di queste ore, sembrerebbe che l’obiettivo sia cambiato, o perlomeno si sia fatto più specifico: ora è Andreessen Horowitz (a16z) a voler divorare il mondo, o quantomeno a comprarsene i pezzi più pregiati prima che chiunque altro possa sedersi al tavolo.

La notizia di oggi non è solo finanziaria, è politica: il gigante del venture capital ha appena chiuso una raccolta fondi mastodontica, superando i 15 miliardi di dollari distribuiti su cinque veicoli d’investimento.

Non fatevi ingannare dai comunicati stampa patinati che parlano di “futuro” e “progresso”.

Questa mossa, arrivata all’alba del 2026, è un’occupazione militare — in senso figurato, ma con il loro fondo “American Dynamism”, forse neanche troppo — degli spazi tecnologici cruciali dei prossimi dieci anni. Mentre l’Europa si affanna a cercare di far rispettare il GDPR e l’AI Act, cercando di capire come tutelare i dati biometrici dei cittadini, a Menlo Park si stanno staccando assegni che decideranno quali tecnologie sopravviveranno e quali no.

E la privacy, in questo menu da 15 miliardi, non sembra essere la portata principale.

La tempistica è sospetta, o meglio, chirurgica. Il 2025 è stato un anno di siccità per il capitale di rischio, un periodo in cui le valutazioni si sono sgonfiate e molti investitori turistici sono scappati a gambe levate.

In questo vuoto pneumatico, a16z non si limita a entrare; invade.

L’anno appena trascorso è stato il peggiore per la raccolta di fondi dal 2017, con un totale di soli 66,1 miliardi di dollari in tutto il mercato statunitense, il che rende la mossa di Andreessen Horowitz ancora più aggressiva: da soli, con questa iniezione di capitale, rappresentano quasi un quinto di tutta la liquidità disponibile rispetto ai volumi dell’anno precedente.

Il monopolio dell’innovazione

Perché dovrebbe importarci se un gruppo di miliardari sposta denaro da una tasca all’altra?

Perché quando una singola entità controlla una fetta così sproporzionata del capitale disponibile, smette di essere un semplice investitore e diventa un gatekeeper. Di fatto, a16z sta costruendo un ecosistema chiuso. Con oltre 90 miliardi di dollari di asset in gestione, hanno raggiunto una massa critica tale da poter piegare il mercato alla loro volontà.

Se decidono che la “privacy on-chain” è un ostacolo alla monetizzazione dei dati sanitari, le startup che lavorano su tecnologie di crittografia etica non riceveranno fondi.

È la “selezione naturale” del mercato, diranno i liberisti. È un’oligarchia tecnologica, risponde chiunque abbia a cuore la pluralità dell’innovazione.

Ben Horowitz non ne fa mistero. La retorica utilizzata per presentare questi nuovi fondi non è quella del “ritorno sull’investimento”, ma quella del destino manifesto.

La nostra missione con questi fondi è assicurare che l’America vinca i prossimi 100 anni di tecnologia.

— Ben Horowitz, Co-fondatore e General Partner presso Andreessen Horowitz (a16z)

“Vincere” contro chi? La Cina, ovviamente. Ma questa narrazione patriottica serve spesso a mascherare un allentamento delle tutele per i cittadini.

Quando si inquadra lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale come una corsa agli armamenti geopolitica, concetti come la minimizzazione dei dati, il consenso informato e la trasparenza algoritmica diventano “freni” alla competitività nazionale. L’azienda posiziona esplicitamente il destino della nuova tecnologia statunitense in parte sulle proprie spalle, creando un pericoloso parallelo tra gli interessi dei suoi azionisti e l’interesse nazionale.

Se a16z è “l’America”, allora criticare il loro modello di business diventa quasi un atto di tradimento.

“American Dynamism” o sorveglianza privatizzata?

Uno dei pilastri di questa nuova raccolta è il fondo dedicato all’infrastruttura AI e quello etichettato come “American Dynamism”. Dietro questo nome evocativo si nascondono investimenti nel settore aerospaziale, nella difesa e nella pubblica sicurezza. In pratica: droni, sistemi di sorveglianza, analisi predittiva del crimine e gestione delle frontiere.

Siamo di fronte alla privatizzazione della sicurezza nazionale, finanziata da venture capitalist che non rispondono agli elettori ma ai loro Limited Partners.

Il rischio per la privacy qui non è teorico, è sistemico. Queste tecnologie, per funzionare e generare i ritorni astronomici promessi, necessitano di dati.

Tanti dati.

Dati che spesso provengono dalle interazioni dei cittadini con le infrastrutture pubbliche. Stiamo parlando di startup che vendono software alle agenzie governative, operando in zone grigie dove le normative sulla privacy commerciale si scontrano con le esenzioni per la sicurezza nazionale.

Chi controlla come vengono addestrati questi algoritmi? Se una startup del portafoglio “American Dynamism” utilizza i vostri dati di mobilità per addestrare un drone autonomo, dove sta il vostro consenso?

Non è un caso che una fetta enorme dei 15 miliardi sia destinata all’infrastruttura per l’IA. Non si tratta solo di chip e server, ma del controllo dei “tubi” attraverso cui scorre l’informazione globale.

Chi controlla l’infrastruttura, controlla le regole del gioco.

Andreessen Horowitz ha finalizzato una raccolta fondi da 15 miliardi di dollari attraverso molteplici veicoli d’investimento, segnalando un importante spostamento dell’attenzione verso i settori dell’IA e delle criptovalute.

— Jax, Reporter presso AINvest News

La scommessa sulla salute (e sui vostri dati)

C’è poi il capitolo Bio + Health. Il capitale è stato suddiviso in modo specifico, con 6,75 miliardi destinati al fondo Growth e allocazioni mirate per l’infrastruttura AI e il settore bio-sanitario.

L’idea di applicare la mentalità “muoviti velocemente e rompi le cose” alla biologia umana dovrebbe far venire i brividi a chiunque.

L’integrazione tra IA e biotecnologie è promettente per la cura delle malattie, certo, ma il modello di business del venture capital richiede scalabilità massiva. E nel settore sanitario, la scalabilità si ottiene spesso aggregando e commercializzando i dati più intimi delle persone.

Immaginate un futuro in cui le startup finanziate da a16z vi offrono diagnosi precoci basate sull’IA, ma in cambio i vostri dati genomici finiscono in un vasto data lake accessibile alle compagnie assicurative o, perché no, alle stesse aziende di “American Dynamism” per profili di rischio.

Senza una regolamentazione ferrea — che negli USA latita e che le Big Tech combattono attivamente — stiamo vendendo la nostra biologia al miglior offerente.

La strategia è chiara: a16z non sta solo scommettendo su quali aziende avranno successo; sta costruendo un’infrastruttura verticale completa. Dalla potenza di calcolo (AI Infra) alla difesa (American Dynamism), fino alla salute (Bio) e ai pagamenti (Crypto).

È un ecosistema chiuso, un giardino recintato grande quanto l’economia americana.

Siamo disposti ad accettare che la direzione del progresso tecnologico — e le conseguenti implicazioni per la nostra vita privata e le nostre libertà civili — sia decisa in una sala riunioni a Menlo Park, da persone che vedono la regolamentazione come un bug e non come una feature democratica?

Con 15 miliardi di dollari sul tavolo, la domanda potrebbe essere già retorica.

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