Disintossicazione del capitale di rischio: il Massachusetts guida la ripresa ‘Deep Tech’
Il 2025 si preannuncia come un anno di svolta, con un ritorno agli investimenti mirati e un ruolo crescente dello Stato nel finanziare l’innovazione, specialmente nel settore della Deep Tech
Se il 2021 è stato l’anno della sbornia collettiva per il capitale di rischio, con valutazioni da capogiro e unicorni che spuntavano come funghi dopo un temporale estivo, il 2025 si sta rivelando l’anno della disintossicazione.
E credetemi, per quanto dolorosa possa sembrare una dieta, il paziente – in questo caso l’ecosistema dell’innovazione tecnologica – sta iniziando a mostrare parametri vitali molto più sani, anche se decisamente più magri.
Guardando ai dati che arrivano dal Massachusetts, che da sempre funge da barometro per la “tech pesante” (biotech, robotica, deep tech) rispetto alla “tech leggera” della Silicon Valley (social, app, servizi consumer), emerge un quadro affascinante.
Non stiamo assistendo alla fine dell’innovazione, ma a un drastico cambio di paradigma: siamo passati dalla logica del “crescere a tutti i costi” a quella del sopravvivere per costruire qualcosa di utile.
Il denaro facile è finito.
I rubinetti del Venture Capital (VC) non sono chiusi, ma il flusso è diventato un contagocce calcolato.
Eppure, paradossalmente, è proprio ora che le cose si fanno interessanti per noi utenti finali. Perché quando i soldi scarseggiano, si smette di investire nell’ennesima app per la consegna di panini in 10 minuti e si torna a finanziare chi sta cercando di curare il cancro o risolvere la crisi energetica.
Il paradosso della qualità: meno soldi, ma spesi meglio
C’è un dato che sta facendo tremare i polsi agli analisti finanziari di Boston, ma che va letto con attenzione.
I numeri grezzi sono impietosi: rispetto ai massimi storici di qualche anno fa, il volume di dollari investiti è crollato. Non è una flessione leggera, è una frenata brusca che ha lasciato i segni sull’asfalto.
Il settore biofarmaceutico, vero gioiello della corona del Massachusetts, ha subito il colpo più duro. Invece di vedere questo dato come un fallimento, dovremmo interpretarlo come una correzione di mercato necessaria.
Negli anni passati abbiamo visto round di finanziamento milionari su promesse vaghe; oggi, gli investitori chiedono scienza solida, trial clinici convincenti e percorsi chiari verso la commercializzazione.
Kendalle Burlin O’Connell, CEO di MassBio, ha messo nero su bianco questa realtà, evidenziando come un calo del 17,1% negli investimenti per le aziende biotecnologiche nel primo semestre del 2025 rappresenti il totale più basso dal 2017.
I 2,75 miliardi di dollari di capitale di rischio investiti nelle aziende con sede in Massachusetts nel primo e secondo trimestre del 2025 rappresentano un calo del 17,1% rispetto alla prima metà del 2024 e il totale più basso dal 2017.
— Kendalle Burlin O’Connell, Presidente e CEO di MassBio
Questo “inverno degli investimenti” ha un effetto collaterale positivo per l’utente: la selezione naturale.
Le startup che riescono a raccogliere fondi oggi sono quelle “blindate”, quelle con una tecnologia che funziona davvero. Non vedremo mille nuovi gadget inutili il prossimo Natale, ma è molto più probabile che vedremo, tra cinque anni, terapie mediche che funzionano perché hanno superato questo filtro brutale.
Tuttavia, c’è un rischio enorme in questa contrazione. Se il capitale privato si ritira troppo, chi finanzia le fasi iniziali, quelle dove il rischio è massimo e il ritorno economico è lontano anni luce?
Qui la storia del 2025 prende una piega inaspettata: entra in gioco lo Stato.
Lo Stato si fa Venture Capitalist
In un mondo ideale di libero mercato, i privati dovrebbero colmare ogni vuoto. Nella realtà del 2025, dove i tassi di interesse rendono il denaro costoso, i privati giocano in difesa. Ed è qui che il Massachusetts sta tentando un esperimento che potrebbe fare scuola: l’intervento pubblico chirurgico.
Non stiamo parlando di assistenzialismo a pioggia per aziende decotte, ma di un supporto mirato a quelle fasi embrionali (pre-seed e seed) che i grandi fondi VC stanno ignorando perché troppo rischiose.
È una mossa audace.
L’ente quasi-pubblico MassVentures ha capito che se si lascia morire l’innovazione “early-stage” (quella appena uscita dai laboratori universitari), tra dieci anni non ci saranno più giganti tecnologici.
I numeri dimostrano un attivismo che compensa la ritirata dei privati: nell’anno fiscale appena concluso, MassVentures ha dispiegato 17 milioni di dollari tra sovvenzioni e investimenti diretti in 80 startup, concentrandosi proprio su spin-out accademici e fondatori che faticano ad accedere ai circuiti tradizionali della Silicon Valley o di Kendall Square.
L’innovazione sta prosperando in ogni angolo del Massachusetts e quando ai fondatori nelle fasi iniziali viene dato il giusto supporto al momento giusto, i risultati parlano da soli.
— Charlie Hipwood, Presidente e CEO di MassVentures
Perché dovrebbe importarci?
Perché molte delle tecnologie che diamo per scontate oggi – dal GPS a Internet stesso – sono nate grazie a investimenti pubblici iniziali quando nessun privato ci avrebbe scommesso un centesimo.
Vedere lo Stato scommettere su spin-out universitari nel 2025 significa che si sta piantando il seme per la prossima rivoluzione tecnologica, che sia nel campo dell’energia pulita o dell’intelligenza artificiale applicata alla medicina.
Questo approccio ibrido, dove il pubblico riduce il rischio iniziale per permettere ai privati di entrare successivamente, potrebbe essere l’unico modo per mantenere la supremazia tecnologica in un periodo di vacche magre.
Non solo app: il ritorno alla scienza pesante
C’è un ultimo pezzo del puzzle che rende questo 2025 affascinante. Mentre i volumi totali scendono, la densità di talento e la probabilità di successo per chi ce la fa rimangono le più alte d’America.
È il trionfo della “Deep Tech”.
A differenza del software, che puoi scrivere in un garage con un laptop e tanto caffè, la Deep Tech (biotech, robotica avanzata, nuovi materiali, quantum computing) richiede laboratori, attrezzature costose e anni di ricerca.
Il Massachusetts ha deciso di raddoppiare la posta su questo tavolo. Nonostante il calo dei dollari assoluti, il Massachusetts rimane leader nazionale per investimenti in capitale di rischio in rapporto al PIL, segno che l’economia locale è ancora strutturalmente dipendente dall’innovazione, molto più della California o di New York.
La differenza sostanziale rispetto al passato è la destinazione di questi fondi. Non si cerca più la crescita esplosiva degli utenti, ma la validazione scientifica.
Le nuove leggi statali e la creazione dell’AI Hub voluta dal governatore Healey alla fine del 2024 stanno indirizzando le risorse verso l’intersezione tra Intelligenza Artificiale e Scienze della Vita.
Immaginate algoritmi che non servono a generare immagini divertenti, ma a simulare il ripiegamento delle proteine per scoprire nuovi farmaci in mesi invece che in anni.
Questo è il trend del 2025.
Le startup che stanno nascendo ora a Boston e Cambridge sono meno “cool” per i social media, ma infinitamente più impattanti per la nostra vita reale.
Tuttavia, non tutto è rose e fiori. La dipendenza dai fondi statali e la reticenza dei grandi fondi privati creano un collo di bottiglia pericoloso.
Se una startup supera la fase iniziale grazie ai fondi pubblici, ma poi non trova capitali privati per scalare (il cosiddetto “Series B crunch”), rischiamo di avere un cimitero di ottime idee che non sono mai diventate prodotti.
Il 2025 ci sta insegnando una lezione preziosa: l’innovazione non è una linea retta che va sempre verso l’alto. È ciclica.
Dopo l’ubriacatura del 2021, stiamo vivendo il momento della sobrietà. Meno hype, più sostanza. Meno unicorni di carta, più aziende che risolvono problemi veri.
La domanda che dobbiamo porci, guardando al futuro, non è “quando torneranno i soldi facili?”, ma piuttosto: siamo disposti ad accettare un’innovazione più lenta, più difficile, ma potenzialmente molto più rivoluzionaria?
A giudicare da quello che sta succedendo nei laboratori del Massachusetts, la risposta sembra essere un cauto, ma deciso, sì.