Il browser che ti guarda: Yandex integra Alice AI in ogni pagina web, ma a che prezzo?

Il browser che ti guarda: Yandex integra Alice AI in ogni pagina web, ma a che prezzo?

Yandex ha integrato l'AI Alice nel browser tramite splitview, analizzando ogni pagina web visitata. La funzionalità solleva preoccupazioni sulla privacy e sulla raccolta dati.

La funzionalità analizza ogni pagina visitata, sollevando questioni sulla privacy e il controllo dei dati.

Immagina un browser che non si limita a mostrarti una pagina, ma la legge insieme a te, la interpreta, ti suggerisce cosa pensarne e poi ti aiuta a scrivere un post sui social per condividerla. Comodo, no? Forse troppo. Nei giorni scorsi, Yandex Browser ha annunciato l’integrazione di una chat con rete neurale su tutte le pagine internet, attraverso una funzionalità chiamata splitview. La notizia è passata quasi inosservata fuori dalla Russia. Eppure merita attenzione, e non solo tecnica.

Il paradosso dello splitview

Il funzionamento è semplice, quasi disarmante nella sua semplicità. La modalità splitview divide lo schermo in due parti: la pagina aperta appare a sinistra, mentre a destra compare una chat con la rete neurale Alice AI. Per attivarlo, basta cliccare il pulsante “Ask Alice AI” nell’angolo in alto a destra del browser. La rete neurale è in grado di creare contenuti basati sul contenuto della pagina che stai guardando — post per i social network, riassunti, analisi. La funzionalità è già disponibile per un primo gruppo di utenti e presto sarà estesa a tutti.

In superficie, è un’idea che funziona. Stai leggendo un articolo lungo e complicato? Alice lo sintetizza. Vuoi condividere qualcosa ma non sai come formularlo? Alice scrive per te. Il problema è che per fare tutto questo, la rete neurale deve accedere al contenuto di ogni pagina che apri. Non di alcune. Di tutte. Ed è qui che il paradosso si manifesta: quanto sei disposto a cedere in cambio di questa comodità?

Dietro lo schermo: i rischi nascosti

Alice AI (modello di intelligenza artificiale) è una famiglia di reti neurali sviluppata dalla società russa Yandex LLC. È addestrata su un dataset che include libri, riviste, giornali e altre fonti aperte disponibili in rete. Già nell’ottobre 2025, secondo il comunicato stampa di Yandex presentato alla conferenza “Alice, what’s new?”, Yandex l’aveva definita una “potente rete neurale universale capace di aiutare gli utenti a risolvere quasi qualsiasi compito in chat”. Da allora il modello è stato potenziato con un nuovo formato di risposta che include immagini, video e informazioni da Yandex Maps. Ora fa un ulteriore passo: entra direttamente nel browser, e con esso nella sessione di navigazione dell’utente.

Il punto critico non è tanto Alice in sé, ma cosa significa avere un agente AI che osserva ogni pagina che apri. Esperti di sicurezza informatica intervistati da TechCrunch hanno dichiarato che gli agenti AI per browser rappresentano un rischio per la privacy significativamente maggiore rispetto ai browser tradizionali. Browser AI come Comet e ChatGPT Atlas, ad esempio, richiedono accesso non solo alle pagine web, ma anche a email, calendario e lista contatti degli utenti. Yandex non ha ancora specificato pubblicamente fino a dove si spinge Alice in questa integrazione, ma la logica strutturale è la stessa: più l’AI è utile, più dati deve consumare.

E qui si apre una questione che non riguarda solo la Russia. Yandex opera in un contesto normativo radicalmente diverso da quello europeo, dove il GDPR impone limiti precisi alla raccolta e al trattamento dei dati personali. Un browser che analizza in tempo reale il contenuto di ogni pagina visitata da un utente solleva domande dirette sulla base giuridica del trattamento, sulla conservazione dei dati, su chi può accedervi e per quanto tempo. Domande che, nel caso di un’azienda russa, si intrecciano inevitabilmente con preoccupazioni geopolitiche. Perché proprio ora, poi? La risposta più ovvia è la più scomoda: perché lo fanno anche gli altri, e in questa corsa nessuno vuole restare indietro.

La corsa all’AI: una partita senza arbitro

Mentre Yandex avanza sul mercato domestico, i grandi player occidentali hanno già mosso le loro pedine. Google ha introdotto Gemini in Chrome già a settembre dello scorso anno, e secondo il blog ufficiale dedicato alle nuove funzionalità AI per Chrome ha poi avviato il rollout su desktop Mac e Windows negli Stati Uniti per gli utenti con lingua impostata su inglese. L’obiettivo dichiarato è aggiungere un assistente AI in una barra laterale persistente — un’architettura che ricorda molto la splitview di Yandex. Microsoft Edge, dal canto suo, aveva già lanciato la modalità Copilot in Edge nel luglio del 2025, introducendo funzionalità come il ragionamento su più schede aperte contemporaneamente e un riquadro dinamico capace di mantenere il contesto della pagina visualizzata.

Il quadro che emerge è quello di una convergenza silenziosa: tutti i grandi browser stanno diventando piattaforme di sorveglianza assistita dall’AI, con modalità e gradi diversi, ma con la stessa direzione di marcia. La differenza tra Yandex, Google e Microsoft non è di natura — è di giurisdizione, di narrativa pubblica, di fiducia percepita. Ma chi controlla davvero questa corsa? Al momento, nessuno. I regolatori europei sono ancora alle prese con l’applicazione dell’AI Act, le autorità antitrust faticano a stare al passo con la velocità degli annunci tecnici, e gli utenti si trovano a scegliere tra opzioni che differiscono nei dettagli, non nella sostanza.

In un mondo dove ogni click può essere analizzato da un’AI in tempo reale, la vera domanda non è se vogliamo browser più intelligenti. È chi decide cosa fanno con quello che imparano su di noi. E la risposta, per ora, è: le aziende che li costruiscono.

Facebook X Network Pinterest Instagram
🍪 Impostazioni Cookie