Kana, la scommessa AI dei fondatori seriali che hanno già venduto a Microsoft e Salesforce
I fondatori seriali Tom Chavez e Vivek Vaidya, dopo due exit milionarie, lanciano Kana: una startup AI da 15 milioni che punta a rivoluzionare il marketing digitale con agenti autonomi.
La startup punta a sostituire i sistemi legacy con agenti autonomi che apprendono e si adattano come colleghi digitali.
Cosa fanno due imprenditori dopo aver incassato centinaia di milioni di dollari vendendo le loro aziende a due colossi del tech? Nel caso di Tom Chavez e Vivek Vaidya, la risposta è semplice: fondano l’azienda che potrebbe rendere obsoleti i sistemi che hanno contribuito a costruire. Lo scorso 18 febbraio, stando all’annuncio ufficiale di lancio, hanno svelato Kana, una nuova startup AI per il marketing finanziata con 15 milioni di dollari guidati da Mayfield. Non è la loro prima volta: è la quarta azienda che fondano insieme. Ma mentre le precedenti sono finite nel portafoglio di Microsoft e Salesforce, con Kana puntano a sostituire proprio il tipo di piattaforme che quelle aziende vendono.
I serial founder che hanno già cambiato il gioco due volte
Ma chi sono Chavez e Vaidya, e perché il loro ritorno sulla scena merita attenzione? La loro credibilità si costruisce su due exit di successo. Nel 2008, Microsoft annunciò l’acquisizione di Rapt Inc., da loro co-fondata, all’epoca leader nelle soluzioni di gestione del rendimento pubblicitario per gli editori. Pochi anni dopo, nel 2016, è stata la volta di Krux, acquisita da Salesforce. Secondo quanto riportato all’epoca, l’operazione valeva circa 700 milioni di dollari, con un pagamento iniziale di 340 milioni in contanti e azioni. Due vendite che non solo hanno arricchito i fondatori, ma hanno segnato due tappe fondamentali nell’evoluzione del marketing digitale. Con questo pedigree, cosa stanno costruendo esattamente oggi che potrebbe essere altrettanto rivoluzionario? La risposta sembra essere un tentativo di correggere le stesse complessità che le piattaforme da loro create hanno contribuito a introdurre.
Il mercato che Kana vuole conquistare: piattaforme legacy vs agenti AI
Il timing di Kana non è casuale: arriva in un momento in cui l’intero ecosistema del marketing digitale sta subendo una trasformazione radicale. Il paradosso è che le stesse piattaforme che hanno reso possibile il marketing su larga scala ora ne ostacolano l’evoluzione. Come sottolinea un’analisi sul panorama competitivo, le piattaforme legacy hanno introdotto il marketing digitale su larga scala, ma la loro complessità e architettura basata su regole ora contrastano con le esigenze dei marketer moderni. Sono sistemi rigidi, costosi da gestire e che richiedono team specializzati per essere manovrati. Nel 2026, mentre l’intelligenza artificiale sconvolge i flussi di lavoro, questa rigidità diventa un freno. La risposta, sempre secondo la stessa analisi, sta nelle piattaforme agentiche AI-native: strumenti che apprendono, si adattano e agiscono attraverso percorsi unificati, diventando essenziali. Ma questa transizione verso ‘colleghi digitali’ rappresenta davvero un salto evolutivo, o è solo l’ennesima buzzword? La differenza potrebbe essere più sostanziale di quanto sembri.
Da assistente a collega: come Kana incarna la fase 2 dell’AI
Qui sta la differenza fondamentale tra Kana e ciò che l’ha preceduta: non si tratta di semplici assistenti AI, ma di agenti che si uniscono attivamente ai team. Una ricerca di Microsoft delinea due fasi distinte: nella prima, l’AI agisce come assistente, rimuovendo la monotonia del lavoro e aiutando le persone a svolgere lo stesso lavoro meglio e più velocemente. È l’automazione di base che conosciamo. La fase 2, invece, è più ambiziosa: gli agenti AI si uniscono ai team come “colleghi digitali”, assumendo compiti specifici su indicazione umana—per esempio, un agente ricercatore che crea un piano di go-to-market. Kana si posiziona esplicitamente in questa seconda categoria. Non vuole essere un tool in più nel già affollato stack martech, ma un agente autonomo che, su comando, può analizzare dati, proporre strategie e eseguire compiti complessi. È un cambio di paradigma: dal gestire un sistema al collaborare con un’entità che apprende.
Chavez e Vaidya hanno già dimostrato di saper anticipare due rivoluzioni del marketing digitale. Con Kana, stanno puntando su una terza: quella in cui i marketer non gestiscono più sistemi complessi, ma collaborano con agenti AI che apprendono e si adattano. Se la storia si ripete, i giganti del tech potrebbero presto fare la fila per acquisire la loro quarta creazione insieme. Ma c’è un interrogativo più sottile: stavolta, stanno costruendo qualcosa che mina le fondamenta stesse dei modelli di business dei loro precedenti acquirenti? In un mercato in cui la complessità normativa (dal GDPR alle leggi antitrust) cresce, un “collega digitale” che prende decisioni autonome sui dati dei clienti potrebbe rivelarsi non solo un’opportunità, ma un rompicapo giuridico senza precedenti.