OpenAI ha già bruciato il suo primo modello pubblicitario
OpenAI potrebbe accumulare 115 miliardi di dollari di perdite prima del cash flow positivo. Il CPM su ChatGPT è crollato, spingendo l'azienda al CPC.
Il CPM è crollato da 60 a 15 dollari in tre mesi, spingendo OpenAI a passare al CPC
Centoquindici miliardi di dollari. È il burn rate cumulativo che OpenAI potrebbe toccare prima di vedere un cash flow positivo. E mentre il conto sale, l’azienda ha già bruciato in tre mesi il suo primo modello pubblicitario: il CPM su ChatGPT è passato da 60 a 15 dollari, e ora si corre ai ripari con il CPC. Ma questa fretta di monetizzare racconta una storia che i numeri non nascondono.
Il tonfo del CPM e la fuga verso il CPC
Il 9 febbraio 2025 OpenAI ha aperto per la prima volta agli annunci su ChatGPT con un modello CPM e una spesa minima tra 200.000 e 250.000 dollari. Un cambio di idea sulla pubblicità che sembrava ambizioso. Il CPM iniziale era di 60 dollari per mille impressioni, un prezzo da vetrina. In poche settimane è crollato a 15‑25 dollari: una rapida svalutazione che ha costretto l’azienda a rivedere i piani. Il modello CPM è durato meno di tre mesi, e OpenAI ha introdotto il bidding cost‑per‑click (CPC) e un Ads Manager self‑service in beta, aperto agli inserzionisti statunitensi senza soglie minime dichiarate. Una nuova strategia di aste che di fatto sostituisce il vecchio approccio. Intanto le perdite previste per il 2026 sono di circa 14 miliardi di dollari.
Il rimbalzo pubblicitario dovrà essere rapidissimo per reggere un conto del genere.
OpenAI ha già aperto un’asta pubblicitaria su ChatGPT con il nuovo sistema CPC, ma la concorrenza non sta a guardare. Google ha integrato annunci nelle AI Overviews, disponibili in inglese su mobile e desktop in dodici paesi. Una concorrenza pubblicitaria che rende ancora più fragile la posizione di OpenAI.
L’esercito di partner e il silenzio dei regolatori
Per arginare la crisi, OpenAI ha lanciato la Conversions API e il tracciamento basato su pixel, un introduzione del tracciamento che permette agli inserzionisti di misurare le conversioni. Ha anche annunciato l’ingresso di Adobe, Criteo, Kargo, Pacvue e StackAdapt come partner tecnologici. L’ingresso dei partner tecnologici è accompagnato da accordi con le quattro major pubblicitarie: Dentsu, Omnicom, Publicis e WPP hanno firmato per portare i budget dei grandi brand sulla piattaforma. Il 5 maggio 2026 il nuovo Ads Manager è stato aperto a tutti gli inserzionisti statunitensi. OpenAI ha insomma iniziato a vendere pubblicità su ChatGPT con un modello CPC, offrendo agli inserzionisti la possibilità di creare campagne tramite partner o una nuova beta self‑serve Ads Manager. Un ecosistema (scusate il termine) che si assembla in fretta, ma che solleva domande scomode.
Chi ci guadagna? I partner tecnologici, certo. Ma anche i regolatori dovrebbero guardare con attenzione. Il tracciamento via pixel e la Conversions API espongono OpenAI a possibili violazioni del GDPR: l’uso di dati per profilazione pubblicitaria senza consenso esplicito è un rischio concreto. L’antitrust, poi, potrebbe chiedersi perché un’azienda che domina il mercato dell’AI conversazionale apra una piattaforma pubblicitaria self‑service senza soglie minime, favorendo di fatto i grandi inserzionisti. I partner tecnologici includono i partner tecnologici già citati, ma le condizioni reali di accesso restano opache. Intanto gli abbonamenti Plus, Pro, Business e Enterprise rimarranno senza annunci, una promessa per i paganti che crea una linea di faglia tra utenti premium e gratuiti.
Il valore di un clic in un mercato che scotta
Mentre OpenAI si affanna a vendere spazi, i concorrenti scelgono strade opposte. Perplexity ha abbandonato i piani pubblicitari per non minare la fiducia degli utenti, una scelta etica che suona come un avvertimento. Anthropic ha rifiutato esplicitamente la pubblicità per Claude e ha preso in giro gli annunci di ChatGPT in uno spot durante il Super Bowl. Anthropic rifiuta la pubblicità con coerenza, mentre OpenAI tenta di convincere il mercato che il CPC è la soluzione. Ma i numeri parlano chiaro: il CPM è crollato in tre mesi, il burn rate è astronomico, e l’insostenibilità del modello iniziale è già evidente.
La domanda che resta sospesa è una sola: in un mercato dove due dei principali competitor rifiutano la pubblicità per etica, e dove il CPM crolla prima ancora che la piattaforma decolli, quanto vale davvero un clic su ChatGPT? E chi pagherà il conto quando i 115 miliardi di perdite cumulate diventeranno reali? Il tempo per rispondere è poco, e la fretta si vede.