OpenAI continua a sfornare modelli a ritmo forsennato
OpenAI lancia modelli ogni poche settimane: GPT-5.6 Sol supera Claude Fable 5 di 2,8 punti. GPT-4o ritirato dopo meno di un anno.
OpenAI ha archiviato GPT-4o dopo meno di un anno, segnando il passo di un settore senza tregua
La catena di montaggio
Per capire la velocità con cui si muove OpenAI basta guardare al registro ufficiale delle note di rilascio, che assomiglia sempre più al log di una catena di montaggio che al diario di una scoperta scientifica. Si parte da o3-pro, lanciato il 10 giugno 2025 per gli utenti Pro di ChatGPT e per l’API. Due mesi dopo, il 5 agosto 2025, arrivano due modelli open-weight, gpt-oss-120b e gpt-oss-20b, presentati come un gesto di apertura verso la comunità degli sviluppatori. Poi il silenzio si rompe di nuovo il 5 febbraio 2026, quando debutta GPT-5.3-Codex, definito il modello di coding agentico più capace mai rilasciato dall’azienda. Otto giorni dopo, il 13 febbraio 2026, OpenAI ritira GPT-4o e altri modelli legacy da ChatGPT: un modello che fino a pochi mesi prima era il fiore all’occhiello dell’azienda, archiviato senza troppi complimenti. Infine, lo scorso 9 luglio, tocca a GPT-5.6 Sol.
Fate due conti: tra un annuncio e l’altro passano in media poche settimane, a volte pochi mesi. GPT-4o, per fare un esempio concreto, non arriva nemmeno a compiere un anno pieno di vita utile prima di essere spinto fuori dalla porta principale. È il ritmo di un settore che ha sostituito la ricerca con l’aggiornamento incrementale, dove ogni release deve giustificare la propria esistenza con un numero più alto del precedente, non necessariamente con un’idea nuova. Vale la pena chiedersi cosa significhi, in termini pratici, per chi ha costruito prodotti o flussi di lavoro su un modello che oggi non esiste più: chi paga il costo della migrazione forzata? E chi decide, in assenza di qualunque obbligo di trasparenza regolamentare paragonabile a quelli imposti in altri settori, quando un modello è “vecchio” abbastanza da sparire? Questa bulimia di versioni ha comunque conseguenze molto concrete: il confronto diretto con la concorrenza si gioca ormai sul filo dei centesimi.
Fotografia di un duello
Il campo di battaglia si è ristretto ai benchmark: è lì che i modelli si sfidano, ed è lì che 2,8 punti possono fare la differenza tra un titolo sui giornali e un comunicato stampa ignorato. Nel Coding Agent Index, GPT-5.6 Sol ottiene un punteggio di 80 contro 77.2 di Claude Fable 5. Un margine sottile, quasi impercettibile per chiunque non sia un addetto ai lavori, ma sufficiente per rivendicare il primato del momento. Claude Fable 5, va detto, non è un rivale improvvisato: Anthropic lo aveva presentato appena un mese prima, il 9 giugno 2026, come un modello di classe “Mythos” — un Mythos-class model pensato esplicitamente per contendere a OpenAI il terreno del coding agentico. È lui, secondo le stesse fonti che seguono il settore, il concorrente diretto di GPT-5.6 Sol.
Il paradosso è evidente: un mese di distacco tra i due lanci, un vantaggio di 2,8 punti su un indice che pochi fuori dagli addetti ai lavori sanno davvero interpretare. Ma se il margine è così sottile, chi esce davvero vincitore? Forse nessuno dei due contendenti. Forse il vero beneficiario di questa rincorsa è semplicemente il ciclo di notizie che si autoalimenta: ogni “supera il rivale” genera un articolo, ogni articolo genera attenzione, e l’attenzione — non necessariamente l’affidabilità del prodotto — resta la valuta più preziosa in questo mercato.
Il paradosso dell’open
In questa strategia di rilasci serrati e proprietari, i modelli aperti sembrano più un’operazione di facciata che una reale alternativa. Gpt-oss-120b e gpt-oss-20b, presentati come gesto di trasparenza nell’agosto 2025, restano ormai un episodio isolato in una sequenza altrimenti dominata da modelli chiusi, disponibili solo tramite ChatGPT o API a pagamento. Nel frattempo, chi aveva costruito applicazioni su GPT-4o ha dovuto fare i conti con il suo ritiro, mitigato solo dal fatto che, come chiarito da OpenAI stessa, i cambiamenti riguardano ChatGPT e non toccano l’API, dove “non ci sono cambiamenti al momento”. Una precisazione che suona quasi come una concessione fatta agli sviluppatori più esposti, più che come una scelta di continuità voluta.
Resta una domanda scomoda, di quelle che la fretta delle release non aiuta a rispondere: quando la prossima versione renderà obsoleto anche Sol — e succederà, probabilmente prima che qualcuno abbia finito di testarlo a fondo — avremo guadagnato qualcosa di più di un altro numero da mettere in un comunicato stampa?