Da settembre Google decide da solo chi vede i tuoi annunci
Da settembre 2026, Google Ads non userà più la lingua per decidere chi vede gli annunci Search. L'AI deciderà in base al contesto. Microsoft mantiene il controllo manuale.
Il sistema userà l’AI per abbinare le ricerche agli annunci, valutando significato e contesto oltre le parole chiave
Immagina di aver impostato la tua campagna Search in italiano, convinto — giustamente, finora — che i tuoi annunci comparissero solo davanti a chi cerca in italiano. Un confine netto, rassicurante, semplice da capire. Tra poche settimane quel confine smette di funzionare come pensavi: la lingua resta lì, impostata, visibile nelle tue query, ma non decide più chi vede cosa. Secondo l’annuncio ufficiale pubblicato sul blog degli sviluppatori di Google Ads, a partire da settembre 2026 cambia il modo in cui funziona il targeting linguistico per le campagne Search e per la parte di rete di ricerca delle campagne Performance Max.
La lingua fantasma: il filtro che non filtra più
Il paradosso è tutto qui: per le campagne Performance Max, su Google Search la corrispondenza linguistica verrà determinata dalla lingua degli annunci stessi, non più dall’impostazione di lingua scelta a livello di campagna. Su altri canali — YouTube, Display, Discover, Gmail — quella stessa impostazione continuerà invece a fare il suo lavoro di sempre, guidando chi vede gli annunci. È una spaccatura interessante: la lingua smette di contare proprio dove pensavamo contasse di più, cioè nella ricerca vera e propria, quella dove le persone digitano cosa vogliono. E la parte più curiosa è che i criteri di lingua che hai già impostato non spariscono: restano visibili, vengono ancora restituiti quando interroghi le tue campagne, come un’etichetta rimasta attaccata a una scatola che però non chiude più niente. Il filtro c’è, ma non filtra. Se non è più la lingua a decidere chi vede i tuoi annunci, chi decide al posto suo?
Dentro il match: l’AI che vede oltre le parole
La risposta sta nel modo in cui Google Ads fa già corrispondere le ricerche agli annunci giusti, e qui la faccenda si fa più interessante di quanto sembri. Il sistema utilizza quella che viene chiamata prioritizzazione dei gruppi di annunci basata sull’intelligenza artificiale, pensata per garantire che solo i gruppi di annunci più pertinenti vengano abbinati al termine cercato. È un po’ come un cameriere esperto in un ristorante enorme che sa esattamente a quale cuoco portare ogni ordinazione, non guardando solo le parole scritte sul foglio ma capendo cosa il cliente vuole davvero. Non basta che una parola coincida: quello che conta è il significato e il contesto del termine di ricerca, incrociato con tutte le parole chiave presenti nel gruppo di annunci e con le pagine di destinazione collegate. In pratica, l’AI guarda l’insieme — cosa cerchi, quali parole chiave hai scelto, dove porti chi clicca — e decide da lì, non da un’etichetta di lingua messa a monte.
La buona notizia, per chi gestisce campagne, è che non serve smontare tutto e ricostruire da capo. Non è richiesta alcuna ristrutturazione dell’account, come ha chiarito Google AdsLiaison, l’account che comunica pubblicamente per conto di Google Ads. E se lavori già con strutture di campagne monolingua — una dedicata all’inglese, una allo spagnolo, e così via — quelle continueranno a funzionare normalmente. Il cambiamento è nel motore sotto il cofano, non nella carrozzeria che hai costruito. Detto questo, resta un buco che non passa inosservato: Google non ha annunciato report aggiuntivi che mostrino agli inserzionisti quali lingue sono state effettivamente servite o come le prestazioni siano cambiate lingua per lingua. In altre parole, ti fidi dell’AI, ma non hai ancora uno specchio per controllare cosa ha fatto davvero.
Controllo manuale contro automazione: la sfida con Microsoft
Questo vuoto di trasparenza diventa ancora più evidente se lo guardi accanto a quello che fa Microsoft Advertising, che mantiene un approccio decisamente più manuale: consente di scegliere direttamente la lingua dei clienti a livello di campagna, e il sistema di Microsoft si basa su segnali combinati — la lingua della query di ricerca, la lingua del paese dell’editore e l’impostazione linguistica del cliente — per decidere se mostrare l’annuncio. Due filosofie agli antipodi: da una parte Google che affida sempre più decisioni al giudizio automatico dell’intelligenza artificiale, dall’altra Microsoft che lascia le mani sul volante a chi gestisce la campagna.
Non è detto che una strada sia giusta e l’altra sbagliata — probabilmente sono risposte diverse a esigenze diverse — ma il divario tra le due sarà da tenere d’occhio nei prossimi mesi, insieme all’evoluzione dei report che Google deciderà (o non deciderà) di rilasciare.
Quindi sì, preparati a fidarti un po’ di più dell’intelligenza artificiale che decide al posto tuo chi vede i tuoi annunci. Ma non dare per scontato il controllo che pensavi di avere: finché non arriveranno report chiari su quali lingue sono state effettivamente servite, questo passaggio di settembre va osservato da vicino, magari con un occhio a come si muoverà Microsoft nel frattempo.