L’automazione di Google ora viaggia da sola nelle campagne Microsoft
Microsoft rende AI Max portabile: le impostazioni si trasferiscono da Google. Dati interni mostrano un uplift conversioni del 13,6%.
Il layer di automazione si trasferisce da Google a Microsoft senza riconfigurazioni, con un uplift medio del 13,6% nelle conversioni
Quando una campagna Google Search con AI Max abilitato viene importata in Microsoft Advertising, le impostazioni arrivano già dentro. Non c’è un secondo flag da attivare, nessuna schermata aggiuntiva: il layer di automazione si sposta insieme al resto della configurazione. Come documentato da Search Engine Journal, se una campagna Google ha attive le funzionalità AI Max supportate, quelle impostazioni risulteranno abilitate anche nella campagna Microsoft Advertising corrispondente dopo l’importazione. È un dettaglio apparentemente minimale, ma dice molto sulla postura di Microsoft nel lancio descritto ieri sul blog ufficiale di Microsoft Advertising: AI Max per Search non è una feature da valutare a margine, è un layer che viaggia con il flusso di lavoro.
Ma un’importazione senza attrito vale solo se l’automazione produce risultati. E qui, per una volta, i numeri non sono lasciati all’immaginazione.
Il meccanismo: un layer portatile, non un flag da riattivare
Il trasferimento automatico delle impostazioni AI Max ha una conseguenza operativa precisa: chi gestisce campagne su entrambe le piattaforme non deve riconfigurare nulla. Lo stato dell’automazione conversazionale viene serializzato nella campagna Google e mappato sulla destinazione Microsoft durante l’importazione. Già ad aprile Microsoft aveva indicato la direzione: la presentazione in anteprima di AI Max per le campagne di ricerca risale al 21 aprile 2026, nell’annuncio sulle «tre ere del web». Ora, con la disponibilità generale annunciata ieri, quel layer è operativo.
Il contesto tecnico è quello delle campagne Performance Max, disponibili a livello globale dal 5 marzo 2024 dopo un’open beta partita a metà 2023. AI Max per Search non è un nuovo tipo di campagna: è un’intelligenza applicata alla ricerca esistente, e quella distinzione è il punto.
Sotto il cofano: 44 esperimenti A/B e un uplift del 13,6%
La domanda lasciata aperta dal meccanismo di importazione ha una risposta nei dati. Secondo dati interni di Microsoft, nei test iniziali gli inserzionisti hanno visto un aumento delle conversioni di almeno l’8% con AI Max abilitato rispetto alle campagne Search di controllo con AI Max disabilitato. Il numero più rilevante è un altro: l’analisi di 44 esperimenti A/B mostra un uplift medio ponderato per spesa delle conversioni di circa il 13,6%.
Ci sono due segnali che spiegano il perché. Il primo è l’allungamento delle query: negli Stati Uniti la lunghezza media è aumentata del 14% dal primo al secondo trimestre 2026, secondo dati first-party di Microsoft. Le query conversazionali, più lunghe e articolate, sono il terreno dove un motore di ricerca basato su AI può differenziarsi davvero dal matching per parole chiave. Il secondo segnale riguarda Copilot: già a giugno 2025, secondo dati first-party di Microsoft, gli annunci nelle esperienze Copilot generavano un coinvolgimento superiore del 101% rispetto agli annunci di ricerca tradizionali, mentre già a dicembre 2024 i percorsi con Copilot mostravano un aumento del 53% negli acquisti entro 30 minuti dall’interazione.
In questo scenario, AI Max per Search non è solo un potenziamento del targeting: è un ponte tra la ricerca tradizionale e il comportamento conversazionale che sta ridisegnando il modo in cui le persone cercano. Se l’uplift del 13,6% è reale — e l’aumento minimo dell’8% registrato nei test iniziali lo conferma — la domanda non è più «funziona?», ma «quanto è avanti Google?».
Il ground zero: Microsoft vs Google, un layer portabile
La risposta su Google arriva dai fatti. Google ha lanciato AI Max per le campagne di ricerca il 6 maggio 2025, più di un anno prima della disponibilità generale di Microsoft. E secondo Google, gli inserzionisti che attivano AI Max vedono tipicamente un aumento del 14% delle conversioni o del valore di conversione a parità di CPA/ROAS, con un incremento fino al 27% per le campagne basate principalmente su corrispondenza esatta e a frase.
Il confronto, però, non è solo sulla cronologia. Microsoft ripropone lo stesso layer con un meccanismo di importazione che lo rende portabile: le impostazioni AI Max abilitate in una campagna Google Search viaggiano automaticamente nella campagna Microsoft Advertising corrispondente. Non è una rincorsa: è la stessa automazione che si sposta da una piattaforma all’altra. E questo cambia il modo in cui chi costruisce campagne su entrambe le piattaforme dovrà pensare al controllo.
Per chi gestisce campagne su entrambe le piattaforme, AI Max non è più una feature da valutare: è un layer di automazione che si importa insieme alle impostazioni. Il differenziale non sarà più se attivarlo, ma come controllarlo.