Google segmenta le sanzioni SEO tra Europa e resto del mondo

Google segmenta le sanzioni SEO tra Europa e resto del mondo

Google applica le sanzioni per violazioni in modo diverso dentro e fuori dallo Spazio economico europeo, creando un doppio standard per la visibilità organica.

La policy Google sui contenuti di terze parti differisce dentro e fuori dal SEE.

Quanti confini servono perché una stessa violazione produca prima una penalizzazione e poi, a poche centinaia di chilometri di distanza, nulla? Da questa settimana ne basta uno: il confine dello Spazio economico europeo.

Mentre Google accelera sull’intelligenza artificiale nei viaggi, con la prenotazione di hotel in AI Mode già disponibile negli Stati Uniti in inglese e in arrivo nelle prossime settimane, un’altra parte di Google scrive una regola diversa per chi cerca dall’Europa.

Il tracciamento dei prezzi dei voli in AI Mode è ora disponibile in più di 180 paesi e territori: un’estensione che non chiude la partita tra OTA, Google e Booking.

Nel 2024 Google ha introdotto la policy sulla reputazione del sito. L’obiettivo dichiarato era fermare la pubblicazione di contenuti di terze parti su siti fidati che sfrutta la reputazione del dominio per scalare i risultati.

Ora, dopo il confronto con la Commissione europea, Google annuncia un cambio di marcia: dal 30 agosto l’applicazione delle azioni manuali avrà effetti differenti per chi cerca nell’area SEE e per chi cerca fuori.

Una sanzione, due geometrie

Per chi cerca fuori dallo Spazio economico europeo, l’effetto delle azioni manuali fuori dallo SEE colpisce direttamente la porzione interessata del sito, mentre il resto non cambia. Per chi cerca dentro, l’impatto della sanzione non si applica: la separazione della sezione colpita nell’area SEE può arrivare nel tempo, facendo classificare quella sezione in modo indipendente.

Stessa violazione, due esiti. Dentro lo SEE può diventare indipendente; fuori no.

È la stessa logica territoriale del GDPR — diritti e obblighi che cambiano con il territorio — applicata però alla visibilità organica. Con una differenza: qui non si tutelano dati personali, si decide quanto un contenuto può stare davanti agli occhi di chi cerca.

Chi viene avvisato, chi può mediare

Gli editori saranno informati tramite la notifica in Search Console quando viene applicata un’azione manuale. Possono poi presentare la richiesta di riesame se ritengono che il provvedimento sia stato preso per errore. E, per i siti idonei, si apre la possibilità di portare la disputa davanti il programma di mediazione di Google Search dopo una richiesta di riesame.

Ma chi sta fuori dallo SEE ha lo stesso percorso di mediazione? La nota di Google non lo chiarisce.

Si intravede un doppio binario procedurale, oltre che di ranking.

Perché proprio adesso?

La domanda scomoda è un’altra. Perché Google rende esplicita la spaccatura proprio mentre spinge l’AI Mode su scala globale? La risposta, per ora, è affidata al confronto con la Commissione europea. Ma per i regolatori antitrust, il messaggio è chiaro: una piattaforma che segmenta l’applicazione delle proprie sanzioni sta ammettendo che la qualità della ricerca non è un valore assoluto, ma un oggetto negoziabile.

Se la risposta giusta per un utente di Madrid non è la stessa che per un utente di Miami, chi stabilisce qual è la risposta vera?

🍪 Impostazioni Cookie