Alphabet: 20 miliardi di bond per l’AI, inclusi titoli a 100 anni
Nonostante una liquidità record, il colosso tech ha emesso obbligazioni con scadenze fino a un secolo, un passo che rivela la portata della corsa all’intelligenza artificiale e le scommesse sul suo futuro.
Alphabet, la società madre di Google, ha appena dato il via a un’operazione finanziaria che sembra uscita da un manuale di storia economica, non dal mondo tech. Il 9 febbraio 2026, l’azienda ha piazzato sul mercato un’emissione obbligazionaria da 20 miliardi di dollari, suddivisa in sette tranche con scadenze che arrivano fino al 2066.
Ma non è tutto: nello stesso pacchetto, Alphabet ha annunciato anche un’emissione in sterline britanniche che potrebbe includere un titolo a 100 anni, una rarità assoluta per una società tecnologica, l’ultima delle quali fu Motorola nel 1997. La richiesta iniziale era per 15 miliardi, ma gli ordini degli investitori hanno superato i 100 miliardi, costringendo l’azienda ad alzare il tetto.
Cosa spinge un colosso che a fine 2025 aveva 126,8 miliardi di dollari in liquidità a indebitarsi così pesantemente, e per periodi così lunghi? La risposta, a sentire i piani ufficiali, è una sola: l’intelligenza artificiale.
L’operazione è un chiaro segnale di come la corsa all’IA stia riscrivendo le regole della finanza aziendale. Alphabet non è sola: Microsoft, Amazon e Meta stanno tutti pompando capitali in data center e chip specializzati a ritmi senza precedenti. Secondo un rapporto di Moody’s, i sei grandi “iperscaler” statunitensi sono sulla buona strada per spendere 500 miliardi di dollari solo quest’anno.
Per Alphabet, la guida per le spese in conto capitale del 2026 è fissata tra i 175 e i 185 miliardi di dollari, quasi il doppio dei 91,4 miliardi spesi nel 2025. Una cifra astronomica, che giustifica il ricorso al mercato del debito. Ma c’è un dettaglio che fa riflettere: l’emissione include una tranche da 40 anni e si parla di un “century bond” da 100 anni in sterline.
Titoli di questa durata sono tradizionalmente appannaggio di governi o utility regolate, entità con flussi di cassa prevedibili su scale secolari. Che Alphabet, in un settore notoriamente volatile, proponga strumenti del genere la dice lunga sulla fiducia che gli investitori ripongono nel futuro dell’IA – o forse sulla disperazione della corsa agli armamenti in cui è impegnata.
Un piano di spesa da record per alimentare l’infrastruttura IA
I 20 miliardi raccolti con l’emissione in dollari, insieme ai miliardi attesi dalle tranche in sterline e franchi svizzeri, sono ufficialmente destinati a “scopi societari generali”. Questa formula, ricorrente nei documenti ufficiali, lascia un ampio margine di manovra. Può coprire dalle acquisizioni al ripiano di debiti preesistenti, dagli investimenti al riacquisto di azioni proprie. Tuttavia, il contesto non lascia dubbi sulla destinazione primaria.
In un prospetto depositato presso la SEC, Alphabet ha chiarito che i fondi potrebbero essere usati per rimborsare debiti in essere, ma la spinta principale viene dalle esigenze di crescita. Sundar Pichai, CEO di Alphabet, ha più volte sottolineato che la sfida principale oggi è assicurarsi sufficiente “capacità di calcolo”: energia, terreni, semiconduttori e l’intera catena di approvvigionamento per alimentare i data center di nuova generazione.
La strategia di investimento è iper-concreta. Una fetta enorme dei 185 miliardi previsti per il 2026 andrà alla costruzione e all’espansione fisica dei data center. Un’altra parte sostanziosa sarà destinata ai chip, il cuore pulsante di tutto: dalle GPU specializzate alle unità di elaborazione tensoriale (TPU) progettate internamente, come l’ultima generazione “Ironwood” citata nel rapporto annuale 10-K dell’azienda. Non si tratta di un salto nel buio dettato dall’entusiasmo: la domanda è tangibile.
Google Cloud ha chiuso l’ultimo trimestre con ricavi per 17,7 miliardi di dollari e l’azienda vanta un backlog di ordini di 240 miliardi, segno che le imprese stanno già facendo la fila per implementare soluzioni di IA. Per sostenere questo fabbisogno energetico mostruoso, Alphabet ha già siglato due accordi a lungo termine per procurarsi 1 gigawatt di energia solare in Texas. L’obiettivo, come ha dichiarato il capo delle infrastrutture, è raddoppiare la capacità di servizio ogni sei mesi.
Un ritmo da capogiro.
Il paradosso del debito: soldi facili oggi, incognite per domani (molto lontano)
L’emissione obbligazionaria di Alphabet è un successo sotto il profilo tecnico. La domanda è stata così travolgente da comprimere gli spread (il premio di rischio richiesto dagli investitori) di 25 punti base durante la costruzione del libro ordini. La trance a 40 anni, che aveva un prezzo indicativo iniziale di 120 punti base sopra i Treasury USA, è stata poi piazzata a T+95. Un risultato eccellente, che testimonia la fiducia nel merito creditizio dell’azienda, valutato A2 da Moody’s.
Ma è proprio questa facilità con cui un’azienda tech riesce a collocare titoli ultra-decennali che solleva interrogativi più ampi sul mercato. Lale Akoner, analista di mercato globale di eToro, ha commentato: “Le obbligazioni centenarie sono di solito appannaggio di governi o utility regolate con flussi di cassa molto prevedibili, quindi questa operazione mostra che, almeno per ora, gli investitori sono disposti ad assumersi rischi a lunghissima scadenza legati agli investimenti in IA”.
C’è un elemento di timing sospetto. Alcuni gestori obbligazionari, riportano fonti di settore, sospettano che l’emissione di bond a 100 anni possa essere un segnale che il mercato ha toccato un picco. Alphabet sta cogliendo un momento di appetito insaziabile per il debito di alta qualità per finanziare una spesa che, ammette lei stessa nei suoi documenti, comporta rischi non banali.
In un passaggio del prospetto per l’emissione, l’azienda riconosce che l’IA potrebbe potenzialmente “interrompere” il suo core business pubblicitario e portare a un “eccesso di capacità” a causa della pesante spesa in data center. Inoltre, avverte dei costi e della complessità crescenti derivanti da grandi accordi di leasing, che potrebbero aumentare le passività se i progetti non performano o i partner non rispettano le consegne.
Sono dichiarazioni di cautela obbligatorie, ma suonano particolarmente stridenti quando si chiedono prestiti che scadranno quando molti degli attuali dipendenti di Alphabet saranno in pensione.
Tra buyback, dividendi e la scommessa su un futuro lontano
Qui emerge la contraddizione più intrigante dell’operazione. Alphabet promette di investire massicciamente in un futuro ad alta intensità di IA, ma il suo recente passato finanziario racconta anche un’altra storia. Negli ultimi sette anni, l’azienda ha riacquistato oltre 330 miliardi di dollari delle proprie azioni, riducendo del 13% il numero di titoli in circolazione. Solo nel 2024, i buyback sono stati di quasi 70 miliardi.
Questa pratica, che aumenta il valore per gli azionisti esistenti, è finanziata dal flusso di cassa libero. Ora, con l’emissione di nuovo debito, Alphabet di fatto sta usando il mercato obbligazionario per liberare ulteriore liquidità da destinare agli investimenti, preservando forse la capacità di continuare i generosi riacquisti. È una strategia finanziaria sofisticata, ma che lascia alcuni investitori perplessi sul reale timing dei ritorni dagli enormi investimenti in IA.
Stiamo costruendo i nostri data center per assicurarci di farlo nel modo più efficiente possibile
— Anat Ashkenazi, CFO di Alphabet
La mossa di Alphabet non avviene nel vuoto. Poche settimane fa, Oracle ha collocato bond per 25 miliardi di dollari. La logica è la stessa: approfittare di rating creditizi solidi (Alphabet è tra le aziende meglio valutate al mondo) e della fame di rendimento degli investitori per raccogliere capitali a basso costo. Il tesoriere di Alphabet e Google, Juan Rajlin, responsabile della gestione di questo processo, guida un team che sta già usando agenti di IA per processare fatture e nelle funzioni di tesoreria. Anche la macchina finanziaria, insomma, si sta automatizzando per tenere il passo.
Tuttavia, mentre l’azienda si prepara a quotare le nuove obbligazioni sul Nasdaq Bond Exchange entro circa 30 giorni, resta una domanda fondamentale: cosa succederà tra 40 o 100 anni? L’obbligazione centenaria in sterline, se confermata, sarà un atto di fede senza precedenti.
Scommette che Alphabet, e più in generale il modello di business dell’IA su cui sta puntando tutto, non solo esisteranno ma prospereranno per un intero secolo, superando cicli tecnologici, cambiamenti geopolitici e trasformazioni sociali che oggi non possiamo nemmeno immaginare. È la massima espressione della “long-termism” tech, ma anche un esperimento finanziario estremo.
Gli investitori che oggi si affollano per sottoscrivere questi titoli credono davvero di star comprando un pezzo del futuro, o stanno semplicemente inseguendo rendimenti in un mondo affamato di asset sicuri?
La risposta, forse, la darà solo il tempo. Molto, molto tempo.