Apple ha rimosso Freecash dall’App Store senza preavviso.
Apple ha rimosso l'app Freecash dall'App Store senza preavviso il 13 aprile, bloccando pagamenti quotidiani da 1 milione di dollari a milioni di utenti nonostante gli investimenti dell'azienda.
La decisione arriva dopo un anno di regole apparentemente più chiare e investimenti per oltre cento milioni di dollari.
Più di un milione di dollari versati agli utenti ogni singolo giorno. Dodici milioni di nuovi iscritti acquisiti nel solo 2026. Oltre cento milioni di dollari spesi in pubblicità tra DSP, televisione e social media. Eppure, stando al post su LinkedIn del co-fondatore Moritz Holländer, l’app iOS di Freecash è stata rimossa dall’App Store il 13 aprile scorso senza alcun preavviso. Un click — o forse una decisione presa in una stanza di Cupertino che nessuno ha comunicato in anticipo — e tutto questo svanisce per milioni di utenti iPhone.
Il conto salato della crescita
I numeri di Freecash sono, oggettivamente, scomodi da ignorare. L’app, che permette agli utenti di guadagnare premi completando offerte e giocando a titoli mobile, ha visto la sua versione iOS crescere di 12 milioni di nuovi utenti nel 2026, un’accelerazione che pochi prodotti digitali possono vantare in così poco tempo. Holländer scrive che l’azienda paga «over $1M to our users every single day» — una cifra che non è marketing, ma un impegno finanziario quotidiano e verificabile. A questo si aggiungono i 100 milioni di dollari investiti quest’anno soltanto in acquisizione utenti, distribuiti su canali diversissimi: piattaforme programmatiche, campagne televisive, social media.
Questo non è il profilo di una startup che prova la fortuna sull’App Store. È quello di un’azienda che ha costruito una macchina industriale, con partner, inserzionisti e milioni di utenti che dipendono dalla sua disponibilità. Eppure, il 13 aprile, tutto questo non è bastato a evitare la rimozione. Senza preavviso, appunto. La domanda che resta in sospeso è semplice e brutale: se sei disposto a investire oltre 100 milioni in un anno su una piattaforma che non controlli, quanto vale davvero quella piattaforma?
Apple e il monopolio delle regole
Dopo aver visto questi numeri, la domanda inevitabile è: chi decide, e in base a cosa? Le app a premi non sono una novità, e la storia tra questa categoria e Apple è tutt’altro che lineare. Come ricorda lo stesso Holländer, nel corso degli anni diverse app del settore hanno affrontato rimozioni, Freecash inclusa in passato. Il punto di svolta sembrava essere arrivato circa un anno fa, nell’aprile 2025, quando Apple aveva aggiornato le sue linee guida proprio per «riflettere quello che la categoria era diventata», come scrive il co-fondatore. Un segnale che sembrava aprire uno spazio legittimo per questo modello di business.
Poi, senza spiegazioni pubbliche, la rimozione. Questo schema dovrebbe far riflettere chiunque operi nell’economia delle app. Apple non è solo un distributore: è il legislatore, il giudice e l’esecutore delle proprie regole, tutte insieme. Può aggiornare le linee guida in un senso, attrarre investimenti miliardari, e poi rimuovere un’app dall’oggi al domani senza dover rendere conto a nessuno — né agli sviluppatori, né agli utenti, né ai regolatori. In Europa, dove il Digital Markets Act sta cercando di aprire i mercati delle app alla concorrenza, una vicenda del genere non dovrebbe passare inosservata alle autorità antitrust. Il potere di Apple sull’App Store è esattamente il tipo di controllo che il DMA intende limitare.
Quale futuro per le app a premi?
Dal caso Freecash emerge una questione più larga. Negli ultimi due anni, come nota Holländer, la cosiddetta rewarded user acquisition è diventata parte integrante delle strategie di marketing dei più grandi giochi mobile al mondo. Non è più una nicchia: app come Freecash sono diventate canali fondamentali attraverso cui i publisher acquisiscono giocatori paganti. Il mercato si è istituzionalizzato, i budget si sono moltiplicati, e i modelli di business si sono raffinati. Eppure questa maturità non ha portato con sé una maggiore stabilità normativa.
Anzi. Più il settore cresce, più la posta in gioco per Apple diventa alta — sia in termini di commissioni potenziali, sia di controllo su flussi di denaro che scorrono fuori dalla sua piattaforma di pagamento. Perché Freecash paga gli utenti in modo diretto, senza passare dall’in-app purchase di Apple. Ed è lecito chiedersi se, dietro a questa rimozione, ci sia anche questa dinamica economica oltre a quella normativa. La risposta ufficiale di Apple non è arrivata. Forse non arriverà.
Apple aggiorna le regole, Freecash paga il prezzo — letteralmente, un milione di dollari al giorno che ora non raggiungono gli utenti iOS. Ma questa non sembra destinata a restare una storia isolata. Man mano che le app a premi diventano un pilastro dell’economia mobile, la tensione tra chi produce questi servizi e chi controlla i canali di distribuzione è destinata ad aumentare. I regolatori europei e americani hanno già messo nel mirino il potere dei gatekeepers digitali. La domanda è se aspetteranno che altri cento milioni vengano investiti — e bruciati — prima di intervenire davvero.