AI Max ora insegue anche chi non compra subito

AI Max ora insegue anche chi non compra subito

Google estende AI Max alle campagne Shopping e viaggi, promettendo più conversioni. Dati mostrano +14% nella ricerca, ma solo +5% nello Shopping.

Shopping e viaggi: +5% conversioni con la nuova soluzione.

È una mattina qualunque e il tuo e-commerce di attrezzatura sportiva ha appena registrato l’ennesimo clic senza acquisto. Il cliente è entrato, ha osservato la scheda della racchetta da padel per trenta secondi, poi è sparito. Hai rifatto le foto dei prodotti, limato i prezzi, ritoccato le campagne. Eppure quel clic non è mai diventato un ordine. Già a fine aprile Google ha annunciato che AI Max — il suo prodotto pubblicitario di ricerca basato sull’AI in più rapida crescita dal lancio — verrà esteso alle campagne Shopping e ai formati specifici per i viaggi, come si legge in un post del blog ufficiale. La promessa è di quelle che fanno drizzare le antenne: lasciare che l’intelligenza artificiale insegua i clienti indecisi, capisca cosa li ha fermati e corregga la mira in tempo reale.

Ma per capire se vale il salto bisogna aprire il cofano. AI Max, in parole semplici, è un sistema che affida all’apprendimento automatico la distribuzione del budget pubblicitario: invece di gestire a mano decine di gruppi di annunci e offerte, lasci che sia l’algoritmo a decidere dove e come mostrare i tuoi prodotti. La novità di aprile è che questa logica — finora riservata alla ricerca — ora tocca anche le campagne Shopping, quelle con le card prodotto, il prezzo e la foto. Pensa a un agente che non dorme mai e che, per ogni ricerca, decide in una frazione di secondo se mostrare la tua racchetta o quella di un concorrente. E lo fa imparando da ogni singola interazione.

La domanda che ogni e-commerce si pone

È una domanda che si ripete ogni giorno, davanti al pannello di controllo di Google Ads: perché continuo a pagare clic che non convertono? Per anni la risposta è stata più lavoro manuale — nuove parole chiave, annunci più mirati, gestione minuziosa delle offerte. Poi è arrivato AI Max. Già a metà aprile il prodotto era uscito dalla beta con miglioramenti nelle prestazioni di targeting e creatività, come ha comunicato Google in un aggiornamento sul blog ufficiale. A fine aprile, il passo successivo: portare lo stesso approccio alle campagne Shopping e ai formati per i viaggi.

Il punto è che non si tratta di una semplice estensione. Google dice di voler aiutare i rivenditori che già usano le campagne Shopping a mettere la propria strategia al sicuro per la prossima generazione della ricerca, come si legge in un post dedicato di AI Max for Shopping. In pratica, l’idea è che la ricerca sta cambiando — più conversazionale, più predittiva — e chi resta ancorato alle vecchie logiche rischia di restare indietro. Ma la promessa, per quanto affascinante, va verificata. Cosa dicono i numeri?

I numeri dietro la promessa

Partiamo dalla ricerca, il campo dove AI Max è nato. I dati che Google ha diffuso nel maggio 2025 parlano chiaro: gli inserzionisti che attivano AI Max nelle campagne di ricerca vedono tipicamente il 14% in più di conversioni o valore di conversione a un costo per acquisizione simile, secondo i dati diffusi da Google. Per le campagne che usano ancora soprattutto parole chiave esatte e a frase, l’incremento tipico sale al 27%, sempre secondo i dati di Google. Sono numeri da non buttare via: un quarto di conversioni in più, senza aumentare la spesa, è il sogno di qualsiasi e-commerce.

Ma quando si passa alle campagne Shopping, il quadro si fa più cauto. Stando ai dati interni di Google, gli inserzionisti che attivano AI Max per Shopping vedono in media un aumento del 5% delle conversioni o del valore di conversione a un costo per acquisizione simile, come riportato in questa pagina di assistenza. Un incremento reale, certo, ma molto più timido rispetto al 14% o al 27% della ricerca. Il divario ha una spiegazione plausibile: le campagne Shopping hanno già dinamiche proprie, e l’algoritmo ha meno margine per migliorare rispetto a un contesto di ricerca in cui l’ottimizzazione partiva da basi più arretrate.

E qui arriva la nota di cautela. L’espansione di AI Max alle campagne Shopping è arrivata mentre molti inserzionisti stavano ancora valutando la versione originale per la ricerca, come fa notare Search Engine Journal. Tradotto: non tutti hanno già capito se e quanto fidarsi della prima iterazione, e intanto Google ne lancia una nuova. La domanda di fondo resta quella sull’autonomia: quanto controllo sei disposto a cedere a un algoritmo che decide dove spendere i tuoi soldi?

La corsa all’AI advertising: Google vs Microsoft

Mentre gli inserzionisti valutano i primi risultati, la partita si gioca su un tavolo più ampio. Microsoft ha la sua risposta: Performance Max, un tipo di campagna basato sull’IA che aiuta a raggiungere i clienti attraverso l’inventario di Microsoft Advertising da una singola campagna. Anche in quel caso, Microsoft AI ottimizza dove e come vengono mostrati gli annunci per generare più conversioni. La logica è la stessa: delegare sempre più decisioni alla macchina, togliere manualità, promettere risultati migliori.

Il prossimo passo di Google, però, potrebbe ridefinire i confini. AI Brief, alimentato da Gemini, promette di offrire un modo nuovo di usare le proprie parole per indirizzare AI Max: un’idea che rende il controllo più intuitivo, meno tecnico. Il rollout in inglese per le campagne di ricerca AI Max era stato annunciato ad aprile per i mesi successivi. Se l’approccio funzionerà, la domanda non sarà più “quali parole chiave uso?”, ma “come descrivo all’algoritmo i miei obiettivi?”.

Per chi vende online, il messaggio è chiaro: l’AI non è più un’opzione, ma il campo di gioco. Tenere d’occhio il rollout di AI Brief e la risposta di Microsoft sarà determinante per capire chi controllerà davvero la prossima generazione della ricerca.

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