Google non correggerà cinquanta settimane di dati falsi
Google ha confermato un bug su Search Console che ha gonfiato le impressioni per 50 settimane. I dati storici non saranno corretti.
Google non correggerà i dati falsi di cinquanta settimane in Search Console
Cinquanta settimane di fumo
Perché è proprio la divergenza tra impressioni e click che ha alimentato per mesi il dibattito sul cosiddetto Great Decoupling. Quando le impressioni salgono e i click scendono, l’interpretazione più diffusa è stata: Google mostra i tuoi contenuti, ma gli utenti non cliccano più perché trovano la risposta direttamente nell’AI Overview. Una narrativa coerente, seducente, e ora parzialmente inquinata da un bug di cui non si conosceva ancora l’esistenza. Come nota l’analisi di Search Engine Roundtable, la domanda che gli analisti si pongono è diretta: vedremo il “coccodrillo” chiudere la bocca? Ovvero, le impressioni torneranno ai livelli precedenti, restringendo quella forbice che tanti avevano letto come prova del danno di AI Overviews?
A complicare ulteriormente il quadro, nello stesso periodo è emerso un secondo bug distinto: un errore di logging ha impedito a Search Console di riportare impressioni e click per i tipi di aspetto “Job listing” e “Job details” dal 16 al 27 aprile 2026. Due anomalie sovrapposte, quasi contemporanee nella loro risoluzione. E ora arriva la notizia che fa più male: John Mueller di Google ha confermato su Bluesky che la correzione vale solo per i dati futuri. I cinquanta mesi di dati storici distorti non verranno corretti. Mai. Chiunque voglia fare analisi comparative su quel periodo dovrà semplicemente sapere che quei numeri non sono attendibili — e convivere con questa consapevolezza.
Non è la prima volta che Search Console attraversa momenti di instabilità. Già nel 2024, Google aveva riconosciuto pubblicamente problemi di latenza nei report sulle performance, comunicando attraverso i propri canali ufficiali che stava lavorando per risolverli. Ma un conto è la latenza — i dati arrivano in ritardo, poi si sistemano — un altro è un errore strutturale che gonfia le metriche per cinquanta settimane consecutive senza che nessuno, almeno pubblicamente, se ne accorga o lo segnali tempestivamente.
Il silenzio di Bing e la comodità di Google
Ma se Google non corregge i dati storici, mentre Bing non tiene nemmeno un registro pubblico dei problemi, diventa chiaro che la trasparenza è un’arma a doppio taglio. Google ha il merito di documentare le proprie anomalie — il registro esiste, è pubblico, è consultabile. Bing Webmaster Tools, per confronto, offre una pagina di supporto generica ma non mantiene un log dedicato e trasparente di problemi noti o anomalie dei dati comparabile a quello di Google. In termini di accountability, Google è formalmente più avanti. Il problema è che questa trasparenza arriva tardi, è parziale, e soprattutto non comporta alcuna responsabilità concreta: i dati restano distorti, gli utenti devono adattarsi.
C’è poi una questione di comodo narrativo che vale la pena sollevare. AI Overviews è sotto esame da mesi: publisher, editori, regolatori europei e americani guardano con sospetto crescente all’impatto dei risultati generativi sul traffico organico. In questo contesto, avere un anno di dati che mostravano impressioni in forte aumento — anche se gonfiate artificialmente — offriva a Google una lettura alternativa della realtà: “i vostri contenuti vengono visti di più, non di meno.” Se le impressioni erano falsamente elevate, quella narrazione si sgonfia insieme ai numeri. Perché annunciarlo ora, a bug già risolto, senza correggere i dati storici? È una domanda che i regolatori — dal Garante europeo all’antitrust — potrebbero trovare interessante quanto gli analisti SEO.
E adesso?
Mentre gli analisti si arrabattano a ripulire i propri dati storici — ammesso che sia possibile farlo con qualche affidabilità — una domanda resta sospesa nell’aria: le piattaforme che ci forniscono gli strumenti per capire come funziona il web sono davvero affidabili, o siamo in balia di bug invisibili che distorcono la realtà per mesi prima che qualcuno li ammetta? I dati di Search Console non sono un optional: sono la base su cui si costruiscono strategie, si giustificano investimenti, si negoziano contratti. Se quei numeri possono essere sbagliati per cinquanta settimane senza correzione retroattiva, su cosa si basa davvero la nostra strategia digitale?