Google Ads ora spinge le campagne verso il target dichiarato

Google Ads ora spinge le campagne verso il target dichiarato

Google Ads aggiorna il bidding: le campagne con Target CPA basso ora tendono al target dichiarato. Necessario abbassare manualmente il target per mantenere performance.

Il cambio di paradigma nei sistemi di bidding di Google Ads allinea i costi reali agli obiettivi dichiarati dagli inserzionisti

Il CPA troppo bello per essere vero

Immagina un account Google Ads con Target CPA di 10 dollari e un CPA effettivo di 5 dollari. Fino al 16 agosto sembrava un vantaggio competitivo: pagavi la metà di quanto avevi dichiarato. Poi è scattato l’aggiornamento dei sistemi di bidding, e dallo scorso 17 agosto Google ha cominciato a riportare le offerte più vicine al target. La stessa campagna ora costa di più.

Non è un bug. La documentazione ufficiale di Google Ads lo dice con chiarezza: una campagna con budget limitato che storicamente ha superato il target può andare incontro a volatilità di performance se non viene modificata prima del 17 agosto. Con l’esempio di un Target CPA a 10 dollari e un CPA reale a 5, Google spiega che dopo il 17 agosto la campagna tenderà a un CPA effettivo più vicino a 10 dollari.

Il consiglio è quasi controintuitivo: per mantenere la performance recente bisogna abbassare manualmente il target. Ma perché Google dovrebbe “rovinare” una performance che sembrava un regalo?

Il nuovo obiettivo: coerenza, non volume

Dietro l’aumento dei costi non c’è un errore, ma una scelta precisa di Google. Le campagne che ottimizzano per un target si concentrano sul raggiungimento di quel target piuttosto che sulla massimizzazione del volume, abbassando internamente le offerte quando i budget sono limitati. In pratica il target diventa un impegno da rispettare, non un’asticella da superare il più possibile.

Questo cambia il profilo di rischio. Chi ha campagne con budget limitato e ha storicamente fatto meglio del target è il più esposto. Google avverte che dopo il 17 agosto le campagne ottimizzeranno in modo più coerente verso l’obiettivo impostato. In particolare, le campagne che superano gli obiettivi di offerta possono risentirne se non si interviene. Non tutte le campagne passano subito al nuovo comportamento: App, Video reach e Video view continuano con il vecchio sistema, mentre Hotel e Display hanno già il nuovo comportamento.

Il riparo esiste e si chiama Bid Target Adjustment Tool. È disponibile dallo scorso 6 luglio, e la nota ufficiale lo segnala come strumento già attivo: consente di regolare il target in base alla performance recente della campagna. Chi ha un Target CPA più alto di quanto spende davvero dovrebbe abbassarlo manualmente, prima di subire l’adeguamento automatico. Non è una rinuncia: è riprendere in mano il controllo.

Chi aveva già vissuto un passaggio simile può aiutarci a leggere il futuro?

La lezione di Microsoft e il prossimo semestre

La risposta arriva da un rivale che ha già imboccato questa strada. Già nell’agosto 2025 Microsoft Advertising ha ritirato Target CPA e Target ROAS come strategie separate, trasformandoli in obiettivi opzionali per Maximize Conversions e Maximize Conversion Value. La mossa di Microsoft Ads anticipava la stessa direzione: il target non è più un’opzione a sé, ma un obiettivo dentro le strategie automatiche.

Per chi gestisce campagne Google Ads, il prossimo semestre si gioca su un punto: monitorare il CPA reale e non dare per scontato un target generoso. Non resta che chiedersi quali altri automatismi Google porterà sotto il segno del target.

Se gestisci campagne basate su target, ora il controllo è più nelle tue mani che nell’algoritmo: monitora i CPA reali e non dare per scontato un target generoso.

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