Snapchat trasforma la pubblicità in conversazione

Snapchat trasforma la pubblicità in conversazione

Snapchat presenta gli AI Sponsored Snaps, annunci interattivi che trasformano la pubblicità in conversazione tramite My AI.

Il formato sfrutta My AI per rispondere con annunci interattivi al posto di semplici link

Immagina di chiedere a My AI un consiglio sul credito e ricevere, invece di un link, uno Snap interattivo di Experian che ti guida passo dopo passo attraverso le tue opzioni. Non è fantascienza: è il nuovo formato pubblicitario di Snapchat, annunciato ieri. Stando a l’annuncio ufficiale di Snap, il 28 aprile 2026 l’azienda ha presentato gli AI Sponsored Snaps, un formato che porta la logica della chat direttamente dentro l’inventario pubblicitario.

L’annuncio che cambia le regole

I numeri che giustificano la scommessa sono consistenti: Snapchat conta quasi un miliardo di utenti attivi mensili, e nel solo primo trimestre del 2026 questi utenti hanno inviato oltre 950 miliardi di chat. Non è traffico generico — è una base di persone abituate a comunicare in formato messaggio, non in formato pagina web. A questo si aggiunge un dato altrettanto significativo: dall’avvio di My AI, l’assistente conversazionale della piattaforma, oltre mezzo miliardo di Snapchatter gli hanno inviato un messaggio. Il lancio alpha del nuovo formato avviene in partnership con Experian, il colosso del credito al consumo: un primo banco di prova scelto con cura, perché il credito è esattamente il tipo di prodotto in cui una conversazione guidata vale più di un banner.

Ma come funziona esattamente questo dialogo tra utente e brand?

Sotto il cofano: una conversazione, non un banner

Ecco il meccanismo: gli AI Sponsored Snaps non sono semplici annunci, ma dialoghi. Il punto di partenza è My AI, il chatbot che Snap ha lanciato già nel febbraio 2023, costruito sopra la tecnologia GPT di OpenAI e personalizzato per il contesto della piattaforma. Inizialmente disponibile come funzionalità sperimentale per gli abbonati Snapchat+, My AI è poi diventato accessibile a tutti gli utenti, diventando il layer conversazionale su cui Snap ora costruisce il suo nuovo stack pubblicitario. Quando un utente interagisce con My AI — chiedendo un consiglio, un’informazione, un suggerimento — il sistema può ora iniettare uno Sponsored Snap come risposta contestuale. Non un reindirizzamento, non un pop-up: una continuazione naturale della conversazione, in formato Snap, con la quale l’utente può interagire direttamente.

Questo è il contrasto tecnico che rende il formato interessante. Il modello tradizionale degli Sponsored Snaps — quello non-AI — funziona già bene: secondo i dati sulle performance degli Sponsored Snaps, gli annunci aperti generano il doppio delle conversioni per visualizzazione a schermo intero, con un 14% di convertitori unici pixel in più e un 18% di convertitori app in più rispetto ad altri formati. La versione AI aggiunge un livello di personalizzazione che un banner statico non può replicare: il modello linguistico conosce il contesto della conversazione, può adattare il tono, può rispondere a domande di follow-up. In pratica, l’advertiser non compra più uno spazio — compra un interlocutore. Una rivoluzione che solleva una domanda per chi costruisce: come si progetta un’esperienza pubblicitaria che non sembri pubblicità?

Cosa cambia per chi costruisce

Se la pubblicità diventa conversazione, tutto ciò che sapevamo sull’ottimizzazione va ripensato. I KPI classici — CTR, impression, viewability — misurano oggetti statici. Una conversazione ha metriche diverse: profondità dell’interazione, numero di turni, tasso di completamento del flusso. Per gli advertiser, questo significa riprogettare i creative non come visual da ottimizzare in A/B test, ma come script conversazionali da validare con utenti reali. Per gli sviluppatori che costruiscono soluzioni di advertising tech, significa interfacciarsi con API che restituiscono non click ma intent: il modello capisce cosa l’utente sta cercando e può passare questa informazione al brand in forma strutturata.

Il fatto che il primo partner alpha sia Experian è un segnale di posizionamento preciso: il credito è un verticale ad alta intenzione d’acquisto, dove la conversazione guidata riduce l’attrito meglio di qualsiasi landing page. Se i numeri dell’alpha dovessero confermare l’ipotesi, ci si può aspettare che Snap apra il formato ad altri verticali — assicurazioni, e-commerce, travel — dove l’utente ha bisogno di essere accompagnato, non solo intercettato.

Snapchat non sta solo aggiungendo un formato all’inventory: sta riscrivendo il contratto tra brand e utente, spostando il valore dall’attenzione all’interazione. Per i builder che lavorano nello stack pubblicitario, è il momento di farsi una domanda concreta: la prossima campagna sarà una chat?

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