Le frodi mobili si nascondono dove nessuno le cerca

Le frodi mobili si nascondono dove nessuno le cerca

Secondo AppsFlyer, il 52% delle frodi mobili avviene tramite traffico organico, minando le metriche di marketing e l'attribuzione.

Il traffico organico, usato come benchmark di riferimento, è ora il principale vettore di frode nell’acquisizione mobile

C’è un numero che dovrebbe far rivedere qualsiasi modello di misurazione dell’acquisizione mobile: secondo il report sullo stato della frode pubblicato da AppsFlyer, il traffico organico rappresenta oggi il 52% di tutte le installazioni fraudolente su mobile. Non è un canale marginale infettato da qualche bot di secondo livello — è il canale che ogni team di marketing usa come punto di riferimento interno per valutare l’efficacia delle campagne a pagamento. Se la baseline è inquinata, tutti i calcoli costruiti sopra di essa misurano qualcosa che non esiste.

La frode si traveste da organico

Per capire perché questo dato è strutturalmente diverso da qualsiasi spike di frode su un singolo canale, bisogna guardare alla direzione del movimento. Nel settore Finance, la quota di frodi classificate come organiche è salita dal 35% al 46% in parallelo con un inasprimento dei controlli sui canali affiliate. Il report lo definisce esplicitamente una migrazione, non un miglioramento: i frodatori non sono stati eliminati, si sono spostati dove la pressione di rilevamento è minore. Il traffico organico, storicamente privo di strumenti di verifica comparabili a quelli dei canali paid, è diventato la destinazione naturale di questa migrazione.

Il problema si amplifica quando si guardano le verticali più esposte. Nel settore del Gioco d’azzardo su Android, gli inserzionisti hanno pagato per quasi due installazioni false per ogni utente reale acquisito — un rapporto che rende qualsiasi analisi del costo di acquisizione non solo imprecisa, ma inversa rispetto alla realtà. Il caso più estremo è quello dei Social Media su iOS nel secondo trimestre del 2025: il Real Users Lift ha raggiunto il 275%, il che significa che per un intero trimestre tre installazioni su quattro erano false. Ogni metrica di crescita costruita su quei dati stava misurando qualcosa che non esisteva. Non si tratta di rumore statistico — si tratta di un segnale completamente sostituito da un artefatto.

C’è però una dinamica positiva che aiuta a contestualizzare il problema: la frode complessiva su iOS è scesa del 33% anno su anno, passando dal 17,5% nel primo trimestre del 2025 all’11,7% nel primo trimestre del 2026. Entro la fine del 2025, iOS era già sceso al di sotto del range del 14-15% tipico di Android. Il miglioramento nei canali paid è reale. Il paradosso, documentato nel report, è che il rilevamento è migliorato ovunque, ma i tassi di frode complessivi sono rimasti sostanzialmente invariati. La pressione non è diminuita — si è redistribuita verso i canali meno presidiati, primo tra tutti l’organico. La frode nei media di proprietà è aumentata del 221% anno su anno, passando dal 3,4% all’11%. Anche i canali che le aziende controllano direttamente non sono più sicuri.

Attribuzione sotto attacco

Per capire il meccanismo tecnico, bisogna partire da come funziona l’attribuzione mobile. Un MMP (Mobile Measurement Partner) come AppsFlyer riceve un postback quando avviene un’installazione, la confronta con i click registrati nelle finestre di attribuzione e assegna il credito al canale corrispondente. Se non c’è un click precedente riconducibile a una campagna, l’installazione finisce nel bucket organico. I self-reporting network — cioè le piattaforme come i grandi social che riportano i propri dati direttamente — hanno per definizione meno visibilità esterna rispetto alle affiliate network, dove ogni publisher è tracciato individualmente. Il divario nel rischio di frode tra canali affiliate e self-reporting network è arrivato a 36 volte: un moltiplicatore che spiega perché, man mano che i controlli sulle affiliate si stringono, il traffico fraudolento trova più conveniente simulare comportamenti organici o sfruttare i canali owned che bypassano il layer di verifica esterno.

Il risultato è un problema di segnale: l’organico era il ground truth implicito del sistema. Era il numero che diceva “questi utenti sarebbero arrivati comunque, senza spesa media”. Usarlo come benchmark per calcolare l’incrementalità delle campagne paid ha senso solo se quel numero è pulito. Quando il 52% delle frodi transita da quel canale, il benchmark diventa un’illusione.

Cosa cambia per chi costruisce

Se il punto di riferimento è falsato, ogni decisione basata su di esso è sbagliata — in modo sistematico, non casuale. I modelli di attribuzione last-click o multi-touch che usano l’organico come baseline per calcolare il lift incrementale delle campagne producono output distorti a monte. Non è un problema risolvibile aggiungendo un filtro antifrode sul canale paid: il problema è nella struttura del modello di misurazione. Forse è il momento di smettere di trattare l’organico come un dato di fatto e cominciare a misurarlo con la stessa diffidenza riservata a qualsiasi altro canale. L’attribuzione tradizionale non era già perfetta — adesso ha un buco nel fondamento.

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